
Combo con le foto del capitano Gregorio Maria De Falco (D) e del comandante della Costa Concordia Francesco Schettino (S). ANSA
Anche provando la più intensa antipatia per il tipo umano incarnato dal comandante Francesco Schettino, anche denigrando il suo comportamento, mi risulta difficile comprendere l’accanimento mediatico e il linciaggio contro di lui. Oggi, poi, non capisco lo stupore indignato per la concessione degli arresti domiciliari. Che cosa dice il codice di procedura penale?
Che un indagato può essere tenuto in carcere (o agli arresti domiciliari, a seconda della decisione del giudice) in soli tre casi: se sta cercando di inquinare le prove, se è possibile che tenti la fuga, se può reiterare (cioè ripetere) il reato. Nel caso in questione, non può avvenire nulla di tutto questo. E allora perché tanto stupore? Perché mai il procuratore di Grosseto dichiara la sua sorpresa? Neanche lui conosce il codice? E che cosa si dovrebbe fare del comandante della Costa Concordia? Vogliamo prenderlo e buttarlo in galera per un anno? Due anni? Lo facciamo oggi, prima del giudizio, come tante volte è accaduto in questo paese di feroci giustizialisti (con le detenzioni degli altri)? Mah. L’Italia, da questo punto di vista, assomiglia a quei film americani dove una folla inferocita prende il malcapitato di turno, lo imbratta di pece e poi lo cosparge di piume. Ma non è un bello spettacolo.
- Mercoledì 18 Gennaio 2012
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Commenti
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Il 18 Gennaio 2012 alle 12:36 indigesto ha scritto:
Ormai siamo tutti americani, ma nel senso deteriore del termine, gentile Dr. Tortorella. E’ inutile dire che le Sue considerazioni di buonsenso sono solo da condivedere, parola per parola. Saluti.
Il 18 Gennaio 2012 alle 13:17 indigesto ha scritto:
Pare che la decisione del Gip sugli arresti domiciliari non sia andata giù alla Procura che ha messo in conto anche il ricorso. Dal che si deduce che la custodia cautelare, pur mantenuta in essere dal Gip, se non si estrinseca nella tortura preventiva del carcere non soddisfa la Pubblica accusa. Come dire: vox populi, vox..procurae!
Il 18 Gennaio 2012 alle 15:49 colorare12 ha scritto:
Non sono per niente d’accordo con il suo pensiero così come espresso nell’articolo, se non altro dopo aver ascoltato non meno di dieci volte le due telefonate.
Vede io abito in un piccolo paese di campagna e fa poco più di 4000 abitanti, su quella nave c’era il mio paese.
Un capitano o meglio un comandante ne deve avere la cura come verso un figlio e l’amore come ad un fratello.
Esserci o non esserci questa è la differenza, lei scrive perchè c’è, ma chi è morto parla attraverso i suoi eredi, e siamo noi quegli eredi che gridano tutto il proprio disprezzo per chi ha avuto in mano la vita di cittadini che doveva trattare come figli e invece li ha traditi e poi abbandonati.
Gentile signor Tortorella è tempo di finirla con questo falso buonismo e di rispetto verso chi ha tradito.
Nessuno può solo pensare di giocare con la vita degli altri.
Fossi in lei modificherei il suo articolo.
E Lui per le responsabilità dirette ed il suo datore di lavoro per le responsabilità indirette dovrebbero essere in galera e dovrebbe essere fatto subito il processo.
Massimo della pena.
Saluti, Renzo.
