
Silvio Berlusconi (Epa/Alessandro Di Meo)
Scrivo questa note all’alba del 13 novembre, in uno stato di malessere fisico per lo spettacolo di ieri, quando Silvio Berlusconi si è dimesso come aveva annunciato pochi giorni prima ed ha raggiunto il Quirinale fra ali di folla urlante e insultante.
I giornali e i siti web di tutto il mondo hanno subito dato la notizia, e i video, con enorme evidenza perché la popolarità e l’impopolarità dell’ex presidente del Consiglio italiano sono enormi. Purtroppo la caduta parlamentare (mancanza di voti per defezioni di deputati eletti nel suo partito) e costituzionale di quest’uomo è stata assimilata da un punto di vista mediatico alle disfatte di dittatori come Gheddafi, o come Mubarak, in una fase storica in cui in Italia ma anche nell’Occidente si registra un crescente malessere e malumore nei confronti della democrazia, come dimostra il movimento dei vari “indignados” dalla Spagna agli Stati Uniti, passando per le violenze di Roma.
Così, ad esempio, il fatto che martedì 8 novembre Berlusconi, caduto in Parlamento su un voto tecnico e non politico con cui il Parlamento ratificava il rendiconto dello Stato (ma che ha funzionato come un vero voto di sfiducia) abbia soltanto annunciato ma non firmato le dimissioni per consentire l’immediata approvazione della legge di Stabilità, è stato su quasi tutti i giornali stranieri e anche su molti giornali italiani presentato come un ennesimo trucco per cambiare le carte in tavola e restare al potere. La verità è che invece ritardando di pochi giorni l’apertura formale della crisi, Berlusconi ha tecnicamente permesso che la legge fosse approvata dal Parlamento come chiedeva il Presidente della Repubblica e come chiedevano (oggi usiamo questa espressione come se appartenesse alla normalità della politica) i mercati, le borse, gli speculatori, le agenzie di rating. Pochi ricordano infatti che quando iniziano le consultazioni e non si presenta un nuovo governo in Parlamento, le Camere sono “convocate a domicilio”, ovvero chiuse e non approvano leggi.
In questi giorni ho risposto alle domande di molti giornali stranieri che mi chiedevano se a mio parere non fosse finita per sempre la stagione del “berlusconismo”. Ho risposto quel che penso: non lo sappiamo. Sappiamo che è caduto l’ultimo governo di Silvio Berlusconi e che non ce ne saranno altri. Ma che sia finito il fenomeno politico del berlusconismo è improbabile perché Berlusconi è un fenomeno italiano in cui una larga parte degli italiani si è riconosciuta e, se dobbiamo stare ai sondaggi che danno il pdl intorno al 25 per cento (un italiano su quattro) ancora si riconosce.
Oggi tutti si concentrano sulla persona, l’uomo, la sua politica, le sue gaffes, i frammenti di video in cui SB viene ritratto mentre dà dell’ “abbronzato” a Barak Obama e poi, per ulteriore provocazione, anche a sua moglie Michelle. I “footages” che lo vedono dichiarare decine di volte che “è meglio andare con giovani donne che essere gay”, o che non ha senso gridargli di andarsene a casa se non si specifica quale, visto che ne ha più di venti, di case. O mentre provoca l’irritata reazione della regina Elisabetta che bofonchia “Ma che cos’ha quest’uomo da alzare la voce?”. Fino alle ultime immagini di Cannes che lo ritraggono isolato fra i grandi della Terra che parlano fra loro. L’antologia è gigantesca e Internet è la fiera che espone ogni frammento. Ma quasi nessuno, specialmente fra suoi nemici, si spinge a chiedersi quanto quest’uomo abbia incarnato e ancora incarni qualcosa che appartiene nel bene e nel male al popolo italiano e che ne ha determinato sia il successo che la caduta.
