
Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi (D), con l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni il 18 gennaio 2012 a Varese. ANSA/ENZO LAIACONA
Eccoli, gli alleluja all’unità dei simpatizzanti della Lega Nord. La ritrovata concordia tra Bobo e Umberto sul palco del teatro di Varese scatena sui social network l’entusiasmo di una base che nelle ultime settimane era rimasta disorientata. Sul profilo facebook di Matteo Salvini, il numero uno del Carroccio a Milano considerato vicino all’ex ministro dell’Interno, sono centinaia i simpatizzanti che, dopo il simbolico abbraccio a Varese, sembrano aver ritrovato le ragioni smarrite dell’orgoglio padano, sotterratte in queste settimane dalla guerra sorda intestina che ha sconquassato il più antico partito politico italiano spingendolo, secondo la stampa, sull’orlo della scissione. La photo op tra i due leader della Lega rilancia antichi entusiasmi, c’è chi sogna anche un impossibile ritorno alla Lega delle origini, quella della Roma Ladrona e del celudurismo contro i reduci della prima Repubblica. «Grandissima esperienza di rinnovato patto di unità e fratellanza. Ho seguito in TV, con pelle d’oca e batticuore, figurèmes vialter lì a Varés..!» scrive una militante. «Alla faccia dei giornali di sinistra che ci spacciano per divisi!» rimarca Nicola. «Benissimo…. :-) ora servono “maroniani” e “bossiani” insieme sul territorio…e che vadano avanti uniti» ribadisce Marco. Messaggi di questo tenore si susseguono, uno dopo l’altro, a decine, sul profilo facebook di Salvini, a riprova del trauma che ha rappresentato per la base leghista la divisione interna al partito e lo strisciante attacco alla leadership del Capo e della sua cerchia.
Certo: il profilo facebook di Salvini non è la Lega Nord. E non tutti, tra gli elettori del Carroccio, credono a quella che per molti rimane solo una tregua armata. Ma sale dal basso, anche in rete, la richiesta di unità. Poi c’è chi azzarda un ragionamento: Bossi e Maroni sono troppo deboli per fare a meno, in questo momento, l’uno dell’altro. Bossi, perché senza Maroni, rischia l’ammutinamento di centinaia di dirigenti e militanti, con effetti a catena devastanti per il partito. Maroni, perché, nonostante il sostegno di una parte consisente della base, rischia di diventare il classico generale senza truppe, a capo di un partitino - come disse una volta Bossi ai tempi del Caf - da profilo telefonico.
Il malumore, insomma, continua a serpeggiare. E se i forum ufficiali sono stati chiusi per timore di una rivolta della base, i federalisti delusi hanno trovato sul sedicente sito dei giovani padani lo sfogatoio contro il cosiddetto cerchio magico. Ma c’è anche chi attacca direttamente il Fondatore: «Certo che Bossi ha fatto il furbo , quando si è reso conto che la base era in maggioranza a favore di Maroni, ha fatto dietrofront, facendo finta di abbracciare Maroni» avverte un militante.E c’è chi si spinge a ipotizzare scenari futuri: «Fintanto che Bossi avrà in mano i cordoni della borsa (per esempio i 170 milioni di euro per “rimborsi elettorali”), Maroni per quanto cazziato e schifato resterà dentro la Lega, perché fuori al freddo e con le tasche vuote la sua vita politica sarebbe durissima». Aggiungendo poi: «Certo è che recuperare la credibilità perduta dalla Lega non sarà facile». Il fatto è che per molti elettori e simpatizzanti, anche in rete, si può immaginare di ripartire da quella foto. Vedremo domenica, in occasione della manifestazione leghista a Milano, quell’abbraccio tra i due vecchi leader reggerà o rimarrà solo una photo op ad uso e consumo di una base divisa e lacerata.
- Giovedì 19 Gennaio 2012
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