Il 18 Gennaio 2012 alle 16:45 adalberto59 ha scritto:
Il caso di questa vicenda molto triste, tragica, a mio avviso si colloca nell’ imprudenza e nella superficialità di un civile, di un capitano di lungo corso che, quantunque abbia rivestito un’autorità molto alta sulla nave e quindi di grande responsabilità, non conosce la disciplina militare. Se si fosse trattato di un normale comandante militare, al massimo un’ unità navale si sarebbe incagliata in una secca o avrebbe urtato qualche banchina, nella manovra di entrata e di uscita. E’ accaduto. In altre parole, il senso della disciplina, del rigore e dell’ onore sono moduli di vita che si acquisiscono con una precisa formazione. In questo caso la leggerezza di questo signore paga e paga un prezzo altissimo! Non metterei alla gogna o al linciaggio mediatico, o peggio, per specularci sopra, con magliette che richiamano gli ordini di un altro uomo, quest’ uomo. Sarebbe da guerra civile, da dissennato giustizialismo gratutio, solo perchè esiste internet per fare tanti bla bla. Vorrei vedere io quanta di questa gente che lo vorrebbe morto sarebbe stata capace di avere un istinto prevedibile di rimanerci sulla nave fino all’ ultimo uomo! Vorrei vedere io quanti di queste persone “con il culo al caldo” avrebbero avuto sangue freddo ed agito come le regole del mare lo sanciscono! Con questo non difendo nè giustifico il comportamento di questa persona. E’ un uomo e come tutti gli uomini ha avuto un madornale, imperdonabile, momento di debolezza. Per questa rilevanza c’è la giustizia che farà il suo corso, si adopera per riconoscergli gli addebiti che, solo in sede processuale avranno un epilogo di colpa grave. I domiciliari sono quindi corretti perchè dove va? Con quella faccia non può andare da nessuna parte al mondo, ormai! Non può inquinare prove! C’è pure un concorso di colpa da parte di alcuni membri dell’equipaggio e poi ci sono molte testimonianze. Basta, è finito. La sua vera pena da espiare sarà il rimorso di avere agito ed avere sulla coscienza molti morti e questa pena, penso, gli durerà tutta la vita!
Il 18 Gennaio 2012 alle 17:47 Salvo ha scritto:
Condannare a priori il comandante e’ tipico giustizialismo che spesso distingue il nostro paese. Noi italiani siamo esperti di tutto, e questo ci porta anche ad essere giudici di un evento che ancora non e’ noto in tutti i suoi dettagli, meno uno : c’erano a bordo più di 4000 persone, ne sono morte una decina e mancano all’appello circa venti. Mi sono subito chiesto, se il comandante avesse agito diversamente, cosa sarebbe potuto cambiare? Non sarebbe morto nessuno oppure avremmo contato magari due o tre mila vittime? Credo sia giusto lasciare che ognuno possa fare serenamente il proprio mestiere, compresi tutti coloro che saranno chiamati a giudicare questo brutto evento. Gli altri dovrebbero avere la correttezza e l’onesta’ intellettuale di non condannare un uomo che forse, invece di essere un volgare assassino, come molti lo hanno definito, magari alla fine si scopre che in un tragico momento ha saputo mantenere la freddezza e la professionalità indispensabile a portare in salvo più di quattromila persone.
E’ vero, anche un solo morto è già troppo, tuttavia non si può non avere la razionalità che, di fronte ad una tragica situazione del genere, ci porti a valutare la cosa nel suo aspetto più concreto e cioè il risultato ottenuto dalle scelte effettuate e quale sarebbe potuto essere lo scenario alternativo. Oggi si incensano di eroismo tutti coloro che si sono prodigati a portare soccorso,ma non ho sentito nessuno dire che tutti i soccorritori intervenuti subito dopo il naufragio lo hanno potuto fare perchè la nave era a 20 metri dalla costa, e la nave in quel punto ce l’ha portata il Comandante Schettino e che, se non lo avesse fatto, e si fosse apprestato a dare corso all’evacuazione della nave a qualche centinaio di metri dalla costa, tutti coloro che sono intervenuti da terra per contribuire alle operazioni, forse avrebbero potuto solamente fare da spettatori alla morte di qualche centinaio di passeggeri, per non dire qualche migliaio. Ed al Comandante che da terra ha impartito perentoriamente ordini di risalire a bordo, al comandante Schettino, vorrei chiedere se si è chiesto, in quel frangente, quanto fosse umanamente e tecnicamente possibile, gestire e coordinare una situazione di emergenza stando dentro la plancia di una nave ormai inclinata di oltre 45 gradi. Praticamente chiunque sarebbe stato impossibilitato a gestire se stesso, solo per restare in piedi, figuriamoci gestire l’evacuazione di 4000 persone in quelle condizioni. Forse da bordo di una scialuppa a pochi metri dalla nave era più produttivo. Interessante anche l’ordine di risalire a bordo della nave percorrendo in salita la biscaglina lungo la fiancata,mentre centinaia di persone la stavano percorrendo in discesa, armate di giubbotto salvagente e piene di paura… dov’è la logica di questo ordine? quanto era concretamente eseguibile questo ordine? Qual’è il senso di dare un ordine senza avere preventivamente verificato la fattibilità concreta di quanto ordinato?
