- Tags: Art. 18, Camusso, Cgil, Mario Monti, Sindacato
- Un commento
L’oroscopo della Camusso non porta bene. Su twitter, la leader della Cgil prevede nel 2012 una recessione “che avrà un impatto duro su occupazione e redditi”. C’è il rischio “che cresca il conflitto sociale con l’aumento delle disuguaglianze”, un rischio “reale di tensioni sociali crescenti nei prossimi mesi”, da contrastare “con un piano del lavoro, la vera emergenza”.
Ma il piano per il lavoro che intende la Camusso è il contrario di quello che chiede l’Europa e – cosa ancor più importante – di quello che richiede il bene dell’Italia. I binari per la crescita a cui fa riferimento la capopopolo della Cgil sono “coesione sociale e territoriale, ma c’è bisogno di strategia e di politica. Non basta il mercato”. Purtroppo, è col mercato che il lavoro deve fare i conti. E parlare ancora di mercato come se il mercato fosse il diavolo, non depone a favore del Sindacato. Una strategia e una politica ancorate al passato sarebbero nefande per le prospettive di lavoro non solo degli iscritti alla Cgil, ma per i milioni di disoccupati e inattivi (2 milioni 700mila gli italiani che vorrebbero lavorare ma che neppure lo cercano, il lavoro), in particolare per i precari e per i giovani che ambiscono a entrare, appunto, nel mercato del lavoro.
E non ci riescono perché la vera tensione, il vero scontro, è sovente tra i giovani (magari invecchiati) non garantiti e gli anziani che si tengono strette non solo le garanzie, ma anche i privilegi.
Il sindacato ha responsabilità enormi nella costruzione di un sistema del “welfare all’italiana” abnorme, contrario alle regole del mercato e al buon senso, alla solidarietà tra generazioni e categorie e, quindi, alla coesione sociale. La maggiore equità passa anche attraverso una strategia e una politica che non siano limitate alla difesa di interessi corporativi e diritti (o, meglio, posizioni e privilegi) acquisiti e non più sostenibili. Prevedere tensioni sociali sapendo di avere la forza di scatenarle è un po’ come se il diavolo facesse l’oroscopo 2012 dicendo che in molti venderanno l’anima. Basta gettare uno sguardo fuori dai confini nazionali per renderci conto che non dappertutto l’agitazione sindacale è ben vista, e prevale piuttosto una filosofia costruttiva delle relazioni sociali e dei rapporti tra sindacati e imprese. La contrapposizione deve lasciare spazio alla collaborazione.
Se il sindacato diventa il principale nemico del riformismo, non fa l’interesse del lavoro, quindi non fa l’interesse dei lavoratori. Come dimostra la levata di scudi contro la riforma dell’articolo 18. La maggiore equità, oggi, deve poter coincidere o almeno conciliarsi con la cura degli interessi dei “non rappresentati”.
- Lunedì 2 Gennaio 2012

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Commenti
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Il 2 Gennaio 2012 alle 16:41 indigesto ha scritto:
Il lavoro non deve produrre nè burocrazia né, tantomeno chiacchiere.
Alla parola lavoro i sindacati non amano far seguire la parola produttivo.
Se si dovessero aprire le porte della pubblica amministrazione alla schiera di addottorati in scienze politiche, della comunicazione, in psicologia, filosofia, sociologia e così via, non andremmo da nessuna parte. Il conflitto generazionale sta principalmente nel non aver saputo indirizzare i nostri giovani verso arti, mestieri e professioni produttive. Ora ce li ritroviamo disoccupati e patrimonio “intellettuale” della sinistra. E se non fosse per le poche risorse di chi percepisce ancora uno stipendio o una pensione, la situazione sarebbe ancorpiù disperata.
Quotaparte del debito pubblico servì prorio per creare quella falsa occupazione per cui dove lavorava produttivamente una persona ve si ne aggiunsero altre tre, consentendo burocrazia, stipendi, carriere e pensioni, col risultato che è sotto gli occhi di tutti.
I giovani, in ogni caso, non ricaveranno alcun beneficio dai sacrifici insostenibili imposti alle famiglie. Gli si toglierà il presente, oltre che aver loro tolto il futuro!
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