Strana dieta al Cnel… - Gli “Spifferi -

Il Logo del Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro)

Il Logo del Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro)

Lucrezia Pagano
C’è uno strano via vai in Transatlantico. Attorno alla consueta fauna che affolla Montecitorio, non possono non notarsi alcuni impettiti consiglieri del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) che si muovono con circospetta prudenza e sospettoso interesse. Un continuo sfoderare l’agenda dalla ventiquattrore, segnare recapiti di tecnocrati e deputati, concordare appuntamenti nei palazzi della politica e appartarsi in Aula governo per qualche scambio di vedute con i big. Colloqui, quest’ultimi, che evidentemente impongono riservatezza. Parte la caccia al capo della matassa. Oggetto di questo andirivieni sono alcune conseguenze derivanti dal recente riordino dell’organo costituzionale presieduto dal professor Antonio Marzano, e su cui il Consiglio dei Ministri dello scorso 13 gennaio ha disposto la riduzione dei componenti. Finora solo sulla carta. AAA interrogazione parlamentare cercasi.

LA DIETA - Il dimagrimento del Cnel è stato annunciato da ogni palco. Si tratta di “una sanguisuga da quasi 20milioni di euro l’anno, nonché il più inutile tra gli enti pubblici italiani” – ci spiega un deputato piemontese del Pdl che si era già occupato della vicenda. Il governo Berlusconi qualche mese fa aveva provato a mettere mano a questo “parcheggio di sottosegretari e sindacalisti in pensione”, illustrando un nuovo assetto che avrebbe ridotto il numero dei componenti da 121 a 70. Provvedimento prima arenatosi con il cambio di esecutivo, e poi dissotterrato da Monti, che qualche giorno fa ha approvato il taglio dei membri del Cnel dai vecchi 121 a 64: di cui 48 rappresentanti delle categorie produttive e 6 delle associazioni non profit, cui si aggiungono 10 esperti (2 designati dal presidente del Consiglio e 8 dal Capo dello Stato). Quasi un dimezzamento, quindi, che arriva dopo un duro braccio di ferro - tra sindacati e imprese da una parte e terzo settore dall’altra - per mantenere inalterate le proporzioni nel parlamentino: sino ad oggi  99 consiglieri erano nominati da sindacati e datori di lavoro, mentre solo 10 erano appannaggio del terzo settore, 8 nominati dal Presidente della Repubblica  e 4 dal Presidente del consiglio.

LA MAGAGNA – Ma “quella che potrebbe sembrare una buona notizia  per le casse dello Stato è solo apparenza”, commenta malizioso un dipietrista, “perché gli effetti del decreto non sembrano andare oltre un comunicato pubblicato sul sito di Palazzo Chigi”. Il provvedimento prevede, infatti, un numero complessivo di nomine divise genericamente per lavoratori e datori di lavoro senza specificare a chi vanno assegnati i seggi. Attribuzione che da Monti era stata affidata in un primo momento al sottosegretario Carlo Malinconico, anche per evitare imbarazzi familiari al sottosegretario Antonio Catricalà, “una specie di oracolo in materia di conflitto di interessi”, e che sulla questione Cnel si trascina anche un particolare “conflitto domestico”. Sua moglie, Diana Agosti, Capo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo alla Presidenza del Consiglio, è infatti il funzionario che dovrà provvedere ai seguiti dell’istanza, in quanto è sul suo tavolo che arriva la cosiddetta “autocertificazione della rappresentanza” (cioè quanti iscritti dichiarano sindacati e associazioni dei datori di lavoro, e dunque quanti seggi devono essere attribuiti).

IL CONFLITTO - A ciò si aggiunge un profondo conflitto interpretativo del decreto che divide Palazzo Chigi ed il Quirinale. La querelle vede un’interpretazione governativa che intende l’attribuzione della maggioranza dei seggi alle associazioni “storiche” (sindacati confederali, Confindustria, Confcommercio ecc), contro una quirinalizia che prevede l’assegnazione degli stessi al maggior numero di associazioni rappresentative, cioè almeno un seggio a tutti. Via, quest’ultima, non prevista nel promemoria di Catricalà, e che rischia di lasciare fuori dall’assegnazione note associazioni come la Confapi, l’Abi e diversi sindacati autonomi e dei dirigenti.

LO SCIALO - Fatto sta che questa difformità d’interpretazione su cui le grandi menti si stanno spremendo le meningi, ciascuna per raggirare la controparte, blocca di fatto il varo del nuovo Cnel. “Con buona pace dei tagli ai costi della politica”, aggiungono fonti del gruppo Pdl. Perché finché non verrà pubblicata la lista con i nomi dei membri, si continueranno a pagare 121 consiglieri anziché i 64 previsti dal riordino bocconiano. Che tradotto in cifre significa una spesa di  circa 2.500 euro lordi a consigliere, di 40.000 euro l’anno per le indennità dei due vicepresidenti Salvatore Bosco (Uil) e Bernabò Bocca (Confcommercio),  e delle maggiorazioni di 300 euro al mese per i presidenti delle attuali 6 commissioni (ridotte a 4 con il riordino) che si sommano ai 2.550 già previsti.

LA CHICCA - Ma non finisce qui. Le chicche continuano. “Anche se il governo in preda ad un raptus di eroismo dovesse prontamente stilare la lista dei membri, da un lato non vanno ignorate le lungaggini per la registrazione del decreto, dall’altro permane il rischio di sollevazione del conflitto di attribuzione” ci spiegano dal Pdl. Già lo scorso 29 agosto, in pratica, l’Assemblea del Cnel - contro il parere del suo presidente - aveva sollevato il conflitto, avvalorando la tesi che non può essere una legge ordinaria a modificare il Cnel, bensì una norma costituzionale. “Il che comporterebbe per l’organo costituzionale, dunque per il contribuente, una profumata parcella da pagare ad un acuto costituzionalista che difenda la tesi del Cnel dinanzi alla Consulta”. L’Aula è in corso, e l’ultima chicca è un deputato terzopolista che inveisce in buvette contro un consigliere del Cnel “ma che state ravanando? Gira voce che in Commissione bilancio (ndr –mentre si discute il milleproroghe) una manina ignota ha tentato di inserire un emendamendamento che rinvierebbe la riforma del Cnel alla fine della consiliatura” (prevista per il 2015). “Nuotate nell’oro, ma fate i mendicanti…”, dice agitando la testa in segno di disapprovazione. E intanto c’è odore di danno erariale e d’interrogazione parlamentare. “A firma centrodestra”, si mormora…

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Il 19 Gennaio 2012 alle 11:23 Strana dieta al Cnel… – Gli “Spifferi - | Editori Online ha scritto:

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