Ma sì, in fondo erano prevedibili i fuochi d’artificio di Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa (Questo amore). Prevedibili anzitutto i toni sopra le righe, come sempre da Vespa. Prevedibile la presa di distanze da Monti, che sta per ottenere la fiducia su una manovra che il PdL non può sottoscrivere pur votandola (“per senso di responsabilità”). Prevedibili i commenti su Mussolini, evocato per via dell’amore che lo legava a Claretta Petacci e al quale il Cavaliere si paragona per una serie di innocenti seppure controverse ragioni: la prima, il carisma che Mussolini e Berlusconi hanno esercitato su tanti italiani; la seconda, quasi un corollario della prima, il desiderio più o meno sincero di voler cambiare l’Italia e la dichiarata impossibilità di riuscirci (Berlusconi si è sempre riconosciuto nella battuta del Duce: “Governare l’Italia non è impossibile, è inutile”); la terza, un machismo che in Mussolini era incarnato nelle sue pose volitive e nel polso fermo della sua “democrazia minore”, e che in Berlusconi nasce invece dal retroterra imprenditoriale nordico e da un’ambizione che si manifesta anche nel vanto di “piacere”. In primis alle donne.
Poi c’è l’aspetto politico. Nelle misure del governo Monti non si riconosce Berlusconi tanto quanto non si riconoscono gli italiani. Sarebbe davvero una beffa, per il Cavaliere, se dopo essersi dimesso per consentire a un governo di tecnici di fare la manovra impopolare, il costo politico dovesse ancora una volta ricadere su di lui e sul PdL. Ecco perché le critiche alla reintroduzione della tassa sulla casa, alla parola mancata sui capitali scudati, all’assenza di interventi incisivi sulle liberalizzazioni. E, infine, ecco perché quel riferimento alla “disperazione” di Monti che non avrebbe vita lunga. Perché Berlusconi si specchia in quella disperazione e, anche in questo caso in sintonia con il “suo” popolo, nelle traversie del Professore trova conferma all’impossibilità-inutilità di governare il paese con tutte le sue corporazioni e i suoi poteri “stagni”.
Marco Ventura, inviato di guerra e cronista parlamentare de Il Giornale, poi collaboratore de La Stampa, Epoca, Il Secolo XIX, Radio Radicale, Mediaset e La7, responsabile di uffici stampa istituzionali e autore di una decina fra saggi e romanzi. L’ultimo “Hina, questa è la mia vita”. Da “Il Campione e il Bandito” è stata tratta la miniserie con Beppe Fiorello per la Rai vincitrice dell’Oscar Tv 2010 per la migliore fiction televisiva.
- Venerdì 16 Dicembre 2011


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Il 16 Dicembre 2011 alle 14:14 zione ha scritto:
Nel mentre si riconosce Doverosamente che non tutto è perduto e che accade ancora di trovare dei Magistrati Giusti (silenziosi e coraggiosi …) come in questa dolorosa vicenda dell’orribile assassinio della povera Meredith, si aggiunge pure e purtroppo, che piange e si dispera il Popolo Italiano, da quando la Giustizia è in mano al vergognoso e Disonorando Giudiciume politico e Terroristico, di ricche e usurpate Carriere, che per i suoi abbietti scopi si serve pure di alcuni Gendarmi scornacchiati e Corna-copia sui quali stende il manto protettivo della sua potente e scellerata Omertà; che reciprocamente va molto di moda fra i Criminali e gli uomini di merda; a proposito dei Cornacopia, c’è da annotarlo anche in Wikipedia tale pregiato lemma, oltre a fare una rimostranza a Google e affini in rete, perché si vede che non hanno studiato il Latino in prima Media, dove si parla assai di copiae copiarum che significa copiosità (abbondanza) per cui la ricerca del termine senza trattino, restituisce Cornucopia che è limitativo perché trattasi dell’unico corno, seppure dell’Abbondanza.
