
“Samuele non si trova”. E’ tutto racchiuso in queste quattro parole il mistero legato alla morte dell’agente dei Nocs Samuele Donatoni, ucciso il 17 ottobre del 1997 nel corso del tentato blitz per la liberazione dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini.
Un mistero che gira intorno ai 15 minuti intercorsi tra una raffica di spari e il ritrovamento di un corpo senza vita. Un mistero che tra sei mesi potrebbe essere definitivamente svelato al termine della nuova inchiesta disposta il 7 dicembre scorso dalla Procura di Roma.
A spingere i magistrati capitolini a riaprire le indagini su quel tragico episodio, respingendo la richiesta di archiviazione presentata nel 2008 dall’allora procuratore aggiunto Franco Ionta, anche un caso di nonnismo di cui anche Panorama.it si è occupato qualche settimana fa.
Al centro della denuncia di una recluta della caserma dei Nocs di Spinaceto (Roma), la cosiddetta “anestesia”, una pratica messa in atto da una sorta di sottocomando interno alla struttura, consistente nel colpire così forte e così a lungo una parte del corpo della vittima prescelta per poter infierire più agiatamente fino a stringere la carne con i denti in una morsa micidiale.
Ma cosa c’entra la caserma di Spinaceto con la morte di Donatoni?
C’entra, perché della squadretta di agenti con il gusto sadico della tortura facevano parte anche alcuni dei Nocs in azione il 17 ottobre del 1997 sul ciglio della strada all’altezza di Riofreddo, tra il Lazio e l’Abruzzo e che, proprio in virtù del segreto mantenuto fino a oggi su quanto davvero accadde 14 anni fa, sarebbero stati lasciati liberi di agire, coperti dai loro superiori, all’interno della caserma romana.
Nello Simone, per esempio, è colui che la quarta sezione della Corte d’Assise di Roma ha indicato come uno dei depistatori del primo dei tre processi che si sono svolti per il sequestro Soffiantini e l’uccisione di Donatoni. Secondo l’accusa avrebbe dichiarato il falso in tribunale venendo smentito anche dall’allora capo della Criminalpol, presente al blitz, Nicola Calipari ucciso nel 2005 a Bagdad dopo la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena.
E proprio Nello Simone sarebbe anche l’autore degli scatti che testimoniano le violenze inferte in caserma. Presenti sia a Riofreddo che a Spinaceto, tra gli altri, Stefano Miscali e Vittorio Filipponi. A loro, oltre che a Claudio Clemente e Claudio Sorrentino, appartengono infatti le voci registrate durante la fallita operazione per la cattura dei rapitori di Giuseppe Soffiantini.
E’ l’agente Sorrentino che dopo gli spari si sente dire: “Ci hanno sparato addosso, hanno beccato Samuele perché… non riusciamo più a trovarlo”. E’ Clemente che ordina ai suoi uomini di trovare l’agente Donatoni ed è sempre Sorrentino a riferire che a sparare sarebbero state tre persone ma che anche lui ha esploso dei colpi verso “due ombre” che procedevano spedite nella sua direzione.
E’ a quel punto che Donatoni viene colpito. Ma da chi? E perché per lunghi 15 minuti il corpo dell’agente non viene trovato se è proprio accanto a Miscali e Sorrentino che si trovava al momento degli spari?
I primi dubbi sorgono già quando, nel 2004, alla vigilia della sentenza della Corte d’Assise di Roma su uno dei banditi, Giovanni Farina – dopo che altri tre membri della banda, Broccoli, Sergio e Cubeddu erano stati già condannati in via definitiva - il presidente della terza corte Mario Almerighi dispone la riesumazione della salma dell’agente e una nuova perizia medico-legale per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
I periti accerteranno che non fu il colpo di kalashnikov esploso da Mario Moro a uccidere Donatoni, come si era creduto fino a quel momento, ma un proiettile partito a una distanza di circa mezzo metro da una pistola calibro 9 parabellum del tipo in dotazione ai Nocs in azione a Riofreddo.
“Fuoco amico”, dunque, la conclusione sancita negli atti che la Corte decide di inviare nel 2006 alla Procura di Roma per valutare se aprire un’indagine in merito ai “depistaggi, gravi attività e omissioni, inquinamenti probatori e false e reticenti testimonianze” rese dai colleghi dell’agente caduto al fine di “nascondere la verità fin dal momento in cui Donatoni venne colpito” e che, secondo la Corte d’Assise, sarebbe stato vittima anche di “omesso soccorso” dal momento che l’autore dello sparo e altri agenti a lui vicini si allontanarono dal luogo costringendo gli altri Nocs, tra cui lo stesso Calipari, a una ricerca del corpo che durò per ben 15 minuti.
Trascorsi da allora 14 anni, tra sei mesi, forse, la verità.
- Lunedì 19 Dicembre 2011

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Il 19 Dicembre 2011 alle 20:51 Sequestro Soffiantini: ecco l’audio del fallito blitz in cui morì un agente del Nocs | Editori Online ha scritto:
[...] the original: Sequestro Soffiantini: ecco l’audio del fallito blitz in cui morì un agente del Nocs Posted in Stampa Tagged a tu per tu, apertura#1, claudia-daconto, donatoni, giovanni-farina, [...]
Il 19 Dicembre 2011 alle 22:25 ojoblog ha scritto:
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Il 19 Dicembre 2011 alle 23:04 ESCLUSIVA Caso Donatoni: Ecco le voci della notte di Riofreddo | Fabrizio Colarieti ha scritto:
[...] Sequestro Soffiantini: ecco l’audio del fallito blitz in cui morì un agente del Nocs (Panorama.it… FacebookStampaEmail Questa voce è stata pubblicata in Articoli, Segnalazioni e contrassegnata con Ak-47 Kalashnikov, Alfonso D’Alfonso, anonima sequestri, Armando Macrillò, Attilio Cubeddu, audio inedito, banditi, banditi sardi, Claudio Clemente, Claudio Sorrentino, depistaggi, Fabrizio Colarieti, false dichiarazioni, Giovanni Farina, Giulia Dragoni, Giuseppe Soffiantini, gravi omissioni, inchieste, inquinamenti probatori, Mario Almerighi, Mario Moro, Massimo Battistini, mitragliatore Galil, Nello Simone, Nicola Calipari, Nicolò D’Angelo, Nocs, notte criminale, nottecriminale.it, Paola Montagna, pistola calibro 9, Polizia di Stato, processi, Riofreddo, riscatto, Samuele Donatoni, sequestri, sparare, Stefano Miscali, Vittorio Filipponi, Volpe 1. Contrassegna il permalink. ← Romanzo criminale [...]
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Il 23 Dicembre 2011 alle 14:51 Caso Donatoni: Ecco le voci della notte di Riofreddo | Fabrizio Colarieti ha scritto:
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