Costa Concordia ed Andrea Doria: un’Italia ed un comandante diversi

Il Comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino (Credits: LaPresse)

Il Comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino (Credits: LaPresse)

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Marco Ventura Passano i giorni e aumentano i sospetti. È certo che il naufragio della “Concordia” si poteva evitare: bastava non fare un inchino sbagliato. Troppo spavaldo, troppo accostato all’isola. Ma i dubbi sono anche altri.
Chi ha preso la decisione di non dare l’allarme e di procrastinare l’ordine di abbandono della nave? È stato solo il comandante Francesco Schettino? Con chi si è consultato, con chi ha parlato nei 62 minuti tra l’impatto e il calo delle scialuppe? I passeggeri potevano essere tutti vivi se fosse stato dato per tempo l’allarme e l’ordine di abbandono nave? E perché allora dalla plancia, in risposta alla capitaneria di porto, si continuava a ripetere il mantra mendace del black out e ai passeggeri si ordinava di andare nelle cabine? C’era stato l’urto, il danno era evidente. A quel punto, Schettino doveva fare delle scelte: davanti non aveva più uno scoglio imprevisto, ma un ventaglio di procedure da mettere in atto. Secondo quali priorità?

Il comandante ne ha discusso, nelle telefonate avute con i responsabili della compagnia Costa in quei 62 minuti? Ha fatto tutto quello che doveva per salvare i passeggeri, oppure la preoccupazione per il recupero della nave ha interferito nelle scelte? Perché Schettino avrebbe preferito ritardare l’allarme e manovrare (se davvero l’ha fatto) per “appoggiare” lo scafo agli scogli?

Mi ha colpito la testimonianza, ieri a Porta a Porta, di un vecchio ufficiale sopravvissuto al naufragio nel 1956 dell’Andrea Doria in navigazione tra Nantucket e New York. Molti libri sono stati scritti su quel naufragio e sull’Andrea Doria, il più lussuoso transatlantico del mondo. Per anni si dubitò della perizia del comandante, Piero Calamai, finché uno studio ha dimostrato in modo definitivo che l’errore fu dell’ufficiale al timone della nave svedese MN Stockholm, che gli “tagliò la strada”. Ha raccontato ieri a Vespa con poche bellissime parole l’ufficiale dell’Andrea Doria che Calamai fu l’ultimo a scendere, dopo essersi assicurato che le cabine fossero vuote e anche l’ultimo passeggero in salvo. Vado a memoria:

“Scendemmo per ordine di grado, io ero il quintultimo. Quando toccò al comandante, disse che sarebbe rimasto a bordo. Noi gli dicemmo che saremmo risaliti con lui e allora finalmente si convinse, a patto di restare là davanti”. E rimasero, finché l’Andrea Doria colò a picco nell’oceano. Non ci furono altri morti oltre a quelli dell’impatto, tranne una bambina che batté la testa contro la scialuppa perché lanciata dal padre, e un morto d’infarto quando era già salvo (In tutto i morti furono 46). Ma la frase che mi ha impensierito di più è quella in cui l’ufficiale ha spiegato che anche Calamai avrebbe potuto tentare di far arenare la nave, ma preferì dare subito l’allarme e far sì che i passeggeri si mettessero in salvo. La tempestività dell’allarme e il soccorso delle nav i che incrociavano nell’area, l’immediatezza e bontà (in ogni senso) di tutte le decisioni, e l’efficienza delle procedure d’emergenza sull’Andrea Doria, evitarono altre vittime. Sul letto di morte Calamai chiese: “Sono salvi i passeggeri?”. Delirava. “Sì, papà, sono salvi”, disse la figlia.
Era il 1956, non il 2012. Al largo di Nantucket, non davanti all’isola del Giglio. Era un’altra Italia. Che cosa ci è successo da allora?

