Processo Rostagno: il pentito Spatola è morto quattro anni fa

Un'immagine d'archivio datata luglio 1996 della figlia di Mauro Rostagno, Maddalena

Un'immagine d'archivio datata luglio 1996 della figlia di Mauro Rostagno, Maddalena

Di Raffaella Fanelli

Raffaella Fanelli

Avrebbe dovuto testimoniare nel processo per l’omicidio di Mauro Rostagno. Ma nell’aula bunker di Trapani non si è presentato. Né mai lo farà. Perché Rosario Spatola, pentito di Cosa Nostra, è morto. Ed è morto quattro anni fa. Eppure il suo nome risulta nella lista dei testi citati dalla procura di Trapani per chiarire la dinamica e le responsabilità dell’omicidio del giornalista Mauro Rostagno avvenuto il 26 settembre del 1988. Spatola avrebbe dovuto deporre come testimone in videoconferenza, e tutto era stato organizzato per questo.

Ascolta l’audio intervista: qui

Rosario Spatola

Rosario Spatola

Poi il pubblico ministero della Dda di Palermo, Francesco Del Bene ha dato la notizia: il teste è deceduto. Senza dire quando, però. “Tutto è stato assurdo, tutto scandaloso, nella storia di Mauro”, dichiara a Panorama.it Maddalena Rostagno. “Abbiamo aspettato 23 anni per avere un processo. E oggi pretendo che in aula, oltre a chiamare i testi defunti, si arrivi alla verità. Una verità che tutti conoscono”. Imputato per la morte del giornalista è il boss Vincenzo Virga e uno dei suoi killer, Vito Mazzara. Ad inchiodarli una perizia balistica disposta dalla Procura di Palermo, su intuizione del capo della squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares. Un’intuizione arrivata dopo anni di depistaggi. Anni in cui sono stati accusati tutti, tranne i veri responsabili. Persino Chicca Roveri, madre di Maddalena e compagna di Mauro Rostagno, che nel 1996 fu tenuta undici giorni a San Vittore. I boss di Cosa nostra avevano paura che Rostagno portasse in tv le sue inchieste.

“Mio padre denunciava la mafia e le sue commistioni in un periodo in cui si diceva che a Trapani la mafia non c’era”, continua Maddalena. “Aveva guardato dove non doveva. Non gli ho ancora perdonato di non avermi detto niente dei pericoli che correva, delle minacce ricevute”. L’ultimo editoriale di Rostagno in tv, a Rtc, è di una settimana prima di quel 26 settembre 1988. Parlò di Ciccio Pace, il personaggio riconosciuto capo mafia di Trapani nel 2001, nominato erede di Vincenzo Virga da Matteo Messina Denaro in persona, di lui Rostagno disse che era “imprenditore grazie ai mafiosi”. Cosa avrebbe potuto raccontare Rosario Spatola? Perché nessuno si è preoccupato di informare i magistrati di Trapani della morte di un collaboratore di giustizia testimone in un processo così importante?

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