Andrea Monti
Prima la marcia indietro sui taxi. Poi quella sui farmaci. Il governo Monti frena sulle liberalizzazioni. La norma della manovra che avrebbe permesso a parafarmacie e supermercati di vendere tutte le medicine di fascia C, anche quelle con obbligo di ricetta, è stata sostituita dal permesso di commercializzare fuori dalle farmacie solo quelle che non richiedono la ricetta. Una decisione che fa discutere, tra chi parla di successo delle lobby e chi sostiene che hanno vinto i cittadini. Abbiamo intervistato Annarosa Racca, presidente nazionale e lombardo di Federfarma.
Come accogliete la scelta del governo?
La troviamo giusta, va verso l’Europa. Si sono accorti di aver fatto una cosa che non andava bene. I farmaci con ricetta medica non sono venduti fuori dalla farmacia in nessun Paese del continente. Per questo alcuni deputati del Parlamento europeo avevano presentato interrogazioni per verificare se le misure proposte dal governo italiano erano compatibili con la tutela della salute del consumatore. Le medicine con ricetta sarebbero andate in pasto alle lobby del carrello, della grande distribuzione, del consumismo. Il farmaco è un bene di salute, non si può mercificare.
Quali benefici avranno i cittadini da questa decisione?
Il nostro sistema resterà capillare. Se fosse passata la prima versione del provvedimento, le farmacie più piccole avrebbero chiuso. Si immagini cosa sarebbe successo in un Paese fatto di tanti piccoli Comuni, ognuno con una piccola farmacia. Inoltre la manovra dà la possibilità di avere sconti sulle medicine vendute in farmacia.
Secondo alcune associazioni di parafarmacie, come Anpi e Mnlf, “il governo ha abdicato alle pressioni della casta”.
In questo momento di difficoltà per l’Italia, dovremmo vedere le cose dal punto di vista del cittadino. Non è un caso se Federanziani ha lottato con noi per evitare che le piccole farmacie dovessero chiudere. Ieri ha ringraziato pubblicamente il governo per aver fatto marcia indietro. Nel nostro Paese l’80% della spesa ospedaliera, sanitaria e farmaceutica riguarda chi ha più di 60-65 anni. Persone che erano disperate, perché non avrebbero più avuto la farmacia sotto casa.
C’è chi vi associa ai tassisti e dice: “Hanno vinto le lobby”.
Non mi sento una lobby. Sono una farmacista che ogni giorno tira su la sua saracinesca in periferia di Milano. Chi ci accusa da anni sono le grandi lobby, quelle vere. La sanità è l’unico mercato che manca alle lobby del carrello. E per colpa loro avremmo impedito di fare carriera a tanti giovani farmacisti.
No alle liberalizzazioni, quindi?
Io non sono contraria alle liberalizzazioni. Sono contraria alle cattedrali del consumismo e favorevole a una farmacia dei servizi. Per esempio nelle farmacie lombarde si possono prenotare le visite mediche e ci si può controllare il colesterolo e la glicemia. In più facciamo grandi campagne di prevenzione, come quella per il tumore del colon-retto, che ci ha permesso di individuare casi su cui bisognava intervenire immediatamente.
Su quali aspetti siete disposti a liberalizzare?
Stiamo già estendendo gli orari di lavoro in molte regioni. Andiamo verso l’apertura di un maggior numero di farmacie. Vogliamo fare una politica del prezzo? Ok, ma su certi farmaci il prezzo è fissato dallo Stato, che su alcune medicine ad aprile ci ha imposto di ridurlo del 40%. La farmacia può intervenire se si liberalizza. La versione attuale della manovra va anche in questa direzione.
Perché un cittadino dovrebbe condividere la vostra posizione?
Perché le farmacie italiane sono una grande ricchezza, un fiore all’occhiello che li ha sempre protetti. In Italia non c’è contraffazione dei farmaci. Il 65% delle farmacie si trovano nei piccoli Comuni, hanno un ruolo sociale importante. A Parigi di notte ci sono cinque farmacie aperte: a Milano 30. In Lombardia ogni domenica sono attive 400 farmacie. I supermercati aperti sono molti meno.
Federfarma aveva minacciato la serrata contro la prima versione del provvedimento.
Per forza: dovevamo far capire ai cittadini che la loro farmacia sarebbe morta. Era veramente una norma devastante, iniqua. In pochi giorni abbiamo raccolto migliaia e migliaia di firme per dire no. Ora vedremo: la nuova versione non è ancora stata votata. Vigileremo e poi decideremo cosa fare.
- Giovedì 15 Dicembre 2011

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Commenti
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Il 16 Dicembre 2011 alle 21:52 paolo_1951 ha scritto:
L’arroganza dei farmacisti mi appare veramente disgustosa.
Credo che ormai nessuna categoria di “commercianti” (che in fondo nulla di più essi sono) goda di privilegi corporativi e illiberali paragonabili ai loro.
Fosse possibile un referendum, vedrebbero quanto i cittadini sono solidali con loro …
Il 16 Gennaio 2012 alle 15:31 andreaemilia ha scritto:
salve sono un faramcista nn titolare ma parlo da persona civile e nn come la dottssa racca ke difende la sua categoria ,ma nn dei farmacisti ma quella dei titolari .1 lei ha detto miglia di menzogne ,nn è vero ke la gente si è allarmata di perdere la farmacia sotto casa ,anzi si lamenta come mai un mercato cosi immenso è solo nelle vostre mani ,quando puo anzi deve andare dove lui sceglie di andare o meglio dove c’è la stessa professionalià e minor prezzo .siete voi ke con la scusa dei paziente o cliente vi preoccupate solo di perdere cassa e nn la salute delle persone ,questo è il problema maggiore .lei in una trasmissione” alla 7″ ha detto se nn ero ke è stata collaboratrice ,ma di ki di suo padre o sua madre,dato ke nn riesce a comprendere ancora oggi la vera professione del farmacista sia in faramacia ke in paraf.lei dottssa si vergogni di presentarsi alle trasmissioni dicendo alla gente italiana menzogne, mai pensate dagli italiani ma solo da questa maledetta casta anzi lobby dei titolari di faramcia .lasciateci lavorare come persone civili ke pagano le tasse come voi ,ma ke nn sono protette come voi .la prossima volta ke la sento dire o dare colpa ai cittadini italiani ,giuro ke in qualsiasi trasmissione lei si trovi ,sarò il primo a tel e farla vergognare davanti all’ITALIA matura e nn quella ke volete voi .
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