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Appalti gonfiati, fondi neri utilizzati per versare le tangenti, nomine pilotate. È una storia di straordinaria corruzione quella che sta emergendo dalla lettura dei verbali di interrogatorio del consulente Finmeccanica Lorenzo Cola e l’imprenditore Tommaso DiLernia, che, dopo essere finiti in carcere, hanno cominciato a collaborare con i Pm romani titolari dell’inchiesta. Una complessa rete di corruzione e spartizione delle cariche di cui beneficiavano, secondo l’accusa, manager, politici tutti i partiti (Lega compresa), con Udc, An e Forza Italia-PdL che facevano la parte del leone.
A essere chiamati in causa dalle due gole profonde sono Pierferdinando Casini, il segretario Udc Lorenzo Cesa, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, beneficiari, secondo l’accusa, di finanziamenti illeciti anche attraverso una serie di società di comodo dove transitavano le tangenti realizzate grazie a commesse gonfiate fino al 60%. Ma ci sono altri nomi, come l’ex ministro Altero Matteoli, che sarebbe riuscito a vendere un ramo di azienda di Optimatica (a lui riconducibile) a Enav per una cifra spropositata, 15 milioni di euro, in cambio della conferma (grazie anche ai benefici di Marco Milanese, ex consulente di Giulio Tremonti) di Puglisi ad amministratore delegato di Enav. O come Marco Follini, ex vicepremier del governo Berlusconi e attuale vicepresidente Pd, anche lui - secondo l’accusa - beneficiario di lavori sovrafatturati a società a lui riconducibili.
Personaggi chiave dell’inchiesta sono anche Pierfrancesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica, e sua moglia Marina Grossi (Selex), secondo i Pm perfettamente consapevoli e anche beneficiari della vasta rete di corruzione, nomine pilotate e appalti gonfiati messa in piedi dal sistema Finmeccanica. Guarguaglini nega, come tutti i politici coinvolti, tra cui anche l’ex ministro Ignazio La Russa, che annunciano querele («chi ci accusa non è un santo», dice Casini). Nega di aver mai creato fondi neri, di aver versato soldi ai partiti, di aver gonfiato le fatture. E nega che il grande accusatore Cola sia stato il suo braccio destro come riportato alla stampa. «Questo Ielo pensa di fare il milanese ma a Roma le cose si fanno alla romana. O si calma o la calmano» diceva in un’intercettazione ambientale il responsabile della security di Enav. Non lo hanno calmato. Ora quest’inchiesta rischia di terremotare tutta la politica nazionale. Facendo emergere quella che Ielo ha definito un sistema di «corruzione sistemica» che potrebbe rivelare ancora parecchie sorprese e coinvolegere altri nomi eccellenti.
- Martedì 22 Novembre 2011

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Il 23 Novembre 2011 alle 9:40 Inchiesta Enav-Finmeccanica: i nomi dei politici coinvolti | Notizie Più ha scritto:
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