Il no di Angeletti all’abolizione dell’articolo 18: “Il sindacato è una casta? Non fatemi ridere”

Il segretario della Uil Luigi Angeletti con il berretto del logo del sindacato, alla Manifestazione della UIL, UGL, CIsl a Piazza Navona contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi il 1 settembre 2011, a Roma.

Il segretario della Uil Luigi Angeletti con il berretto del logo del sindacato, alla Manifestazione della UIL, UGL, CIsl a Piazza Navona contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi il 1 settembre 2011, a Roma. ANSA

Luigi Angeletti è convinto che la discussione sull’articolo 18 sia stata mal impostata dal governo dei professori.  «Stanno facendo una grande confusione. Se vogliono discutere delle norme che rendono legittimi i licenziamenti determinati da crisi aziendali, benissimo: siamo pronti a sederci attorno a un tavolo con i rappresentanti delle imprese. Facciamo un accordo all’insegna della chiarezza normativa e parliamo pure delle soluzioni per ridurre i tempi assurdi della giustizia del lavoro. Ma che cosa c’entra tutto questo con un articolo dello Statuto dei Lavoratori che protegge solo dai licenziamenti senza nessun motivo?»

Il segretario della Uil ha un eloquio popolano e macchinoso e un inconfodibile accento rietino, da uomo cresciuto a pane e sindacato. Ha fatto tutta la trafila nella Uilm, il sindacato metalmeccanico. Non ha nulla dell’intellettuale engagé prestato alla difesa dei lavoratori, come l’ex segretario della Cgil Bruno Trentin. Nè la retorica trascinante del vecchio Luciano Lama. Ma, a differenza di altri suoi colleghi, ha il coraggio di prestarsi a un’intervista  che sottende una domanda scomoda per un sindacalista: «Anche il sindacato è diventata una casta chiusa?»

Angeletti, quanto guadagna il segretario generale della Uil?
Quattromila euro al mese.

Più i rimborsi spesa.
Certo.

E sono alti?
Giro l’Italia come una trottola, anche dieci volte al mese, e naturalmente le spese degli spostamenti sono notevoli.

Quanto notevoli?
Dipende. I rimborsi avvengono a posteriore sulla base della documentazione che presentiamo.

Vi accusano di essere diventati una casta che difende solo a minoranza degli ipergarantiti.
La verità è che se lavorassimo nel privato guadagneremmo di più. Un sindacalista lo fà perché gli piace. Questa è la verità.

Perché le piace?
Non c’è nessuno che ci dà ordini. Rispondiamo solo alla base che ci vota.

Vitalizi e doppie pensioni esistono anche nel sindacato?
No, se uno è assunto da un’azienda privata è l’azienda a pagargli i contributi Inps. Se lavora nel sindacato è il sindacato a pagare. Ma non ci sono doppie retribuzioni.

C’è qualche casta cui darebbe una pettinata?
Capisco  i giornalisti. Ma in Italia non esistono caste. Esistono sistemi di potere che possono essere usati a fini propri o collettivi.

Dunque.
Dunque, è sbagliato porre la questione delle spese  della classe politica andando a cercare la retribuzione del singolo parlamentare. Per fare un’operazione di verità bisogna partire da un altro dato: in Italia ci sono 135 mila persone che vivono di politica. Sono troppe. Anche perché, con così tante persone che decidono, alla fine si inceppa il meccanismo decisionale. Partiamo da lì. Semplifichiamo.

Altra accusa: il sindacato è un corpo separato che rappresenta solo i pensionati e i lavoratori delle grandi industrie.
Questo è assurdo. In tutto il mondo il sindacato rappresenta esclusivamente i lavoratori iscritti. In Italia non è così. Quello che firmiamo noi viene sottoposto a tutti i lavoratori, anche i non iscritti, perché vale per tutti.  La verità è che, se non avessimo il consenso, non esisteremmo.

Dicono che vi siate dimenticati i precari, che fate figli e figliocci.
Le differenze tra lavoratori di serie A e di serie B le fa la legge dello Stato, non il sindacato. Noi possiamo solo applicare le leggi, non siamo noi a farle.
Inoltre, nelle aziende sotto i 15 dipendenti non possiamo entriamo. Anche qui la nostra assenza, o separatezza, è figlia della legislazione stabilita dal parlamento, non della nostra volontà.

Commenti

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Il 20 Dicembre 2011 alle 16:59 nhico ha scritto:

Si è insidiato come un governo tecnico, eppure ad ogni giorno che passa Monti & Company somiglia sempre di più al più muffito dei governi politici che sente il profumo di imminenti elezioni e, perciò, ogni suo membro getta la sua rete acchiappa voti. Così spunta il ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi che vuole dare le case ai rom, senza spendere una mezza parola per le famiglie italiane che sono da una vita in lista di attesa per l’agognate quattro mura. Spunta Profumo che vuole bandire un megaconcorso nella scuola pubblica, senza spiegarne la genesi. Spunta Passera che, per mitigare i suoi svariati conflitti d’interessi, dichiara «Venderò le mie azioni di Intesa Sanpaolo». Mentre il ministro della Giustizia Paola Severino, con un comunicato ogni nanosecondo, è sempre connessa. Non è da meno il ministro del Lavoro Fornero. Tutti in prima linea, in sostanza, a farsi promotori di qualcosa. Lo slogan più gettonato delle ultime ore è il voto agli immigrati e la cittadinanza italiana ai loro figli nati sul sacro italico suolo. Aspettando che anche Monti ci dica qualcosa sui suoi conflitti d’interessi e che l’equità predicata si stacchi dal blocco di partenza, finora la forbice tra i poveri e i ricchi si è ulteriormente allargata a favore di quest’ultimi, sarebbe auspicabile che la compagine governativa tutta si ricordasse che non si trova nella stanza dei bottini per rincorrere il consenso. Ma per dare risultati. Ed è su questo loro trafficare che, soprattutto, il parlamento intero dovrebbe fare una bella e lunga riflessione.

Il 20 Dicembre 2011 alle 18:47 Oltre l’articolo 18: così si supera il dualismo tra lavoratori ipergarantiti e precari | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] Scontro sull’articolo 18, quello della tutela del posto di lavoro capiti quel che capiti. La ministra Fornero vuole mettere mano su questo articolo e di fatto abolirlo, i sindacati l’aggrediscono, la Camusso in particolare, accusandola a loro volta di aggressione. La Fornero ricorda che i due giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi furono assassinati proprio perché studiavano una nuova ingegneria nel campo del lavoro. Quel campo è minato. È tabù e finora chi ha osato metterci piede, come Biagi e D’Antona appunto, ci ha rimesso la pelle. [...]

Il 22 Marzo 2012 alle 14:29 Articolo 18: Bersani si gioca la battaglia della sopravvivenza - Cronaca | Allnewz.it ha scritto:

[...] Il no di Angeletti all’abolizione dell’articolo 18: “Il sindacato è una casta? No… [...]

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