E’ proprio vero che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare….
Il 18 Gennaio 2012 alle 18:32 indigesto ha scritto:
Condannare ad oltranza, senza avere completa contezza dei fatti è solo, nel migliore dei casi, una reazione emotiva. Affidarsi alla perentorietà delle telefonate intervenute in un momento di difficile interpretazione della realtà significa caricare di significato cose che potrebbero non averne affatto in concreto, ma averne solo, semmai, sul piano formale, che non sempre però risulta adatto ad affrontare efficamente situazioni complesse. L’autoritarimo, anche quando a sproposito, sortisce quasi sempre effetto su chi già è predisposto in un certo modo. Farne un tormentone è poi tipico della massa amorfa poco abituata a porsi domande prima di pretendere di averne le risposte.
Il 18 Gennaio 2012 alle 20:24 il pungolo ha scritto:
• Leggo che qualcuno parla di insabbiamento, di indagini non adeguate, di tante altre cose che non porteranno alla verità, ebbene molta colpa di ciò è dei “giornalisti” più opportunamente pennivendoli, che pur di far notizia, non si informano circa le cose che dicono.
Cosa ne sanno loro degli equipaggi?
Perchè non si imbarcano come personale di bordo, così da comprendere effettivamente lo stress di queste persone? è vero non è mai morto nessuno per eccesso di lavoro, ma l’equipaggio si imbarca e per un periodo che va da uno fino ad otto mesi, non tornano a casa, restano a bordo per 24 ore al giorno, per sette giorni alla settimana, per trenta giorni al mese, anche se viene concesso loro il periodo di riposo per dormire, spesso per le condizioni meteomarine, non possono dormire. l’art 36 della Costituzione recita rra l’altro che al lavoratore spetta il riposo settimanale, non rinunziarvi: Per il marittimo questo non esiste, speriamo che questo articolo non lo leggano gli armatori, perche altrimenti toglieranno anche il mancato riposo.
quanto è accaduto si spera essere di monito per le istituzioni affinche aprano gli occhi su questa categoria di novelli schiavi. Si parla di pirati che infestano alcuni mari, ma i veri pirati sono gli armatori.
Fate indagini serie e non lacrimose, non aspettate altri incidenti per vendere più copie.
Gli incidenti non sono casi soradici, vedi incendi Vincenzo Florio Tirrenia, vedi auto in mare Moby Otta ecc.
Nessun incidente per mare è dovuto a fatalità, mai un meteorite è caduto finendo su una nave, è sempre l’uomo che li ha provocati.
Il 19 Gennaio 2012 alle 3:04 Costa Concordia: la nave si sposta – La Voce d’Italia | Italia – iWooho.com ha scritto:
[...] Panorama [...]
Il 19 Gennaio 2012 alle 13:46 fabrizioroma1970 ha scritto:
fai vomitare schettino
Il 19 Gennaio 2012 alle 13:52 fabrizioroma1970 ha scritto:
ma vi siete chiesti se l’escremento sapeva ce cosa e’ la biscaccina secondo me e’ come dire a fantozzi cazza la gomera
Il 20 Gennaio 2012 alle 10:43 fabrizioroma1970 ha scritto:
fatelo diventare famoso SCHETTINO SANTO SUBITO LA COLPA E’ DEI DISPERSI E DEI MORTI OVVIO CHI E’ MORTO NON SAPEVA NUOTARE E NON E’ COLPA DI SCHETTINO CHE SI E’ DISPERSO NON SAPEVA DOVE ANDARE E ALLORA SCHETTINO CHE CENTRA , PERCIO CONDANNATE TUTTI GLI ALTRI
Il 23 Gennaio 2012 alle 3:23 maritasca ha scritto:
Povero mondo se esistono persone che pensano e scrivono come fabrizioroma1970! Lui fa vomitare coi suoi insulti volgari che propina a puntate! Mi consola che la maggioranza dei commenti sono improntati sul buon senso, e la comprensione umana per il dramma del capitano Schettino.
Certo che il dramma ben più grave è delle vittime e loro famigliari ma questo non ci deve far dimenticare la cristiana compassione dovuta a chi sbaglia e….penso sopratutto alla figlia quindicenne del capitano!
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