Sì, certo, si può dire tutto della telefonata fra il capitano Gregorio De Falco, della capitaneria di porto di Livorno, e il comandante Francesco Schettino, che non sappiamo se abbarbicato a uno scoglio o rintanato in una scialuppa insieme al suo secondo a contemplare il tragico frutto della sua incoscienza, in salvo mentre i passeggeri della “Concordia” (donne, bambini, anziani) ancora stanno lottando per non morire e alcuni sono già cadaveri.
Si può dire tutto dello scambio drammatico, assurdo, di ordini da una parte (De Falco che intima a Schettino di risalire in senso contrario la scaletta a prua e tornare a bordo della “Concordia” a dirigere i soccorsi), e la vile, pasticciata furbizia dall’altra (Schettino che quasi senza voce mente, traccheggia, svicola, non risponde, disobbedisce e non rimetterà più piede sulla nave). Sì, ogni commento è lecito e nessuno basta a esprimere tutto il nostro sgomento. “Agghiacciante”. “Allucinante”. “Senza parole”. “Vergogna”.
Si può mettere a confronto l’eroismo di tanti ufficiali di marina nelle passate guerre con l’incompetenza e la codardia di altri gallonati gonfi e tronfi di alamari, che hanno lasciato morire i loro marinai. Si può citare uno dei capolavori della letteratura mondiale, “Lord Jim” di Joseph Conrad, e l’abisso di vergogna e viltà nel quale piomba il protagonista, primo ufficiale sulla “Patna” che trasporta i fedeli della Mecca (“questo codardo che a un certo momento salta dalla nave e abbandona migliaia di pellegrini al loro destino”, lo presenta Ugo Mursia ai lettori italiani).
Possiamo scaricare su Francesco Schettino, quest’uomo che nel momento della prova decisiva manca così orribilmente ai suoi doveri, tutta la colpa della tragedia di cui ancora non si conosce il bilancio esatto dei morti. Possiamo provare rabbia e augurarci il massimo della pena, una severità esemplare. Schettino ci scandalizza, ci turba, ci toglie il respiro per la sua follia, la volgarità della sua paura blu, l’inescusabile diserzione dai suoi obblighi. Sì. Tutto questo. Ma dobbiamo andare oltre, capire l’insegnamento.
“Noi siamo Lord Jim”, scriveva Mursia. Chiediamoci chi siamo noi. Siamo il capitano De Falco, che incalza l’anima persa di Schettino a rimontare la scala dei suoi doveri di marinaio, o siamo il comandante senza onore che scappa, calpesta i propri giuramenti, s’incarta nei propri errori e spera e briga per farla franca? Ci sono piccole e grandi responsabilità che ci chiamano ogni giorno a dare prova di noi stessi. Qualcuno dirà che non è possibile giudicare Schettino senza essersi trovati nella sua situazione. Ma questa non è una sfida a chi è più coraggioso. Non dobbiamo dimostrare nulla. Dobbiamo solo fare il nostro lavoro. Il comandante doveva sapere che là c’erano gli scogli e che accostare a quel modo era una pazzia. E non doveva abbandonare la nave prima dei passeggeri. La paura, per dirla con Montaigne, è la cosa di cui ho più paura. Ma la paura si sconfigge con la professionalità, non con il coraggio.
Il punto è: siamo sicuri che da una parte c’è il comandante della “Concordia” e dall’altra tutti noi? L’Italia di oggi è quella di De Falco o quella di Schettino?
- Martedì 17 Gennaio 2012

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Commenti
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Il 17 Gennaio 2012 alle 21:00 Joseph Conrad “Lord Jim”, rileggiamolo e dimentichiamo Francesco Schettino | Vivi Capena ha scritto:
[...] Per esempio su La Stampa di oggi lo ha fatto Pierangelo Sapegno e su Repubblica Björn Larsson. E Marco Ventura sul nostro sito. Tutto vero certo e le analisi sono tutte condivisibili. Però d’istinto io mi ribello. Non [...]
Il 17 Gennaio 2012 alle 21:56 indigesto ha scritto:
“L’Italia di oggi è quella di De Falco o quella di Schettino?”
Forse è rimasta quella che si “gode” le esecuzioni capitali in piazza.
Il 18 Gennaio 2012 alle 23:33 zione ha scritto:
Schettino ha commesso una grave leggerezza, dovuta alla Consuetudine (“che vale più della Legge”) ma che non può trovare giustificazione, perché si è trasformata in un errore che ha provocato un’Apocalittica Tragedia in cui vi sono state Vittime e Dispersi, incluso una Piccinina di soli cinque anni; ma è pur vero che malgrado lo sconvolgimento che lo ha Subissato ed ha rovinato per sempre la sua esistenza e quella di una moltitudine di persone (e Famiglie) è riuscito, prima di crollare, a mantenere il sangue freddo necessario al Comandante, per evitare il Panico a bordo e a rimediare in parte, con l’unica manovra possibile (eseguita da esperto Marinaio) in modo da far espletare i dovuti compiti al suo Equipaggio, che si è prodigato egregiamente, facendo sbarcare la quasi totalità delle persone (4.000 ?) in 2 ore e checchè si dica …; quindi bene ha fatto il Magistrato che lo ha tolto da un’illegale Carcerazione; questi sono i fatti, il resto, sono solo giudizi di Linciaggio.
Il 23 Febbraio 2012 alle 10:31 perplesso2 ha scritto:
E’ la pratica dell’inchino che è da condannare e a quanto pare Schettino non è stato il primo a farla. Non difendo il capitano della Concordia che si è comportato da codardo, non avrebbe dovuto scegliere una responsabilità di questo di tipo viste le sue debolezze. Si dovrebbe imparare a dire no ai poteri forti
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