Di Andrea Monti
“Io sono dalla parte della legalità. Ma noto una differenziazione da parte di certa magistratura tra appartenenti al centrodestra e al centrosinistra”. Lo dice il consigliere regionale lombardo Sante Zuffada (Pdl), dopo l’ordine di arresto per il collega di partito e membro dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale Massimo Ponzoni, accusato di bancarotta nel crac della società “Pellicano”. Secondo il gip di Monza, che ha emesso il provvedimento di custodia cautelare, alle regionali del 2005 Ponzoni (che al momento si trova all’estero) avrebbe ricevuto voti dalla ‘ndrangheta. In manette anche l’ex sindaco di Giussano Franco Riva, il vice-presidente della provincia di Monza Antonino Brambilla, l’ex assessore provinciale brianzolo Rosario Perri e l’imprenditore bergamasco Filippo Duzioni.
Nelle carte dell’inchiesta ci sarebbe il nome del presidente regionale Formigoni, scritto in una lettera da Sergio Pennati, ex socio di Ponzoni: “L’immobiliare Mais (società di cui Ponzoni era socio fino al 2005, ndr) ha pagato varie volte noleggi di barche e vacanze esotiche allo stesso Ponzoni e al suo capo Formigoni”. Il presidente lombardo smentisce: “Non conosco il signor Pennati, né conoscevo l’esistenza di questa Immobiliare Mais. Non ho mai usufruito di vacanze o barche pagate da questi signori o da questa azienda”.
L’ordine di arresto per Ponzoni arriva un mese e mezzo dopo le manette a Nicoli Cristiani (Pdl), anche lui (fino a poche settimane fa) membro dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, così come lo era il Pd Penati prima dello scandalo tangenti. “Questo non aiuta la credibilità della politica – dice Zuffada. - Sta a noi rispondere adeguatamente, con comportamenti assolutamente in regola. Quella di Ponzoni mi pare una vicenda del tutto personale. Mi auguro che possa chiarire la sua posizione”. Opinioni simili a quelle di Stefano Carugo, anche lui consigliere regionale Pdl, che ha risposto alle domande di Panorama.it.
Come deve reagire il Pdl lombardo?
La vicenda di Ponzoni è un po’ vecchia. Dopo tre anni di indagini in cui è andato più volte dai magistrati, qui in Brianza è sembrato strano a tutti che improvvisamente sia arrivato l’arresto. Siamo stupiti.
Tre componenti (o ex) dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale sono coinvolti in inchieste giudiziarie. Cosa dovrebbero pensare i cittadini?
Sarei sciocco a dire che possono pensare bene. Ma le colpe dei singoli non devono ricadere su tutta la Regione, che nella vicenda di Ponzoni non c’entra nulla. È una questione di affari personali, che devono essere ancora completamente verificati. Certo tutto ciò non aiuta il giudizio positivo sui partiti.
Dopo l’arresto di Nicoli Cristiani, il leghista Salvini diceva: “Nel Pdl, soprattutto a livello locale, casi di episodi simili stano diventando un po’ troppo frequenti. Devono sistemare un po’ le cose al loro interno”. Aveva ragione?
Aveva torto. Il Pdl è impegnato in un profondo rinnovamento. Tra noi la questione morale è già aperta da tempo. Errare è umano, ci sono casi che spero siano assolutamente singoli e che non toccano le attività istituzionali. Non vorrei che quello di Ponzoni diventasse un caso Nicoli-bis: di recente abbiamo scoperto che i 100mila euro della presunta tangente non erano dell’imprenditore Locatelli, ma proprio di Nicoli. È giusto che la magistratura faccia il suo corso, però per massacrare una persona devono esserci prove convincenti. Ormai sparare sulla politica è uno sport. Se qualcuno ha sbagliato, è giusto che venga condannato. Ma soprattutto nel caso di Ponzoni, che negli ultimi anni ha passato più tempo con gli avvocati che in Regione, l’arresto mi pare eccessivo. Credo che ormai dopo Berlusconi si stia prendendo di mira Formigoni. La Regione è un po’ sotto assedio.
Esiste una questione morale nel Pdl lombardo, o nella maggioranza in Regione?
Secondo me no. È giusto fare una profonda riflessione. Vanno verificate le colpe dei singoli, ma il mio giudizio politico è che in questo periodo c’è particolare attenzione alle attività della Regione.
Dall’opposizione chiedono le dimissioni di Formigoni.
Per ciò che sappiamo dai giornali, le presunte attività illecite di Ponzoni non c’entrano nulla con la Regione.
Secondo Formigoni “non c’è una questione politica”. Due arrestati dello stesso partito, nello stesso ufficio di presidenza, non sono una questione politica?
La coincidenza dell’ufficio di presidenza è assolutamente casuale. Un conto sono i fatti personali, un conto se si è abusato del proprio potere coinvolgendo la Regione. Come già nel caso di Nicoli, se così fosse la stessa Regione sarebbe parte lesa. Da quello che si legge, comunque, sono due vicende completamente diverse. Soprattutto quella di Ponzoni non ha assolutamente implicazioni con la Regione: se anche fosse stato eletto con voti comprati, Formigoni non poteva saperlo.
- Martedì 17 Gennaio 2012

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