San Raffaele: adesso il Vaticano potrebbe farsi da parte definitivamente

(LaPresse)

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Con la morte di don Luigi Verzé in Vaticano crescono le pressioni sul cardinale Tarcisio Bertone e sul suo uomo di fiducia, Giuseppe Profiti (vicepresidente del cda dell’Ospedale san Raffaele presidente dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma) affinché lo Ior e il Palazzo Apostolico passino la mano sulla controversa vicenda dell’ospedale milanese e lascino il salvataggio in mano all’imprenditore Giuseppe Rotelli, che ha offerto 305 milioni (55 milioni in più della cordata Ior-Vittorio Malacalza) per rilevare la struttura. Trovare altri 60 milioni da mettere sul piatto entro il 10 gennaio non sarà facile per il Vaticano, soprattutto dopo che è definitivamente tramontata l’ipotesi di intervento della fantomatica charity internazionale rappresentata dal docente dell’Università Bocconi, Maurizio Pini che ha dato le dimissioni dal cda del san Raffaele il 22 ottobre scorso.

Lo stesso Profiti poco prima di Natale aveva lasciato intendere che il Vaticano era pronto a fare un passo indietro sulla vicenda. La morte del fondatore rende più facile per il Palazzo apostolico tirarsi fuori, vista soprattutto l’opposizione di numerosi cardinale a questa operazione.

L’altro grande ostacolo all’intervento di Rotelli per il salvataggio del san Raffaele era rappresentato dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e dagli ambienti degli imprenditori vicini a Comunione Liberazione che non volevano vedere crescere troppo nella Regione il peso del gruppo Rotelli. Ma dopo l’arresto di Piero Daccò e la morte di Giuseppe Grossi, re delle bonifiche lombarde e altro punto di riferimento del San Raffaele e del mondo ciellino, la strada per Rotelli appare spianata.

L’obiettivo del Vaticano sembra essere, nei prossimi giorni, quello di non uscire completamente dalla partita ma verificare se è possibile mantenere comunque una presenza in cda e una certa quota nell’investimento a fianco del nuovo gruppo. Resta tuttavia da verificare l’effettiva consistenza e solidità dell’offerta di Rotelli e la capacità di soddisfare le garanzie promesse ai creditori che sono stati convocati il 23 gennaio per votare sull’ipotesi di concordato preventivo.

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