I partiti chiedono la fiducia (sottobanco) - RASSEGNA STAMPA

fiducia

Il governo è probabile che metterà la fiducia alla manovra. Ma a chiederla sono stati i partiti scrive Repubblica in un retroscena. Il decreto, infatti, rischia di spaccare in due sia il PdL, che non reggerebbe l’urto degli ex An sull’Ici, sia il Pd, già sotto tiro sulle pensioni e che deve fronteggiare la protesta della Cgil.

“Se metteremo la fiducia sarà perché la invocano i partiti”, avrebbe infatti confidato il premier ai ministri. Ma se queste sono le richieste fatte da Bersani e Alfano sottobanco, in pubblico entrambi gli schieramenti continuano a chiedere correzioni al testo. Lo fa il PdL. In un’intervista a La Stampa il vice presidente dei deputati Maurizio Lupi spiega che la manovra deve essere più equa su Ici: “La prima casa non è un bene di lusso”. Mentre Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, sullo stesso quotidiano auspica un ulteriore inasprimento della tassazione sui capitali scudati.

Comunque sia la manovra dei professori passerà, perché ha una “delega quasi in bianco”, spiega l’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi (PdL), intervistato sul Corriere: “Se ve ne saranno le condizioni si potrebbe alzare la franchigia sulla tassazione sulla prima casa e attenuare gli scaloni pensionistici tagliando le spese”. Stefano Fassina, responsabile economico del Pd finito sotto i riflettori nelle ultime settimane, punta ancora il dito sull’evasione: “Il limite di mille euro per la tracciabilità è il doppio di quanto hanno proposto le rappresentanze delle imprese a settembre”.

Intanto Il Giornale torna sui tagli alle province. Che sarebbe solo una finta stangata: secondo la Bocconi, l’università del professor Monti, costano 11,5 miliardi l’anno. Ma la CGIA di Mestre calcola con la manovra un risparmio di 400 milioni.

Commenti

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Il 6 Dicembre 2011 alle 12:12 indigesto ha scritto:

I parolai della politica (si stimano in circa cinque milioni), che affliggono questo paese col loro portato di interessi personali, particolari e di corruzione, si stanno già dando da fare per il dopo-Monti. Tolte le castagne dal fuoco, con provvedimenti in parte immorali, si preparano con inimmaginabile faccia tosta, a ripresentarsi a chiedere il “consenso”, affatto paghi delle rovine, ancora fumanti, in cui hanno ridotto la parte pensante del popolo. Sarà ancora la “loro” democrazia, in virtù del consenso che riceveranno dall’altra parte di popolo, a prevalere. E il loro gioco di intrallazzi ed arricchimenti riprenderà, semmai sia stato interrotto!

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