- Tags: Costa Concordia, inquinamento, Ispra, mareggiata
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Che cosa accadrà alla carcassa della Costa Concordia nelle prossime ore? Riuscirà l’enorme ammasso di ferro adagiato sul fianco a reggere alla violenza di un mare forza 5? Gli abitanti della costa toscana e ligure ma anche i francesi residenti in Corsica e nel sud del Paese stanno vivendo con il terrore della mareggiata che secondo le previsioni dell’Aeronautica Militare si abbaterà sull’isola del Giglio. Ormai da sette giorni, dalla sera del 13 gennaio scorso, tutti vivono con l’angoscia di essere sommersi dalla marea nera che potrebbe essere provocata dalla fuoriuscita di combustibile dalle cisterne della nave. Sono 2.380 le tonnellate di olio combustibile contenuto nelle 12 cisterne della Costa Concordia, riempite solo poche ore prima nel porto di Civitavecchia per affrontare quella che doveva essere per molti la crociera nel Mediterraneo.
In un rapporto consegnato al Ministero dell’Ambiente dagli esperti dell’Ispra, si evidenziano tre scenari possibili a seguito della forte mareggiata. Il primo prevede lo scivolamento della nave dallo scalino su cui è adagiata fino a 60-80 metri di profondità mantenendo i serbatoi integri. In questo caso, attraverso l’impiego di robot subacquei si potrebbe intervenire per mettere in sicurezza il combustibile con un rilascio controllato degli idrocarburi che impedirebbe la contaminazione dell’ecosistema marino.
Il secondo scenario, paragonabile all’affondamento della Sea Diamond nel 2007 davanti alle coste greche di Santorini, prevede l’affondamento della nave con la rottura delle dodici cisterne e il rilascio immediato di tutte le tonnellate di olio combustibile in esse contenuto con conseguenze gravi e un impatto fortemente aggressivo sulla flora e la fauna marina presente nel tratto di mare compreso tra la Toscana-Liguria- Francia.
Il terzo scenario, invece, è il più catastrofico e prevede la possibilità che la nave affondando non abbia rotture e squarci direttamente verso l’esterno ma tramite frantumazioni interne al natante, gli idrocarburi migrino nei locali della nave con un rilascio “continuo e prolungato”.
In questa ipotesi la compromissione dell’ecosisistema e delle biodiversità marine sarebbe gravissimo con ripercussione sul lunghissimo periodo con conseguenze paragonabili all’incidente della Rena avvenuto sulle coste della Nuova Zelanda.
Ma sia nel naufragio della Sea Diamond che nel caso della Rena furono sversate in mare solamente 300 e 340 tonnellate di gasolio, niente in confronto alla Costa Concordia, eppure furono comunque danneggiate chilometri e chilometri di costa. Mentre Umberto Mazzantini, responsabile delle Isole Minori di Legambiente invoca l’intervento decisivo del Governo per istituire al Giglio l’Area marina protetta prevista da una legge del 1982 che vieterebbe la navigazione in prossimità dell’isola, Legambiente chiede urgentemente anche l’intervento dell’International Maritime Organization per supportare le autorità italiane in questa emergenza internazionale.
Lorenzo Barone, amministratore delegato di Castalia, l’azienda incaricata dal Ministero dell’Ambiente di arginare l’inquinamento da idrocarburi provenienti dalla Costa Concordia, attraverso panne galleggianti e assorbenti posizionate lungo le coste del Giglio.Con quali materiali sono realizzate le barriere galleggianti e qual’è la loro funzione?
“Si tratta di barriere gonfiabili che hanno il compito di bloccare le eventuali sostanze petroleose che dovessero uscire dalla nave e che si dovessero posizionare sulla superficie del mare. E’ dovero precisare che queste barriere costiere non hanno un potere assorbente. Nel caso si verifichi uno sversamento posizioneremo assieme alle barriere anche delle panne assorbenti.
Nelle ore successive al naufragio avete posizionato due tipologie di barriere: una denominata “costiera” e l’altra cosidetta “d’altura”. Quali sono le differenze?
“Abbiamo messo in mare 570 metri di barriera galleggiante costiera lungo il perimetro dell’isola in prossimità della nave e 700 metri di barriera d’altura, invece, in prossimità dei punti che sono considerati “nevralgici” per l’eventuale fuoriuscita di idrocarburi. La prima ha una minore capacità di contenimento: è alta circa 30 centimentri e la gonnella sottostante misura 60 centimetri. L’altra invece ha dimensioni ben superiori: 50 centimetri sopra il livello del mare e 80 di gonnella sommersa.
A che cosa serve la cosidetta gonnella?
“Si tratta di una barriera che raggiunge quasi il metro di prodondità che serve per evitare che con il movimento del mare o con le onde, gli idrocarburi contentuti dalla barriera superficiale possano essere liberati nell’ambiente”.
La mareggiata che è stata prevista nelle prossime ore dovrebbe portare sulle coste del Giglio onde alte circa un metro e dieci. Le barriere riescono ad essere sufficienti con un mare forza 5?
“Perdono la loro efficacia se superano il metro di altezza ma siamo pronti con quattro unità ad un eventuale intervento d’emergenza…”
Di che genere d’intervento si tratterebbe..?
“Abbiamo predisposto l’intervento di 4 navi, due di 20 metri e due di 40 metri che sono dotate di tangoni laterali, che riescono ad arginare e convogliare gli idrocarburi presenti in mare. Una volta raccolti utilizzando degli skimmer cercheremmo di assorbire l’eventuale combustibile presente in mare”.
- Venerdì 20 Gennaio 2012

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Il 20 Gennaio 2012 alle 22:29 Costa Concordia: il terrore per la marea nera | Editori Online ha scritto:
[...] the original post here: Costa Concordia: il terrore per la marea nera Posted in Stampa Tagged concordia, costa, costa-concordia, giglio, gli-idrocarburi, headlines, [...]
Il 22 Gennaio 2012 alle 9:17 Notizie e Cronaca : Costa Concordia: il terrore per la marea nera ha scritto:
[...] Italia Pubblicato: 22 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]
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