Non ci sono riusciti i radicali italiani. Non c’è riuscito il deputato Pdl Raffaella Giammanco con la sua proposta di legge. Né Stefano Liviadotti con la sua inchiesta sui privilegi del Vaticano (I senza Dio, Bompiani). Ma c’è riuscito il cardinale Tarcisio Bertone. Una breve dichiarazione del Segretario di Stato vaticano che apriva alla possibilità di una revisione del regime sulle esenzioni dell’Ici ha fatto cambiare idea (o quanto meno strategia) anche al presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Per mesi il presidente dei vescovi italiani aveva tenuto duro: replicando alle polemiche sull’esenzione dell’Ici per gli immobili della Chiesa ad uso «non esclusivamente commerciale», con un’altrettanto dura campagna stampa sul quotidiano Avvenire. Poi, forse inaspettata, è arrivato il segnale d’apertura di Bertone. Sono noti ormai da tempo gli attriti tra i due prelati. Nelle ultime settimane Bagnasco ha avuto un ruolo da protagonista sul fronte dei rapporti tra cattolici e politica. Lasciando a Bertone la parte del comprimario.
Stavolta è stato il Segretario di Stato invece a prendere l’iniziativa. E Bagnasco si è messo in scia anche perché spinto in tal senso da diversi vescovi italiani. Non si capisce perché Bagnasco non abbia approfittato del Consiglio permanente dello scorso settembre per proporre di aprire un tavolo di discussione sul tema delle esenzioni dell’Ici che comprendesse anche tutte le altre realtà (non profit e altre confessioni religiose) che godono delle medesime esenzioni. Un modo per richiamare tutti alle proprie responsabilità senza lasciare che la croce addosso venga data solo alla Chiesa. Per passare dalle parole i fatti però ora servirebbero altri due gesti: anzitutto una maggiore trasparenza degli enti ecclesiastici nel collaborare con le autorità sulle verifiche fiscali sugli immobili di proprietà della Chiesa (a cominciare da Milano, dove l’amministrazione ha avviato un accertamento in materia). Sarebbe nell’interesse degli stessi vertici della Cei chiedere una verifica da parte delle autorità sugli immobili di proprietà della Chiesa per sanzionare «i furbi» e difendere la maggioranza degli enti ecclesiastici onesti. Il secondo gesto potrebbe essere quello di rendersi disponibili, come è avvenuto in passato, a rinviare il versamento del conguaglio annuale dell’otto per mille alla Chiesa cattolica da parte dello Stato. Ogni anno infatti la Cei riceve la quota annuale dell’otto per mille, più un conguaglio relativo alle dichiarazioni degli anni precedenti. Tale conguaglio (pari a diverse decine di milioni di euro) può essere rinviato di concerto con lo Stato italiano. Sarebbe un gesto concreto per fare la propria parte nella crisi anche da un punto di vista finanziario.
- Lunedì 12 Dicembre 2011

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Commenti
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Il 12 Dicembre 2011 alle 15:00 Bagnasco cambia idea sull’Ici, ma potrebbe fare di più | Editori Online ha scritto:
[...] the article here: Bagnasco cambia idea sull’Ici, ma potrebbe fare di più Posted in Stampa Tagged angelo, angelo-bagnasco, bertone-sono, chiesa, ici, stampa, [...]
Il 12 Dicembre 2011 alle 17:16 indigesto ha scritto:
Quando la colpa dei nostri disastri non è di Berlusconi è, senza dubbio, della Chiesa. C’è un’intera TV che si dedica con alacrità a queste tesi (ma sappiamo chi la patrocina). Da immaginarsi come si daranno da fare i pennaioli della stampa “indipendente”!
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