
©Mauro Scrobogna / Lapresse
C’è chi non la paga affatto e chi la paga “doppia”, come loro. Sono le suore di Sant’Anna, vivono a Roma, dove ha sede il Vaticano, esentato appunto dal pagamento dell’Ici sugli immobili, eppure loro quella imposta la pagano e pure più del dovuto. La versano infatti sia su un edificio originariamente destinato ad accogliere le suore di passaggio dalla Capitale, e poi riadattato a piccolo albergo aperto al pubblico; sia sulla cappella dove le religiose si recano a pregare. Proprio così, anche sulla cappella, che in base alla legge 222/1985 non dovrebbe essere sottoposta a tassazione in quanto luogo di culto.
Si tratta della storia dell’Hotel Giusti, che si trova ppunto in via Giusti a Roma. L’immobile, una volta utilizzato solo per l’ospitalità alle suore che si trovavano a Roma temporaneamente e particolarmente comodo per la vicinanza con la stazione Termini, con il passare degli anni e la diminuzione delle religiose, è stato ristrutturato, doventando un albergo vero e proprio, aperto al pubblico. Almeno in parte e precisamente nei primi tre piani dell’edificio. Gli ultimi due, invece, sono stati lasciati a disposizione delle suore che ci abitano. Sono appena quattro, che vivono al terzo piano della struttura, mentre all’ultimo, mansardato e più piccolo, si trovano la lavanderia, una stanza per la stiratura e un rispostiglio.
Dal momento che l’edificio non è frazionabile, anche se ci sono locali ad uso esclusivo delle suore, è sottoposto interamente al pagamento dell’Ici. “Confermo tutto! Come noi ci sono altri istituti religiosi che pagano l’imposta, laddove previsto dalla legge. Noi, però, paghiamo anche per la cappella” spiega suor Sabrina, economa generale dell’Istituto delle suore di Sant’Anna e responsabile della gestione contabile e amministrativa. “Nel nostro caso, infatti, l’hotel non è molto grande: ha appena 18 camere, ma soprattutto ha un unico ingresso per il pubblico e per le suore. E’ poi classificato come una sola particella catastale, dunque non possono essere scorporati nè la cappella nè i locali dove vivono le nostre religiose” aggiunge ancora suor Sabrina. Ecco perchè l’Ici viene pagata per i tre piani d’albergo, che sono a tutti gli effetti attività commerciale, sia per i restanti due, che invece sono di fatto “la casa delle suore” e per per la piccola chiesetta annessa.
- Giovedì 15 Dicembre 2011
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