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Speriamo che i buoni propositi di due massimi e nuovi Dirigenti della nostra povera Giustizia, finora espressi e ribaditi con convinzione (e forse pure con la consapevolezza di riuscire sgraditi a qualche grosso Fellone …) dal Dottor Vietti, coscienzioso dimissionario da Ministro della Giustizia, per Ragion di Stato, ora vicepresidente del CSM e dalla Professoressa Severino, il Ministro della Giustizia alla quale va anche la sincera Solidarietà della Gente per bene e di chi lotta per un mondo migliore e anche contro la violenza di qualcuno che invece di impegnarsi su una Barricata della Libertà come fa anche Zione, alla luce del giorno e in prima persona (con pur possibile ripetizione di banditesco Sequestro di Persona e relativa scomparsa nel nulla per giorni (o per sempre … ?), non sa fare altro che minacciare a casaccio e da un comodo nascondiglio; ragion per cui mi auspico che li facciano lavorare in pace, a cominciare dai Giudicioni della Giudiceria (organizzata, a fregare i Colleghi e a macellare il Popolo, colla scusa del Terrorismo di cui sono i Padri Putativi, quando non Naturali …) e che possano realizzare i loro intenti, per porre riparo e fine alle tante Macellazioni Giudiziarie, passate e ancora in atto.
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Altre dimissioni o retromarce, che finora non si vedono ancora sono quelle dello squallido Fini (col suo parentume di Famigli), che grazie ai suoi Compari Giudicioni, non fu neanche interrogato per l’inguacchio di Montecarlo; ma sarà sepolto e dimenticato dalla perdita di consenso alle prossime elezioni; quanta differenza di trattamento a confronto dell’infame Processo Farsa, basato su Scemenze e Calunnie; in una squallida Corte d’Assise della Fogna di Torino, che per laidi interessi Politici e Criminali, molto egregiamente si trasformò in un sublime teatro dei Buffoni, dei Lestofanti e dei Briganti …
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La scelleratezza della Camorra Giudiziaria, partì dal Processone di Viterbo, passò da Napoli per San Enzo Tortora e sostò al comando tappa del Valentino, ma senza la Piemontesina bella; col pretestuoso Ludibrio del “Processo” a Mario Longobardi di Orbassano (con recondito seguito di pubbliche sputazzate sulla Legge …) per non fermarsi più; dal Vesuvio un abbraccio ai Carcerati (che soffrono da Innocenti), agli Emigranti e una solenne Maledizione agli eccellentissimi Legulei di prestigiose quanto rubate carriere del Turpe Giudiciume, coi suoi associati Compari e manutengoli vari; i vili Gendarmi, i Falsi scribacchini e gli squallidi Pennivendoli.
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Quanta ricord, oi né, quanta ricord …; la grandissima Maria Carta a Piossasco; un vero Comandante (Pattadese e Guzzista col “California”); un’Indegno comandante (con vergognosa e rubata medaglia d’oro); il Nipotame di zio Peppe (Zione, che saluta da Napoli) e i bravi Amici Sardi di Cumiana (incluso gli “indigeni”) e del Torinese e l’Infame padre delle Violenze di Stato, il Giudiciume delle Cloache Piemontesi.
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Quando Maria Carta, la gentile e forte Signora delle canzoni Sarde e i suoi Coristi, deliziavano con le antiche magie delle Favole, anche a Piossasco, dove la gran folla, dei bambini più e ancor prima degli adulti, che era composta da Famiglie di Immigrati da tutte le Regioni d’Italia, si emozionava molto con le allegre Melodie della Natura; quando dopo calorosi applausi, la Gente si ritirava a casa, tutta contenta che il Signore aveva concesso una bella giornata, purtroppo fu anche il triste tempo in cui germinò la mala pianta dei Traditori del Popolo, i sovversivi Felloni dello Stato che cominciarono a defecare sulla Costituzione.
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Fu allora che l’ignorante e criminale Giudiciume “Piemontese” aggredì un Assessore di Orbassano, Meridionale e Socialista … con un Infame Processo Farsa, basato su Scemenze e Calunnie, in una Corte di Buffoni (de la bela Turin), in cui la Turpitudine assassinò il nome e l’esistenza di Galantuomini e Donne per bene di quei paesi, che non avevano mai avuto niente a che vedere con occulte o evidenti Faide Politiche, coi Cialtroni Giudiziari e colle Scelleratezze Tribunalizie.
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Uh, uh, ma ch stronz ’e ris, (pardon, m’è scappato, oh, ooh …); ahi, ahi che ghignate; minchia bravi carusi, se ci penso, che ghignate boja fauss; chiedo scusa ai pazienti lettori per il piccolo sfogo del prolisso eloquio, ma chissà come mai questo lodevole sito (Blog o Forum ?) mi ha sollecitato la memoria, riportandomi indietro nel tempo, alla difficile ma pur spensierata fanciullezza, facendomi ricordare di una storiella sentita allora, sugli sgarrupati marciapiedi degli Scugnizzi (sì; ma attenzione però, che sono anche stato fortunato, perché nato a Chiaja in un palazzo di antichi Principi …).
