L’alluvione di Genova: prevenzione Burla-NDO

L’alluvione di Genova: Prevenzione Burla-NDO

Secondo calcoli accurati, negli ultimi vent’anni per rifare Genova sarebbero arrivati 2,2 miliardi di finanziamenti pubblici. Una montagna di soldi che, convertita in monete da 1 euro impilate le une sulle altre, sarebbe alta poco più di 5 mila chilometri: la distanza tra Roma e Capo Nord. Denari che, però, non sono stati utilizzati per completare il canale scolmatore del torrente Ferreggiano, quello che venerdì 4 novembre è esondato e ha causato sei vittime. Venne iniziato negli anni Novanta, e, al prezzo di 25 milioni di euro, avrebbe dovuto deviare e scaricare a mare le acque del rivo impazzito. Doveva essere lungo 3,5 chilometri, ne fu scavato un terzo. Oggi, fra i politici in lutto delle istituzioni genovesi, il termine scolmatore è un mantra, la panacea per i mali di una città che uno sfavorevole cocktail climatico flagella ogni anno con piogge quasi monsoniche.

Il presidente della regione Claudio Burlando, commissario delegato della Protezione civile al Ferreggiano, la vicenda del canale incompiuto la conosce bene. Si potrebbe dire che la sua storia e quella del torrente siano intrecciate. Innanzitutto perché vicino a quegli argini è cresciuto e ha iniziato a fare politica, prima di trasferirsi in una zona più elegante. Nei luoghi della giovinezza il governatore è tornato nei mesi scorsi, proprio per tagliare il nastro dell’unico vero intervento di messa in sicurezza effettuato sul Ferreggiano negli ultimi anni. Soldi e progetto sono arrivati però grazie a Guido Bertolaso, l’ex responsabile della Protezione civile che aveva ben compreso la minaccia di quella bomba d’acqua tra le case.

Ora Burlando lamenta che mancano i fondi per completare i lavori e che da Roma arrivano solo tagli. Il classico «piove, governo ladro». Il responsabile del dipartimento regionale dei lavori pubblici e dell’edilizia, l’architetto Gian Poggi, ha fatto i conti: «Servirebbero almeno 50-100 milioni per realizzare lo scolmatore». Mentre l’ultima alluvione ha causato, si stima, tra i 130 e i 160 milioni di danni.

Burlando negli ultimi trent’anni è stato assessore, vicesindaco, sindaco e presidente della regione, con una parentesi a Roma al ministero dei Trasporti. Sa che i 50 miliardi di lire per realizzare l’opera erano stati trovati e sa perfettamente come sia andata a finire. A Panorama lo ricorda Roberto Timossi, vecchio assessore socialista, membro della giunta di pentapartito che avviò il progetto: «In comune spostammo 30 miliardi di lire da altre opere sul progetto del Ferreggiano. Purtroppo nel 1992, in piena Tangentopoli, io, un altro assessore e diversi tecnici venimmo indagati per abuso d’ufficio e falso ideologico».

Nel frattempo Burlando era diventato sindaco. Secondo i pubblici ministeri, il progetto non esisteva e i fondi affidati senza gara d’appalto nascondevano un giro di mazzette. Timossi, però, nel 2004 è stato assolto dalle accuse del 1992 perché «il fatto non sussiste». E i lavori, che erano stati interrotti nel 1993 per mancanza di finanziamenti, non sono mai ripresi; anche perché il progetto, una quindicina di anni fa, venne archiviato dalla giunta del sindaco ed ex giudice Adriano Sansa.

Gli ambientalisti e diversi amministratori brindarono al naufragio dell’opera, considerata da molti «inutile». E Burlando? Inizialmente contrario al tunnel, come il suo Partito comunista, quando divenne vicesindaco e poi sindaco cambiò parere. Purtroppo per lui, venne arrestato per un’altra opera: un sottopasso troppo basso, che faceva acqua. Pur essendo cinque volte più corto dello scolmatore, era costato molto di più. Dopo quattro anni anche Burlando venne assolto. Ma ormai il primo tratto del by-pass del Ferreggiano era diventato una tana per topi nelle viscere della città.

Un destino che stride con il fatto che negli ultimi quattro lustri, un’era politica che Burlando in Liguria ha vissuto da protagonista, a Genova siano arrivati centinaia di milioni di euro di finanziamenti per opere pubbliche da costruire in occasione dei Mondiali di calcio, delle Colombiadi, del G8 e di Genova capitale della cultura nel 2004.

