
Lo striscione dei militanti di Lotta Studentesca di fronte al liceo scientifico Cavour di Roma (Ansa)
È una polemica a scoppio ritardato quella che in questi giorni sta montando intorno al caso di Giovanni Scattone, l’assassino di Marta Russo, già da settembre supplente di storia e filosofia proprio nel liceo frequentato dalla ragazza. Scattone era stato condannato nel 2003 in via definitiva per omicidio colposo a 5 anni e 4 mesi già scontati, (a Salvatore Ferraro, per favoreggiamento, furono comminati 4 anni e 2 mesi) per aver ucciso nel ‘1997 la studentessa sparando da una finestra della Sapienza d Roma. Nonostante siano già 7 anni che l’ex assistente universitario di filosofia del diritto insegna nelle scuole superiori della Capitale – finora ne ha girate una decina – è infatti solo con il suo arrivo al liceo Cavour che le acque hanno iniziato ad agitarsi. Probabilmente perché essendo stata questa la scuola che Marta ha frequentato per tre anni, la presenza oggi del suo assassino tra il corpo insegnanti, ad alcuni appare come un enorme affronto.
A inziare dai genitori della vittima, Aureliana e Donato Russo, e dai giovani di Lotta studentesca, lista di destra presente nell’istituto, che oggi hanno appeso uno striscione davanti all’ingresso con su scritto “Scattone assassino”. Senza entrare nel merito del motivo per cui la Cassazione ha cancellato da subito la pena dell’interdizione dai pubblici uffici voluta dai giudici di primo e secondo grado, per Francesco Santarelli, responsabile romano di Lotta studentesca, la presenza di Scattone nella scuola di Marta, chiamato tra l’altro per sostituire un professore arrestato la scorsa estate per molestie contro studentesse e colleghe durante gli esami di maturità, è assolutamente inopportuno.
Perché Scattone non può insegnare?
Secondo noi lui ha diritto di lavorare perché comunque ha scontato la pena e ha pagato il suo debito con la giustizia, quello che troviamo aberrante è che venga proposto come modello di educatore una persona che ha sparato nel mucchio di alcuni studenti universitari per provare una pistola.
Un lavoro sì ma nella scuola no?
Esatto. La scuola è sempre utilizzata come un ammortizzatore sociale per persone improponibili come classe insegnante. Questo di Scattone è l’ennesimo caso. Per noi gli insegnanti dovrebbero rappresentare una sorta di elite che educa i figli all’interno delle nostre scuole.
Molti studenti e genitori però sostengono che Scattone sia un bravo insegnante.
Un conto è la qualità tecnica di una persona, un altro quella umana. Noi pensiamo che un insegnante debba essere bravo tecnicamente ma anche un modello a cui i ragazzi possano guardare. La scuola in parte sostituisce l’educazione che si riceve dentro casa e se io fossi un genitore mi chiederei perché un assassino debba essere il mio alter ego nell’educazione di mio figlio.
- Martedì 29 Novembre 2011
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Il 29 Novembre 2011 alle 18:20 Caso Scattone: la protesta dei giovani militanti di destra | Editori Online ha scritto:
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