
di Claudio Cerasa
Governo tecnico o non governo tecnico? Mario Monti o non Mario Monti? Ribaltone o non ribaltone? Elezioni o non elezioni? E poi: 36 oppure 60? Fra le tante delicate questioni che nei prossimi mesi dovranno affrontare i massimi dirigenti del Pd ce n’è una importante, che da tempo vive sottotraccia all’interno del dibattito quotidiano del maggior partito d’opposizione, e che una volta chiarito il destino di questa movimentata legislatura il segretario del Pd sarà costretto ad affrontare con molta attenzione.
La questione potremmo sintetizzarla con sette parole: la carta d’identità di Matteo Renzi. Capita ormai da diversi mesi, infatti, che tra una polemica e l’altra, un battibecco e un altro e una manifestazione e l’altra, alla fine dei conti il vero succo dello scontro fra il leader del Pd e il suo più temibile concorrente riguardi non tanto la differenza di vedute sulle alleanze o sulla politica economica, bensì lo scarto generazionale tra i due ragazzacci del Pd: tra i 36 anni di Renzi e i 60 anni di Bersani.
Se all’inizio della sfida tra il sindaco e il segretario il senso del duello poteva essere sintetizzato dalla semplice parola rottamazione, oggi le cose sono diventate più complesse. E la verità è che dietro quella carta d’identità, brandita come fosse una sciabola dal sindaco di Firenze, si nascondono degli elementi di riflessione che non possono esaurirsi con il concetto «io sono più giovane di te e dunque è arrivato il momento che tu, più anziano di me, ti faccia rapidamente da parte».
Nella nuova strategia adottata dal sindaco per provare le vette del centrosinistra, la carta d’identità è infatti lo specchio non della richiesta di un salto generazionale, ma di una precisa tattica scelta da Renzi per connettere il suo Pd con un mondo che ancora non riesce a trovare una degna rappresentazione all’interno dell’universo del centrosinistra. «Bisogna allargare il Pd» continua a ripetere il sindaco «e dobbiamo lanciarci con coraggio nelle praterie che incontreremo nei prossimi mesi».
Al contrario però di quello che si potrebbe credere, quando Renzi parla della necessità di allargare il Pd non si riferisce soltanto all’idea di accogliere quel famoso elettorato moderato che negli ultimi tempi sembra avere avuto difficoltà a riconoscersi all’interno del partito. Il vero senso dell’allargamento studiato dal sindaco rottamatore si riferisce più che altro alla voglia di sintonizzare il Pd con la generazione di quei ragazzi nati (come Renzi) tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta: ragazzi cresciuti senza avere mai dovuto fare troppo i conti con le peripezie della Prima repubblica, senza avere mai trovato sulla propria scheda elettorale i simboli del Pci e della Dc, senza avere mai avuto a che fare con i riti della politica novecentesca. «La nostra grande sfida» dice spesso il sindaco di Firenze al suo staff «è quella di dimostrare agli elettori che il Pd può davvero uscire dal Novecento e rappresentare in modo compiuto tutti i figli degli anni Ottanta».
Naturalmente Renzi aveva messo in conto che la strategia della carta d’identità avrebbe avuto l’effetto di stimolare fra i suoi compagni di partito inevitabili reazioni di dissenso, il sindaco non si è dunque sorpreso di essere stato accusato dagli antirenziani di essere troppo giovane, troppo immaturo, troppo poco esperto , troppo superficiale e in altre parole semplicemente non ancora del tutto affidabile. «Le idee di Renzi» ha detto pochi giorni prima del big bang renziano di fine ottobre uno dei principi dell’antirenzismo del Pd, Stefano Fassina «sono frutto soltanto di un mix tra antipolitica e giovanilismo a volontà».
Su questo tema, però, le critiche a Renzi fanno lo stesso effetto dei fischi ricevuti sabato 5 novembre nella manifestazione romana di piazza San Giovanni: il sindaco ascolta, si dispiace, però non arretra dal principio della sua idea. Ovvero, costi quel che costi, provare ad allargare il Pd alle nuove generazioni. Un’idea che Renzi ha avuto la possibilità di vedere realizzata nel corso di quelle famose primarie vinte nel capoluogo toscano nel febbraio di due anni fa, quando Renzi, dopo avere conquistato la candidatura per correre a Palazzo Vecchio, andò a spulciare tra i dati dei gazebo e scoprì tre numeri che lo impressionarono. Primo numero: 52 (la percentuale di voti arrivati da under quarantenni sul totale dei voti ottenuti alle primarie); secondo numero: 15 (quota di voti arrivati da under 25 sul totale degli elettori che non avevano mai votato prima di votare Renzi alle primarie); terzo numero: 43 (percentuale dei trentenni che avevano scelto Renzi tra tutti i candidati presenti alle primarie).
«I giovani non scalciano, non si fanno strada con la logica del va’ via tu che vengo io perché sono più giovane» ha sibilato Bersani durante la tre giorni della Leopolda. Al segretario Renzi ha risposto facendo notare che solo gli asini scalciano, e che lui tutto si sente tranne che un asino.
Battute a parte, Renzi magari non starà scalciando, ma è difficile non ammettere che da qualche tempo a questa parte ha cominciato a utilizzare la sua carta d’identità per raggiungere un obiettivo che ormai sembra essere evidente. Che non è quello di dimostrare a tutti di essere l’enfant prodige del centrosinistra, ovvio, ma che è quello di dimostrare di avere i numeri giusti per poter essere, prima ancora che il leader del suo schieramento, il leader di una nuova generazione di democratici italiani: quelli degli anni Ottanta, quelli che insomma da tempo aspettano l’occasione giusta per mettere da parte questo Novecento bersaniano.
- Lunedì 14 Novembre 2011
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Il 14 Novembre 2011 alle 15:17 Notizie e Cronaca : Matteo Renzi: quanta fatica farsi spazio tra i vecchi di sinistra ha scritto:
[...] Italia Pubblicato: 14 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]
Il 14 Novembre 2011 alle 16:19 Matteo Renzi: quanta fatica farsi spazio tra i vecchi di sinistra | Editori Online ha scritto:
[...] Matteo Renzi: quanta fatica farsi spazio tra i vecchi di sinistra Posted in Stampa Tagged headlines, mario-monti, matteo-renzi, palazzo-vecchio, panorama in [...]
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