Dalle quote alle aliquote rosa del prof. Monti: siamo donne o panda?

Il presidente del Consiglio Mario Monti (s) con il neo ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri (D) durante il suo discorso prima delle dichiarazioni di voto al Senato, il 17 novembre 2011, Roma. ANSA/CLAUDIO PERI

Il presidente del Consiglio Mario Monti (s) con il neo ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri (D) durante il suo discorso prima delle dichiarazioni di voto al Senato, il 17 novembre 2011, Roma. ANSA/CLAUDIO PERI

Annalisa Chiricodi Annalisa Chirico

A quando i posti riservati sugli autobus? Accanto a quelli per anziani e invalidi, le vedo già le seggioline rosa. “Prego, lei è una donna, si sieda”. “No, io voglio stare qui, grazie. Non voglio sedermi”. “Prego, si sieda. Lo vede? Lei deve sedersi. La seggiolina è rosa. Deve sedersi lì”.

No, io-non-voglio-sedermi-lì. Ma che cosa siamo diventati? Una torta a spicchi rosa e blu?
Dapprima le quote rosa per far contenta la Carfagna, che, almeno fino alla prossima legislatura, non dovrà più “amministrare” le nostre (pari) opportunità. Lei paladina indefessa delle quote rosa. Altruista. Poi si è abbattuto il grande movimento di popolo “Se non ora quando”; il movimento che avrebbe occupato dieci, cento, mille piazze e fatto dieci, cento, mille proposte all’insegna di un maggior intervento statale, gonne più lunghe e censura sulla pubblicità. Per nostra fortuna, così non è stato. Ora però ci si mette pure Mario Monti.
Il neopresidente del Consiglio, designato dall’Europa e dai mercati a sostituire una classe politica incapace, fa un discorso impeccabile ispirato a quel riformismo liberale magistralmente declinato con un impeccabile aplomb inglese. Espressioni come “governance” e “spending review” finalmente pronunciate come dio comanda. Non come lo “spread” divenuto “sprid” (ascolta qui) per bocca dell’europarlamentare Idv Sonia Alfano ai microfoni de La Zanzara su Radio24.
A un certo punto, l’armonia dei suoni italo-anglofoni è bruscamente interrotta. Ho sentito bene? Ma che dice? “Questione indifferibile”, a detta del premier, è “assicurare la piena intrusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa, ma anche sociale e civile del Paese”. Ma che intende dire? No, non è possibile. Un altro fan delle quote rosa. A rincarare la dose, nel giro di trenta secondi, toh la bestemmia da parte dell’uomo che spicca per sobrietà. Le ali-quote rosa. Il premier ritiene necessario “studiare l’opportunità di una tassazione preferenziale per le donne”. No, non posso aver sentito bene. Mando indietro il video. Sì, ha detto proprio così.
Ora, il volto della ruspante Ministra Anna Maria Cancellieri al suo fianco spiega bene l’assurdità di questa proposta. Appena il professore tocca il tasto “rosa”, la Cancellieri aguzza le orecchie. E’ un climax, un crescendo fino all’esplosione finale. Con tanto di applauso e, dal labiale, qualcosa come: “Eh, sì, questa mi piace proprio”. La Cancellieri appare divertita. Del resto, lei è l’esempio di come le quote rosa non servano (oltre ad essere dannose di per sé). Se mai introdotte, le aliquote rosa avrebbero un unico inevitabile effetto: discriminazione, privilegio e rendita. In una parola, ingiustizia sociale.
Capisco, che nel Paese, che ha eretto la concertazione a metodo ordinario di (non)governo, possa suonare strano sentire che il sesso, al pari dell’età, non è una patente di merito. La logica delle (ali)quote l’una contro l’altra armata, francamente, è degradante innanzitutto per noi donne. Perché dovremmo essere privilegiate nell’esazione fiscale? Che razza di idea abbiamo del nostro Paese? Una torta a spicchi rosa e blu?
Oggi il problema vero è che la torta non cresce, e Monti lo sa bene. Una guerra tra poveri non serve a nessuno. Non mendichiamo privilegi, ma vogliamo riforme. Parliamo di contratti di lavoro, pensioni e asili nido (quelli sì che servono!). Le aliquote, Presidente, vanno sì abbassate, ma per tutti. Solo la crescita crea ricchezza e opportunità per chi sa coglierle. Uomo o donna che sia.
La Cancellieri le opportunità ha saputo coglierle. Come lei, tante donne italiane, che sudano per riuscire. Senza aiutini di stato, senza posti riservati sugli autobus. Su quell’autobus, Presidente, saliamo con le nostre gambe. E il posto vogliamo scegliercelo noi. La gara è libertà.

Commenti

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Il 18 Novembre 2011 alle 14:32 indigesto ha scritto:

Non posso trattenermi..Brava!!
Le donne non hanno bisogno di (ventilati) privilegi.
Già l’esser donna è un privilegio, ma non elargito dagli uomini, se non per la loro naturale capacità di attrarli, ma dall’umanità tutta.

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