Commenti

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Il 19 Gennaio 2012 alle 18:25 indigesto ha scritto:

Non deve essere stato un dialogo tenero se, come si è detto da qualche parte, il Comandante lo ha commentato con “Qui finisce la mia carriera, mi licenzieranno”. Certo, la statunitense Carnival Corporation proprietaria della Costa, o chi per essa, avrà fatto subito un pò di conti, ma è difficile pensare che abbia privilegiato la nave ai passeggeri, che, in immagine, sono l’unica fonte di guadagno. E poi, non era certo quello il momento adatto a fare previsioni sulle eventuali vittime; vittime che segnano in maniera indelebile la portata di ogni tragedia. Come ancor oggi è difficile stabilirne il numero, poichè in presenza di un buon numero di dispersi. E nemmeno si potrà stabilire, per le vittime accertate, quante siano dovute all’impatto e quante dovute alle diverse circostanze che, pare, si sono verificate a bordo. E’ tutto un discorso da fare, ma non certo in chiave giornalistica.

Il 19 Gennaio 2012 alle 18:30 indigesto ha scritto:

Lei, marco.ventura, forse è troppo giovane per ricordare come fu trattato dalla “pubblica opinione” il Comandante Calamai. Vada a leggersi le cronache giornalistiche di allora. Questa Italia del “crucifige” non è cambiata affatto. E’ da sempre uguale a sé stessa.

Il 19 Gennaio 2012 alle 23:47 zione ha scritto:

Comandante Schettino, Costa Concordia, la bimba di Rimini, i Guida pescatori di Ercolano, Jolli grigio e Giovanni padre, e tante cattive chiacchiere, su troppi dolori che avrebbero bisogno di un poco di sollievo.

Perbacco, se di tutto il grandissimo sdegno con cui si scagliano i media (e che sicuramente in certe situazioni verificatesi, così come anche da parte dei parenti delle Vittime, lo si può pure comprendere …) contro la “Ciurma” della grande nave finita così tragicamente sugli scogli dell’isola del Giglio, ce ne fosse stato almeno una minima parte che avrebbe preso a cuore lo speronamento con affondamento del peschereccio Giovanni Padre da parte della nave assassina Jolly Grigio della Compagnia Messina, avvenuto ad Agosto nei pressi di Ischia, adesso la sfortunata famiglia Guida (pescatori di Ercolano) avrebbe dove portare un fiore sulla tomba di un ragazzo ventenne e di suo padre, che sono ancora nel relitto della loro barca colla quale Lavoravano e che può sempre riemergere e provocare ancora un ulteriore disastro … in barba a qualche Giudicione che non ne ritiene necessario il recupero, malgrado la spontanea offerta di provvedere a tale incombenza, fatta da parte dell’Armatore responsabile del misfatto.

Invece, a proposito del Comandante della Costa Concordia, la supernave naufragata, c’è da convenire sul fatto che Schettino ha commesso una grave leggerezza, forse dovuta alla Consuetudine (“che vale più della Legge”) ma che non può trovare nessuna giustificazione in questo caso, perché si è trasformata in un fatale errore che ha provocato un’Apocalittica Tragedia in cui vi sono state Vittime e Dispersi, incluso una Piccinina di soli cinque anni; ma è pur vero che malgrado lo sconvolgimento che lo ha Subissato ed ha rovinato per sempre la sua esistenza e quella di una moltitudine di persone (e Famiglie …) è riuscito, prima di crollare, a mantenere i nervi saldi e il sangue freddo necessario ad un Comandante, per evitare il Panico a bordo e a rimediare in parte, con l’ultima manovra possibile (compiuta da vero Marinaio) in modo da poter far eseguire i difficili compiti al suo Equipaggio, che si è prodigato egregiamente, facendo comunque sbarcare la quasi totalità delle persone (4.000 ?) in 2 ore, checchè si dica; e bene ha fatto il Magistrato a liberarlo da un’illegale Carcerazione; questi sono i fatti, il resto, sono solo avventati giudizi di Linciaggio.

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