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C’era una volta un bastimento carico di magnifiche arance (Sorrento o Palermo ?) attraccato alla banchina della “Marina dei Limoni” presso la foce del Sebeto, il mitologico fiume sotterraneo tanto caro a Virgilio e a padre Dante, che già allora, fra le tante schifezze continuamente scaricava in mare anche delle turgide quanto evidenti deiezioni di forma cilindrica e di grosso diametro, presumibile retaggio dei Titani o di mostruosi Umanoidi dal Ciclopico ano e che senza danno, galleggiavano superbamente fra le placide onde.
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Un’improvvisa burrasca fece rovesciare la navicella, per cui quel tratto di mare si riempì di Arance, fra le quali si intrufolarono (aumm, aumm…) e si frammischiarono molti pezzi di quel disumano e fitusissimo sterco; ad un certo punto, ritornato il sereno e vedendo con compiacimento di essere riusciti a sparpagliarsi e confondersi molto bene in mezzo ai nobili agrumi, gli ignobili escrementi allegramente si misero a cantare a squarciagola: “Simm tutt Purtuall; né uè, ca ccà simm tutt Purtuall !!!”.
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Purtroppo sembra che malgrado i secoli trascorsi, i più grossi di questi superbi e Maestosi Stronzi, siano sopravvissuti alla consunzione del tempo e ultimamente, con grande Albagia sguazzano e Impestano in famigerate Chiaviche; per cui si avverte il Popolo di fare molta attenzione e di evitarne qualsiasi contatto; a scanso di Mortali accadimenti.
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Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
http://www.moscati.it/Italiano.....sieri.html
Il grande clinico e Medico dei poveri, Benefattore della dolente Umanità e venerato Santo già da vivo, parlava così perché fra i tanti morbi con cui lottava strenuamente nei lazzaretti non si era imbattuto nella Lebbra della Giustizia; perché all’epoca il mortifero GIUDICIUME togato, non si era ancora diffuso come grave Epidemia Sociale e i Magistrati erano persone serie, austere e morigerate, fatta eccezione di qualche sporadico e recondito bacillo isolato; chissà se fosse vissuto ai giorni nostri, quale sarebbe stato il suo severo pensiero in merito all’Agonia in cui si dibatte la pugnalata Temi; vanamente difesa dalla seria e silente Magistratura.
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AAA. — Banca di San Marino diffida Roberto Galullo e il Sole 24 ore. — Lo disse Dante, pensando al Giornalume e questo poi lo confermò anche Nerone, che un Ruffiano è peggio di un Bubbone; specie quando si accoppia al Giudicume. http://www.sanmarinonotizie.co.....m/?p=30721
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Da Somma Vesuviana e da parte della gente Onesta, esprimo il sincero Cordoglio per questi giovani Lavoratori Senegalesi, così vigliaccamente uccisi a Firenze e ricordo che, purtroppo Pazzi e Carognoni sono sempre esistiti in ogni tempo e in ogni luogo; un augurio di pronta guarigione per i feriti, colla speranza che non resti nessuna ombra su come si sia svolta questa tragedia; da parte di un ex Emigrante in Piemonte e in anni difficili.
Il 16 Dicembre 2011 alle 16:29 nhico ha scritto:
Monti ha fatto la fine di un capo di vestiario lavato male: sì è ristretto. Ha perso forma e consistenza. Aveva la possibilità di pronunciare la parola magica “«Apriti, Sesamo!” Invece l’ha trattenuta tra i denti, facendosi sfuggire l’occasione di entrare nella caverna di Alì Babà e depredare tutti i ladroni dello Stivalo. Fuori da metafora, Monti, lasciato cadere nella discarica delle occasioni mancate il potente maglio che le disastrate casse dello stato gli avevano messo in mano, ha perso l’opportunità di sradicare, in un colpo solo, tutti i privilegi di cui godono le “lobby piccole o grandi” radicate nel Parlamento e nei cosiddetti salotti buoni del firmamento italiano. Non avendo voluto o saputo trasformare quel punto di debolezza in punto di forza con il quale abbattere i vari fortini dei lobbysti, ora, non gli resta che spremere tutto lo spremibile da ceti più deboli. Quelli da stipendi e pensioni da fame e per amico un cane o un gatto. I senza padrini, insomma.
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