In tutti questi anni di berlusconismo e antiberlusconismo, mi sono chiesto che cosa ci fosse di anomalo e di specifico nella crisi italiana e non soltanto italiana. Oggi vedo la risposta: è l’estetica dell’etica. Mi spiego. Berlusconi ha commesso una serie sconcertante di violazioni di norme etiche ed estetiche – comportamenti che violano convenzioni e provocano imbarazzo – senza per questo violare la legge. Ha di sicuro protetto, in stato di conflitto di interessi, i propri interessi di uomo d’affari e proprietario di aziende. Ma non bisogna dimenticare che in Italia, diversamente da quel che accade in altri Paesi come gli Stati Uniti, il conflitto di interessi non era – al momento della discesa in campo – regolato da alcuna legge e cioè non era proibito in alcun modo. E, peggio ancora, nel quinquennio 1996-2001, sotto i governi di Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato, le sinistre al governo non vollero fare alcuna legge sul conflitto di interessi. Né la fece Prodi quando si trovò di nuovo al governo nel 2006 per due anni. Dunque, accusare Berlusconi di essere in conflitto di interessi è cosa priva di qualsiasi significato pratico, in mancanza di una legge che vieti o regoli la materia. Ma da un punto di vista etico ed estetico, dell’immagine, il suo conflitto di interessi è sempre stato usato come argomento politico esattamente da coloro che hanno avuto per anni e con la forza del potere e dei numeri il dovere di legiferare e non l’hanno fatto. Che cosa se ne dovrebbe concludere se non che gli avversari di Berlusconi hanno trovato più utile agitare uno spettro propagandistico che non scrivere la legge che avrebbe tolto di mezzo il problema e, forse, lo stesso Berlusconi? Tuttavia il conflitto di interessi, viene trattato come una enorme, inaccettabile violazione di codici di comportamento morali, quando invece bisognerebbe chiedere a Prodi, D’Alema e Amato chi o che cosa li trattenne nel corso di sette anni di loro governi dal regolare il conflitto di interessi.
Non voglio fare alcun paragone, neanche indiretto con il fascismo (cosa che invece viene ripetuta in molti spettacoli di satira in cui la politica e la storia vengono trattate in maniera spicciola), visto che SB è stato eletto per tre volte non consecutive, è stato sconfitto da Prodi nel 1996 e nel 2006, e mentre era al potere ha perso in modo disastroso le elezioni comunali di Milano, Napoli, Cagliari e altre grandi città, oltre ad aver perso i referendum. SB non può in alcun modo essere considerato un usurpatore, né di aver violato in alcun modo le regole della democrazia, come si è visto anche in questi giorni. Ma abbiamo visto anche migliaia di manifestanti dall’aria molto truce occupare lo spazio televisivo dei luoghi della politica – Palazzo Chigi sede del governo, via del Plebiscito sede della dimora privata e anche pubblica di SB, il piazzale antistante il Quirinale – e dar luogo a una manifestazione “di liberazione” per quella che viene presentata come la caduta del tiranno, con slogan da latrina e da osteria, che hanno fatto il giro del mondo. Anche qui viene da chiedersi: come mai un partito che a detta del suo segretario avrebbe appena reclutato un milione e mezzo di iscritti, non è stato in grado di mettere in piazza e nelle strade duecento persone in grado di testimoniare quella parte degli italiani che secondo i sondaggi si sentono ancora vicini a Silvio Berlusconi? Come mai – e ancora una volta – l’intera iniziativa mediatica, l’intero “apparire”, è stato sequestrato tutto da una sola parte, senza alcun contrasto, senza alcuna convinzione? Vorrei dire: dove erano le truppe di Alfano? Dove le pretese legioni di “Silvio c’è”?
Qui non si trattava di dar luogo a manifestazioni peroniste o contro-peroniste, ma di mostrare al mondo almeno la contraddittoria complessità della piazza italiana, che invece è apparsa monocorde e quelle immagini monocordi sono le stesse che oggi fanno la cronaca e domani costituiranno la memoria e dunque in definitiva faranno la storia. Questa finzione, questa carenza collettiva di buon gusto, decoro, coraggio, capacità di opporsi senza linciare, festeggiare senza scannare, di mantenere una posizione anche e specialmente nel momento della sconfitta, costituisce secondo me non “il” ma certamente “un” segmento specifico del carattere di noi italiani.
Ho sostenuto più volte, anche nei miei libri di fermissima critica a Berlusconi (“Guzzanti VS Berlusconi” e “Mignottocrazia”) che il presidente del Consiglio uscente ha fra le sue caratteristiche di successo quella di riprodurre una parte della personalità degli italiani, un po’ come faceva quel magnifico attore che fu Alberto Sordi, eroe partigiano e truffatore, medico della mutua e borghese piccolo piccolo, cialtrone e patriota di fronte al plotone d’esecuzione. Se Mussolini poté dire, in molte interviste con giornali stranieri, che non era lui ad aver inventato il fascismo, ma gli italiani ad aver inventato lui, Berlusconi – che non ha nulla a che fare con Mussolini – ha certamente dentro di sé una corda in sintonia con l’anima profonda di una larga parte del popolo italiano, mancando la quale non si spiegherebbero i suoi travolgenti successi popolari. Io sono rimasto più volte esterrefatto ascoltando centinaia di donne italiane intervistate per strada dalle diverse televisioni, schierarsi al suo fianco per le vicende sessuali della sua vita, vicende che sono diventate pubbliche e che sono uscite totalmente fuori da qualsiasi sfera privata.
