
Carabinieri in Via Giovannoli, sul luogo dell'omicidio (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)
Sul corpo pieno di sangue dell’uomo non hanno ancora steso il velo bianco. Arriviamo in via Giovannoli che dal duplice delitto è trascorsa appena mezz’ora. Ci arriviamo verso le 22 seguendo le sirene impazzite di auto della polizia e dei carabinieri che ci vediamo sfrecciare di fronte. Via Giovannoli è una stradina senza uscita nel quartiere Tor Pignattara, quadrante sud est di Roma.È qui che, dopo aver chiuso l’anno con 36 morti ammazzati, la capitale ha visto cadere sotto i colpi di un’arma da fuoco le prime due vittime del 2012: un ragazzo cinese di 31 anni, Zhou Zheng, e la sua bambina di 6 mesi. Un duplice omicidio per rapina. Per 5mila euro. Tanto, infatti, pare che custodisse in una borsa la moglie del giovane, Lia, 26 anni, rimasta ferita al petto e al braccio destro e che una volta trasferita in ospedale ha riferito “Erano bestie. Parlavano in italiano. Mi hanno detto: t’ammazzo come un cane”.
Tutti e tre stavano tornando a casa insieme con l’incasso della giornata di lavoro nel negozio di money tranfer del Pigneto e nel bar dia via Casilina. In due li aspettavano davanti al portone. Hanno intimato all’uomo di consegnare i soldi che la moglie teneva in una borsa. Lui si è opposto e i killer hanno aperto il fuoco. Tre colpi di pistola, uno dei quali ha raggiunto Zhou all’addome lasciandolo a terra. I primi ad arrivare sul posto lo hanno trovato con la figlioletta stretta al petto e accanto la moglie che urlava tutta la tua disperazione. Poco dopo il corpo è ancora là, la maglietta strappata e intrisa di sangue. La piccola non c’è. Ci dicono che si trovi sull’ambulanza ferma in mezzo alla strada. Sui marciapiede si è riversato mezzo quartiere. Quasi tutti stranieri, in prevalenza cinesi. Il giovane ucciso era molto conosciuto. Si era sposato due anni fa: una grande festa che aveva coinvolto tutto il quartiere. Pare addirittura che avesse affittato una Ferrari rossa per scorrazzarci la neo moglie.
Ce lo raccontano due italiani che proprietari di un laboratorio proprio davanti al civico 26. Il rumore degli spari lo hanno avvertito distintamente, ma pensavano si trattasse di qualche ragazzino che si divertiva a far scoppiare gli ultimi botti di Capodanno.
Un connazionale delle vittime, che abita a pochi passi dal luogo della rapina, ci racconta invece che la famiglia stava tornando dal bar di cui Zhou Zheng si occupa direttamente da quando il padre si era ammalato. “Questa sera ha dovuto chiudere lui stesso il locale – ci ha spiegato - probabilmente li hanno seguiti perché sapevano che sua moglie Zheng Lia aveva in borsa l’incasso”.
Mentre continuiamo a chiedere, grida strazianti azzittiscono il nostro parlottio sommesso. Arrivano dal secondo piano. Sono i parenti delle vittime. Una donna esce dal portone su una barella.
I militari dell’Arma, in divisa e in borghese, continuano a raccogliere testimonianze. Le indagini sono affidate a loro. Un primo elemento è la moto scura ritrovata quasi subito in una piazza a poca distanza dal luogo della sanguinosa rapina.
Quando ci allontaniamo ci rendiamo subito conto del cerchio di polizia e carabinieri in cui è stata chiusa mezza città. Ci sono posti di blocco ovunque. Una colonna di oltre una decina di volanti ci sfreccia al lato della macchina. Una gigantesca caccia all’uomo è in corso. Già ieri, quando il corpo del giovane non era stato ancora rimosso dal marciapiede, in Questura si svolgeva un vertice d’urgenza. Per questa mattina, invece, il prefetto Giuseppe Pecoraro ha convocato una riunione in prefettura con tutte le forze di polizia.
Intanto nulla sembra fermare l’ondata di violenza che ormai da troppi mesi, e troppo sangue versato, sta sconvolgendo una città che appare inerme e resta sempre più attonita.
- Giovedì 5 Gennaio 2012
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Commenti
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Il 7 Gennaio 2012 alle 15:11 nhico ha scritto:
D’accordissimo. Roma è diventata invivibile. D’accordissimo, le mafie di ogni genere e grado a Roma hanno messo radici. Insidiando e sostituendosi all’economia onesta, fin nelle più piccole fibre commerciali. D’accordissimo, Roma è una cloaca a cielo aperto, aperta ad ogni tipo di intrallazzo illecito. Ma, un reticolato del malaffare così fitto dove droga, prostituzione, usura e tutto il resto vengono contrabbandati alla luce del sole, non nasce dall’oggi al domani. Anche se la malavita sa velocizzare i suoi traffici, ha bisogno di tempo per ramificarsi. Per espandersi. Perciò, tutto questo lavorio sotterraneo che ha permesso alle cosce mafiose di mettere le mani sulla città, ha preso impulso e si è sviluppato e consolidato sotto le sindacature Di Veltroni e Rutelli. Eppure, i politici amano sempre puntare l’indice sull’ avversario di turno. Negandosi la riflessione più ovvia. I reati vengono perseguiti dalla magistratura. E’ la magistratura che deve cambiare atteggiamento e registro. Non può amministrare la giustizia facendo sociologia da centro sociale. E ora di finirla di lasciare sempre libero che ci stupra e ci ruba e ci fa tutte le angherie possibili, mentre sul malcapitato che si trova suo malgrado a fare cose orribili per difendere la propria famiglia e se stesso cade sempre la scure del rigore.
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