
Il Procuratore di Milano, Ilda Bocassini, sta guidando l'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta tra politicie magistrati. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Raffaella Fanelli
Si cercano le talpe che al Tribunale di Catanzaro e in quello di Milano hanno “lavorato” per Vincenzo Giglio, il giudice di Reggio Calabria arrestato ieri nell’ambito di un’operazione sulla ‘ndrangheta condotta dalla procura di Milano. Talpe che avrebbero fornito informazioni al magistrato, poi riportate da quest’ultimo alla famiglia Valle-Lampada. L’inchiesta milanese ha portato in carcere 10 persone tra cui, oltre al giudice Giglio e al boss Giulio Lampada, il consigliere regionale Pdl della Calabria Francesco Morelli - ex An sostenuto in campagna elettorale dal sindaco di Roma Gianni Alemanno - e un medico, Vincenzo Giglio, omonimo e cugino del giudice arrestato, che il 10 marzo 2010 si presentò a Reggio Calabria, dal responsabile del servizio segreto Aisi per scoprire se c’erano indagini sui Lampada, indagato anche un altro cugino del giudice, l’avvocato Mario Giglio e il maresciallo della guardia di Finanza Luigi Mongelli, arrestato per corruzione. Un’indagine che è partita da Reggio Calabria ed è poi arrivata a Milano questo perché la ‘ndrangheta ha ormai invaso l’intero territorio nazionale come ci spiega Vincenzo Macrì, già sostituto procuratore nazionale antimafia da sempre in prima linea nei confronti della ‘ndrangheta calabrese.
VINCENZO MACRì: IL NUOVO VOLTO DELLA NDRANGHETA
Ascolta l’audio intervista a Vincenzo Macrì
I Valle e i Lampada puntavano alla concessione dei Monopoli per le macchinette da gioco. E il consigliere calabrese Francesco Morelli è accusato di aver incassato 50 mila euro in contanti da Giulio Lampada per aiutare il boss a entrare tra i concessionari nazionali dei videogiochi. Mentre il giudice Vincenzo Giglio avrebbe ottenuto dal politico del Pdl una promozione per la moglie Alessandra Sarlo, nominata commissario straordinario dell’Asl di Vibo Valentia. Indagato per corruzione giudiziaria ma non arrestato anche un altro giudice, Giancarlo Giusti, del tribunale di Palmi che dai boss avrebbe accettato “pacchetti relax” (27 mila euro in due anni) con biglietti aerei per Milano, più soggiorni in hotel a cinque stelle tutto compreso, inclusa la dolce compagnia di giovani ragazze rumene. Le indagini continuano ci sarebbero infatti altre persone coinvolte. E’ indubbio, conferma Francesco Forgione, nel 2006 presidente della commissione parlamentare antimafia, che ci sia un sistema di talpe istituzionali, persone che servono gli interessi della ‘ndrangheta.
FRANCESCO FORGIONE: TALPE A CATANZARO E MILANO
Ascolta l’audio intervista a Francesco Forgione
- Giovedì 1 Dicembre 2011

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