Oggi vedo, vediamo tutti, il nuovo grottesco paradosso che si manifesta sulla scena politica: il professore e neo-senatore a vita Mario Monti si accinge a varare un governo che, dovendo prima di tutto attuare le direttive tassative emanate a Berlino e persino a Parigi, dovrà essere dal punto di vista economico di estrema destra. Un governo che dovrà varare misure enormemente impopolari – come mettere mano alla pensioni di lusso di molti italiani – e lo farà, a quanto sembra, potendo contare su una base parlamentare di sinistra. Gli uomini che rappresentano quella base parlamentare, in particolare i dirigenti del Partito democratico, sanno che il governo Monti sarà, come si diceva molti anni fa “nemico del popolo”.
Sì, certo, per dare un esempio falcidierà le caste, farà strage degli stipendi e delle auto blu della politica, ma in definitiva dovrà metter fine a una storica stagione di lussi sociali della società italiana dove per oltre mezzo secolo è stato vietato licenziare nel pubblico ma anche nel privato, promettendo costosi “scivoli” a intere categorie e fasce d’età, ciò che ha ingessato l’economia, creato sacche di privilegi e di zone di evasione fiscale a suo modo virtuosa (“Se dovessi pagare le tasse dovrei chiudere l’azienda e mettere i dipendenti sul lastrico”, dicono molti imprenditori veneti e non siciliani), tollerato come una triste necessità,una economia parallela del riciclaggio e della operosa criminalità organizzata che forma il reddito in nero di intere regioni meridionali. Davvero Monti riuscirà a sanare con lacrime e sangue la struttura profonda e viziosa di una parte importante dell’Italia? Ne dubitiamo. Quel che farà, nelle strette dei tempi imposti e delle cifre quotidiane dei mercati, sarà di spremere la base imponibile del Paese e fare cassa senza poter fare le riforme strutturali che soltanto un governo politico eletto e con larga base popolare potrebbe fare.
Dunque, si può dire che Monti va al governo con un programma alla destra della destra del berlusconismo, ma portato in trionfo dalla sinistra della sinistra dell’antiberlusconismo come il 25 Aprile della caduta di un regime. Anzi, di sicuro il 12 novembre sarà ricordato d’ora in poi come la fausta data della caduta di un infausto evento, il berlusconismo, come se quell’evento non fosse stato voluto e determinato, secondo le strette regole del gioco democratico, dagli italiani stessi. La furia, la foga di queste rappresentazioni teatrali ed emotive, sembrano sempre le stesse: se l’esposizione dei cadaveri di Mussolini, della povera Petacci e degli altri gerarchi appesi a testa in giù in una stazione di servizio poteva ancora far parte dei tempi insanguinati e mostruosi di una guerra (nella stessa stazione di servizio erano stati esposti poche ore prima i cadaveri di patrioti fucilati), la cagnara notturna di Roma segnata da nobili cori che intonavano slogan come “Berlusconi vaffanculo” sta in linea con le monetine davanti all’hotel Raphael di Bettino Craxi e altre nobili imprese di furia popolare in cui la vecchia jacquerie si è tecnologizzata e i manifestanti si sentono analoghi e omologhi agli egiziani di piazza Tahir, o ai libici della Sirte o di Bengasi.
Mentre ciò accade, il sindaco di Torino Piero Fassino, alto dirigente del suo partito, avverte che non appoggerà mai le riforme di Monti e la vetusta ma sempre buona espressione “macelleria sociale” guadagna punti sul tabellone. Noi speriamo che il professor Monti, insigne tecnico e uomo di eccellenti maniere, sappia valutare il quadro politico in cui va a lavorare. Dunque, gli facciamo i nostri sinceri auguri. Ma lo invitiamo a ricordare che la folla italiana è di temperamento volubile e adora ardere al rogo, sia pure mediatico, coloro che aveva scelto o finto di scegliere come propri idoli.
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- Domenica 13 Novembre 2011

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Commenti
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Il 13 Novembre 2011 alle 17:48 waltergoz ha scritto:
Caro Paolo Guzzanti, nei salotti buoni forse non hai sentito il malumore che da mesi era diffuso fra la gente comune per il comportamento di Silvio Berlusconi, dovuto alla sua poco edificabile vita privata. In altri stati ci sono le dimissioni immediate per molto meno. Perchè non si è dimesso subito? Ci prendevano in giro in tutto il mondo!! Non puoi pretendere che ci siano elettori che lo vadano a difendere dopo quello che ha fatto. Per quanto riguarda le percentuali statistiche ti prego non nominarle più, è finita l’era di berlusconi dove ogni giorno usciva una statistica risultata poi poco attendibile. Il popolo di centro destra sarà anche del 50% ma non sarà più appannaggio di Berlusconi ma di altre persone più spendibili in campo nazionale e internazionale. In ogni caso la politica deve tener conto delle lobby e di tutti i poteri occulti, non sarà mai libera, qualsiasi maggioranza andrà al potere.
