- Tags: Etiopia, Habtamu, Paderno Dugnano
- Un commento
Più ci penso e più mi colpisce, mi affascina, mi commuove la storia di Habtamu, il ragazzino tredicenne etiope adottato da una bella famiglia di Paderno Dugnano insieme al suo fratellino. Habtamu è stato ritrovato ieri con le scarpe rotte e una cartina geografica gualcita in tasca, davanti al binario 7 della Stazione centrale di Napoli dopo una maratona di 6 giorni dal Novarese a Milano, poi a Napoli e a Battipaglia e di nuovo a Napoli, con la fissa di raggiungere la Sicilia e da lì spiccare il volo per l’Africa. Voleva tornare a casa sua in Etiopia, il piccolo Habtamu, e rivedere quel che gli resta della famiglia naturale dopo che papà e mamma sono morti in guerra, e soprattutto riabbracciare un altro fratellino, il terzo, rimasto là. Rimasto solo.
Una maratona della nostalgia e dell’amore fraterno quasi inversa a quella di Abebe Bikila nel 1960, quando l’atleta etiope tagliò il traguardo della maratona olimpionica di Roma senza scarpe, prima medaglia d’oro africana in una Olimpiade, campione-simbolo di un continente che rivendicava la libertà dal colonialismo. Habtamu come Abebe. Entrambi piccoli, magri, forti, pieni di un amore, un rimpianto, un’impazienza che li rodeva, li spaccava dentro. E lontano, alle loro spalle, o forse nel profondo del loro cuore coraggioso, un’idea di patria, di famiglia, da custodire con coraggio e portare come viatico nella dura marcia della vita.
Una meta e un ritorno. Un traguardo e una vittoria.
Habtamu era partito da Pettenasco, oasi di villeggiatura sul Lago d’Orta, senza dire nulla ai genitori adottivi, Giulia Clemente e Marco Scacchi, che adesso nelle foto appaiono abbracciati e stanchi. E ha affrontato provvisto di niente (se non di pochi spicci e dell’ambizione urgente di rivedere l’Etiopia e il fratellino) la sfida della fame, del freddo, della paura. Senza un lamento, una lacrima, un cedimento. Ha raggiunto Novara, forse in pullman, poi Milano in treno, e Napoli ancora in treno. Poi, a piedi per un’ottantina di chilometri, Battipaglia, verso Salerno. E lì, forse, si è perso, forse era anche combattuto da un doppio amore. Perché con la sua famiglia adottiva, i suoi nuovi papà e mamma, Habtamu stava (e sta) bene. Habtamu sa di avere trovato in Giulia e Marco una serenità che in Etiopia non poteva più avere. Che la guerra e la miseria gli avevano tolto.
Habtamu ha dormito nei campi, ha teso la mano per raccogliere la pioggia di qualche euro, ha marciato incurante della fatica e del maltempo, sempre da solo, sempre rimuginando dentro di sé l’alternarsi di quel doppio sogno: l’Italia, l’Etiopia. L’hanno riconosciuto a Napoli i poliziotti della Polfer vedendolo solo e disorientato, il giubbotto strappato, le suole delle scarpe ridotte a un velo. Un guaglione dagli occhi ardenti di stanchezza e nostalgia. Adesso Habtamu è di nuovo a Paderno Dugnano. E un giorno in Etiopia ci tornerà. Ma con papà e mamma.
- Martedì 10 Gennaio 2012

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Il 10 Gennaio 2012 alle 17:15 Notizie e Cronaca : Le scarpe rotte di Habtamu e la sua lunga marcia verso l’Africa ha scritto:
[...] Italia Pubblicato: 10 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]
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