La prima pioggia di miliardi di lire (circa 1.800) cadde nel 1992 in occasione del cinquecentenario della scoperta dell’America per il rifacimento del porto antico e altri lavori. Un’ultima tranche, da 90 milioni di euro, è arrivata in regione pochi anni fa. Nel 2001, per il vertice dei grandi del mondo, il governo affidò a una commissione speciale 120 miliardi di lire. Tra le varie spese, 10 miliardi vennero usati per rendere quadrata la rotonda piazza De Ferrari, altri 6 miliardi servirono per piantare palme all’aeroporto e aiuole in piazza Corvetto.

La responsabile degli eventi collaterali del G8, Isabella De Martini, denunciò una serie di sprechi in procura, ma il fascicolo venne archiviato. Nel 2004 un altro fiume di soldi confluì a Genova: «Duecentoventi milioni di euro per le sole opere pubbliche» calcola l’ingegnere Davide Viziano, ex presidente della società di gestione degli eventi di Genova 2004. Viziano ama i numeri e assicura che in 15 anni a Genova sarebbero arrivati 2,2 miliardi di euro di finanziamenti per fare il maquillage alla città, senza contare la metropolitana (solo l’ultimo lotto vale 200 milioni di euro): «Una cifra astronomica, che portò qui una commissione di tecnici del ministero dei Lavori pubblici francese per studiare i meccanismi anche burocratici per spendere così tanti soldi in un tempo relativamente breve» conclude Viziano.

«Gli unici finanziamenti per provare a risolvere il problema del dissesto idrogeologico li ha stanziati il governo di centrodestra» rivendica l’ex presidente forzista della regione, Sandro Biasotti. «Insistendo con il ministro Pietro Lunardi ottenni i soldi per sistemare un importante tratto del Bisagno (un altro torrente di cui il Ferreggiano è affluente, ndr)». Una sessantina di milioni per un primo intervento e altrettanti per un secondo lotto in fase di esecuzione.

Capogruppo del Pdl al Parlamento europeo, Mario Mauro, dopo le alluvioni dell’anno scorso, ha cercato di capire quanti soldi abbia ottenuto da Bruxelles la Regione Liguria di Burlando per arginare i suoi problemi con l’acqua. La Commissione ha risposto nel dicembre scorso, informando il deputato che nel programma 2007-2013 di sviluppo urbano alla Liguria erano stati destinati 122 milioni di euro, 17 dei quali, nei piani degli amministratori locali, dovevano servire per la prevenzione idrogeologica. «Ma al 31 agosto 2010, ben due anni dopo l’erogazione dei fondi, in Liguria ne avevano investito solo il 7 per cento» sottolinea Mauro. Interpellata da Panorama, l’agenzia regionale incaricata di gestire i fondi europei non ha aggiornato il dato.

La combattiva consigliera regionale del Pdl Raffaella Della Bianca, ingegnere, dichiara: «Si preferisce investire in opere visibili, che garantiscono consensi. Pulire fogne e fiumi non porta voti».

Della Bianca sfoglia il bilancio di previsione del 2011 e annota che alla voce «difesa del suolo e tutela delle risorse idriche» si passa dai 6,4 milioni di investimenti del 2010 al milione 600 mila euro di quest’anno. Un altro capitolo sensibile, «protezione civile, sicurezza ed emergenza», già all’osso (1,6 milioni di euro), è dimagrito di 400 mila euro. Ma il tasto più dolente è un altro: «Nel 2011 per gli “interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico” lo stanziamento è di zero euro».

In altri settori, invece, le uscite aumentano: «Per esempio ci sono a bilancio 300 mila euro di nuove spese per l’ufficio di relazione con il pubblico e sono cresciuti i compensi per le segreterie politiche degli assessori (574 mila euro)» aggiunge Della Bianca. Per non parlare della neonata e contestata Società Liguria infrastrutture (700 mila euro per la sola costituzione) o dei 544 mila euro destinati al progetto «Amazzonia solidale».

In Liguria anche il tempo libero merita molte migliaia di euro, magari per sponsorizzare la partita magistrati-insegnanti, la «gara ciclistica Fantozzi» o il trofeo golfistico «Un dentista per amico». «Ma il vero buco è la sanità» conclude Della Bianca. «Recentemente ho denunciato alla Corte dei conti che gli stipendi dei dirigenti sanitari liguri non sono stati decurtati, come invece previsto dalla Legge finanziaria del 2008». Intanto il Ferreggiano può scorrere nelle strade.

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