Il 13 Novembre 2011 alle 18:32 nhico ha scritto:
Corsi e ricorsi storici. Con l’economista Carlo Azeglio Ciampi, già governatore di Banca d’Italia, Presidente del consiglio dei ministri, lo Stato si arrende alla mafia. Con l’economista Mario Monti, fresco senatore a vita e prossimo Presidente del consiglio dei ministri, l’Italia si mette al servizio della Goldman Sachs. Ora come allora, a volere i due economisti a Palazzo Chigi sono stati e sono i figli del fu Pci. Con due strappi alla democrazia. La clac in strada è polvere negli occhi, per non far pensare a quella e a questa sospensione della democrazia, appunto. Napolitano, dunque, non più notaio e custode fedele della Carta costituzionale, ma demiurgo. In nome di una eccezionalità che poteva essere affrontata e risolta in molti modi diversi. Per esempio, cominciare a tifare Italia. Invece di paragonarla alla Grecia e di denigrarla come a sinistra tutti hanno fatto. Già, hanno fatto. Perché da domani tra Atene e Roma la distanza tornerà ad essere quella reale: abissale. Parola di Bersani e Bindi.
Il 13 Novembre 2011 alle 19:28 La sinistra festeggia le dimissioni di Berlusconi e appoggerà un governo di estrema destra | Editori Online ha scritto:
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Il 13 Novembre 2011 alle 19:30 mimmomalagnino ha scritto:
Un vero e bello articolo il suo,sig. Guzzanti che dice la vera verità! Siamo proprio sicuri che nei salotti buoni c’era un diffuso malumore? Lei li ha frequentati,vero? Per fare simili affermazioni li ha frequentati! Certo è che Scilipoti ha fatto una dichiarazione molto condivisibile,purtroppo prematuramente interrotta!Condivido quanto dice “nhico” con C.A.Ciampi che si arrese alla mafia! Poi Conso.ex ministro di grazia e giustizia si addossò la totale responsabilità con dichiarazioni fasulle : fosse stato Berlusconi al governo all’epoca delle stragi……che cactus avrebbero detto i Bersani, i Franceschini, i DiPietro,le Bindi, i etc.etc? Avrebbero avuto alle loro spalle la clac cialtrona dell’altra sera!E adesso mister Monti, chiamato come salvatore della patria,come eroe!! Grandi aspettative che forse assomigliano a quelle diffuse in occasione dell’elezione di Obama in U.S.A. : spero solo che ci sia una diversa evoluzione! E sperando che la sinistra la smetta di denigrare l’ITALIA : fanno venire il voltastomaco! Adesso saranno impegnati a trovare un altro centro di interesse,visto che Berlusconi li ha mandati a quel paese! Auguri ITALIA!
Il 13 Novembre 2011 alle 23:44 cantastorione ha scritto:
….credo che negli ultimi tre anni i signori dell’opposizione si sono fatti il sangue marcio e si sono spappolati il fegato…… bene, lo ricorderanno come un momento di relax, in confronto a quanto dovranno fare ora, buon viso a cattivo gioco… .. vi auguro di resistere, resistere, resistere!!!! (…tanto siete abituati, avete fatto tutti e quanti la resistenza!!)
Il 1 Dicembre 2011 alle 10:53 andradragomiroiu ha scritto:
Component activities of organized crime, have a character secret and well organized, of which case made a social impact very negative, in many states he constituting “cancer perfidious” which weakens the power society, threaten the integrity of government, cause increase taxes which adds the price of goods, endanger safety and jobs of citizens, cause damage businesses are in competition, control by force of moneyunions,finally achieving a strong influence in the sphere of economy, social and especially political.
Romania is a mafia state with not working administration governed by organized crime.
Human trafficking in Romania is a state policy and a modern retail which feed corruption and organized crime. Organized crime is constantly looking for legitimate business that could be used as a cover.
According to data held by the Italian authorities in Roma: 85% of prostitutes in Rome are romanian woman. In Milano: eight of ten prostitutes which practice “job” in Milano are romanian woman including Ioana Visan, Berlusconi’s hooker from Curtea de Arges (Curtea de Arges, pimps factory from Romania, manager: local corrupt police). Behind such companies, actually hiding network specializing in recruitment of girls who end up prostitute.
These companies are used as a mask, to support illegal activities, to wash the money, but also because leaders mobs to be seen as successful entrepreneurs.
Besides these companies, strongly related with them, in the town of Curtea de Arges-Romania exist more mafia groups(indestructible mafia groups because even the police are headed) which with the complicity of local taxi drivers, recruit, transport, and place girls to practice prostitution, girls which later are trafficked external in Italy by prostitution networks from Curtea de Arges
…in Denmark, Romania is the country with the most prostitutes and according to Europol, Eurojust, The Times, CNN, the first exporter of prostitution in Europe is Romania.
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