Centrella (Ugl): “Siamo pronti a dialogare con Monti, non però sull’art. 18″

Un'immagine di una manifestazione davanti a Palazzo Chigi (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Un'immagine di una manifestazione davanti a Palazzo Chigi (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Claudia Daconto“Ha ragione Susanna Camusso: più disoccupati e più lavoratori a rischio significano un possibile conflitto sociale”.
Il giorno dopo la telefonata del premier Mario Monti ai leader dei principali sindacati italiani per promettere loro maggiore confronto sui temi del welfare, il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, conferma a Panorama.it l’allarme delle parti sociali, e in particolare della leader della Cgil Susanna Camusso, condivise anche da Cisl e Uil, per lo scatenarsi di tensioni tra i lavoratori.

Segretario Centrella, si parla di “conflitto sociale” solo per smuovere le acque o avete in mano segnali concreti?

Purtroppo i cittadini italiani si ritrovano in una situazione non più sostenibile e quando è così si può andare incontro a situazioni spiacevoli. In un anno e mezzo, da quando faccio il segretario generale, non avevo mai ricevuto come adesso tante mail di lavoratori arrabbiati, o messaggi cattivi su twitter. Questo ci fa drizzare le antenne, a me e agli altri segretari.

L’anno si è chiuso con gli ordigni contro Equitalia. Si profila una stagione di violenza a questo livello?

Io ritengo che gli ordigni contro Equitalia rappresentino un segnale da non sottovalutare, anche se penso che chi sta perseguendo questa strada lo stia facendo contro dei lavoratori e delle persone che non fanno altro che il loro dovere.

Il Segretario dell'UGL, Giovanni Centrella (Credits: Mauro Scrobogna/LaPresse)

Il Segretario dell'UGL, Giovanni Centrella (Credits: Mauro Scrobogna/LaPresse)

Sono state opportune le parole di Susanna Camusso contro il ministro Fornero accusata di “aggredire” i lavoratori?

Capisco che qualcuno si sia potuto meravigliare, ma non penso che fossero contro il ministro che, tra l’altro, non è una persona cattiva e sta solo facendo delle scelte difficili.

Scelte difficili che il ministro e il governo di cui fa parte stanno prendendo da soli. Ieri lei e i suoi colleghi segretari avete ricevuto una telefonata dal premier Mario Monti. Cosa vi ha detto?

Innanzitutto ci ha fatto gli auguri per un anno che porti l’Italia fuori da questa situazione attraverso crescita e occupazione; poi ha detto che è molto importante il dialogo con le forze sociali e che insieme a noi vuole trovare soluzioni condivise.

Ma ormai la manovra è fatta e la riforma delle pensioni pure. Resta quella del mercato del lavoro. Vi fidate della promessa di maggiore concertazione?

Io credo che Monti sia stato costretto a fare delle scelte che non poteva condividere con nessuno. La telefonata di ieri dimostra come il presidente invece voglia davvero avere un rapporto con noi.

Tra i suoi colleghi il più dialogante con il governo Monti è lei?

In realtà penso che ognuno di noi stia dicendo la stessa cosa, forse con dei toni diversi, ma sono sicuro che tutti vorremmo dialogare di più con questo governo e soprattutto che il rigore imposto sia diviso tra tutti.

Riforma mercato del lavoro: l’Ugl sarebbe disponibile a modificare l’articolo 18 e in particolare a rendere più facili i licenziamenti, almeno nei primi mesi di assunzione, in cambio del tempo indeterminato per tutti?

Assolutamente no. Non è modificando l’articolo 18 che si crea occupazione e maggiore crescita. E nemmeno si può pensare di ridurre tutto al contratto unico. Bisogna senz’altro ridurre il numero dei contratti, ma pensare di farlo portandoli da cento a uno significherebbe negare la realtà del nostro sistema. Io credo che servano riforme vere, compresa quella del lavoro, e liberalizzazioni, ma bisogna farlo in modo razionale.

Al cauto ottimismo professato da Mario Monti nella sua conferenza di fine anno, è seguito l’appello molto più forte e deciso alla fiducia lanciato dal presidente Napolitano nel discorso di fine anno. Eppure le stime prefigurano un 2012 all’insegna della recessione e della perdita di migliaia di posti di lavoro. Come fanno gli italiani a non cadere in depressione?

Io credo che ciascuno debba fare la sua parte e scongiurare che quei 300-400mila posti di lavoro vadano persi. Ma ci vuole ottimismo, da parte ditutti. La crisi c’è, ma mentre un operaio metalmeccanico licenziato ha ragione a deprimersi, un impiegato statale che lo stipendio l’ha sempre preso, no. Se il primo ha avuto un motivo per smettere di spendere soldi, il secondo lo ha fatto solo per paura. Se si diffonde il pessimismo c’è il rischio che tutte le misure prese non serviranno a niente.

C’è ancora qualcosa che il governo deve fare subito?

Detassare al massimo stipendi e pensioni perché più soldi intascano gli italiani e più possono spendere, più si spende più si produce, più si produce più si cresce e più si cresce più si creano posti di lavoro.

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