I consiglieri di Stato, il vero Governo ombra

I consiglieri di Stato: sono loro il vero Governo ombra

La parola oligarchia deriva dal greco oligoi e (in sintesi) significa «governo di pochi». In Italia chi sono questi «pochi»? I politici? No, sempre meno, perché vinti dalla «tecnicità»  delle Istituzioni. I poteri economici? Nemmeno loro, poiché sopraffatti dalla burocrazia di Stato. E allora? Scrive oggi Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera:

“gli oligarchi sono quelli «dietro le quinte delle istituzioni democratiche e sottratti di fatto a qualunque controllo reale, compiono scelte decisive, governano più o meno a loro piacere settori cruciali, gestiscono quote enormi di risorse e di potere: essendo tentati spesso e volentieri di abusarne a fini personali». Un «governo ombra» e invisibile, insomma, che sovrasta le élite visibili. «E che» aggiunge Galli della Loggia «attraverso doppi e tripli stipendi e prebende varie servono a realizzare redditi più che cospicui, a fruire di benefit e di occasioni, ad avere case, privilegi, vacanze, stili di vita da piccoli nababbi».
Bene. Il Panorama cartaceo numero 4 (9 gennaio 2012) aveva individuato nel Consiglio di Stato la sede «istituzionale» del suddetto «governo ombra», citato – appunto - anche da Galli della Loggia. Il fatto che 11 giorni più tardi l’editorialista del Corriere abbia prodotto lo stesso ragionamento conferma il punto: gli oligarchi sono un vulnus di questo nostro benedetto paese. Un vulnus che va però risolto al più presto. A maggior ragione da questo esecutivo tecnico, l’esecutivo Monti, che viceversa passerebbe alla storia come l’espressione più autentica di quel . Imbottito com’è, nei suoi gangli vitali, di giovani e vecchi oligarchi.

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Leggi qui il file pdf dell’articolo

Ecco l’articolo pubblicato su Panorama 4, che a pagina 52 così titolava: “I consiglieri di Stato, sono loro il vero governo ombra”

Escono spifferi da Palazzo Chigi e dicono che Mario Monti ha già deciso: in sostituzione di Pasquale de Lise sarà Carlo Coraggio, attuale aggiunto, il nuovo presidente del Cds, il Consiglio di Stato. La nomina sarà proposta dal premier a Giorgio Napolitano contestualmente all’andata in pensione di de Lise. Il quale, per la verità, nonostante i 75 anni d’età, non accompagnerà di certo i nipotini ai giardinetti.

Consiglieri ed ex consiglieri di Stato sono infatti «eternizzati». Cambiano le epoche istituzionali e politiche, ma loro non sfumano mai, anzi crescono d’influenza. La consacrazione è arrivata proprio con il governo Monti, sia in termini politici (la «magistratura bianca» conta attualmente su un ministro e su due sottosegretari decisivi) sia amministrativi (la burocrazia nazionale è di fatto tutta in mano ai consiglieri di Stato). E si vede.

La storia di de Lise, da sola, è esemplare. Entrato in magistratura nel 1961, consigliere dal 1971, presidente di sezione dal 1979, è stato nell’ordine: capo dell’ufficio legislativo dei ministeri di Poste, Lavori pubblici, Sanità, Partecipazioni statali; capo di gabinetto di Lavori pubblici, Marina mercantile, Tesoro, Bilancio, Trasporti, Finanze e presidenza del Consiglio. Si poteva negargli un’altra soddisfazione? E infatti il Consiglio dei ministri del 28 dicembre, invece di ratificare le attese misure per la crescita economica, ha stabilito che dal 1º marzo 2012 de Lise sarà il direttore generale dell’Agenzia per le infrastrutture stradali. Si tratta di un ente nuovo e importante, che nasce dallo spacchettamento dell’Anas, sovrintenderà la costruzione di nuove statali e controllerà i concessionari autostradali. Piccolo dettaglio, rilevato da Panorama: l’agenzia doveva essere operativa dal 1º gennaio, ma pur di farla dirigere a de Lise si è scelto di farla slittare a marzo. Quando si dice le infrastrutture a misura d’uomo.

A metà febbraio ci sarà infatti da celebrare l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Sarà quello il commiato di de Lise in favore dell’ex pretore Coraggio. Il quale proprio sconosciuto non è. Se non altro perché è parallelamente presidente della Corte federale della Figc, la Federazione italiana gioco calcio; la corte, cioè, che decide sulle squalifiche a club e calciatori, come nel caso della impopolare (con i tifosi) Scommessopoli. Recentemente Coraggio ha però recuperato, diventando una sorta di mito per le curve. La storia: dopo mesi di dure schermaglie tra ultrà e Viminale, il 15 dicembre 2011 la sesta sezione del Cds ha parzialmente sentenziato contro la cosiddetta tessera del tifoso imposta ai tifosi in trasferta. Ecco, a guidare la sezione era Coraggio. Lo stesso che punisce (o salva) i calciatori. Il presidente uno e bino.

Nulla di atipico. Anche lui, come molti altri suoi colleghi, ha un’attività parallela a quella di Palazzo Spada, prestigiosa sede del Cds e di una delle opere architettoniche più stupefacenti mai prodotte: la galleria prospettica di Francesco Borromini. In un certo senso, i consiglieri sono artisti pure loro: artisti del diritto. In quanto tali, pretendono ingaggi adeguati. Hanno soltanto un difetto: la cosiddetta carriera parallela.

Quando sono fuori ruolo, vanno cioè a lavorare per un altro ente, i magistrati sommano o arrotondano il nuovo stipendio con il vecchio, che per il Cds va dai 150 mila euro ai 200 mila (e passa), a seconda dell’anzianità. Insomma, questi sono artisti che lavorano una sola volta, ma si fanno pagare per due. Da noi, cioè dallo Stato.

Fra gli attuali 16 magistrati del Cds fuori ruolo, il «re di Spada» più vivisezionato è Filippo Patroni Griffi, che colleziona i cognomi insieme agli stipendi: il primo come ministro della Funzione pubblica; il secondo, sebbene in aspettativa da molti anni, proprio in qualità di presidente di sezione del Cds. E poi: proprio Panorama il 7 dicembre scorso svelò l’affare della casa con vista sul Colosseo comprata da Patroni Griffi a prezzi di saldo (109 metri quadrati a 1.630 euro al mq), dopo il lasciapassare (anche) del Cds, la perizia di due tecnici vicini ad Angelo Balducci (il «coordinatore» della cosiddetta cricca del G8) e la difesa di un eccellente avvocato, Carlo Malinconico, allora consigliere di Stato e poi sottosegretario del governo Monti, fino alle dimissioni di martedì 10 gennaio per i favori ricevuti dal costruttore Francesco De Vito Piscicelli (vedi sempre alla voce «cricca»): nel 2009 venne ospitato in un hotel a cinque stelle all’Argentario.

L’altro sottosegretario alla presidenza del Consiglio è Antonio Catricalà. Storico fuori ruolo dal Consiglio di Stato, nel 2006 è diventato presidente di sezione mentre era presidente dell’Antitrust già da un anno. I tre (Patroni Griffi, Malinconico e Catricalà) siedono nel comitato scientifico di una rivista di nicchia, Il diritto amministrativo. Insieme a loro ci sono altri cinque consiglieri di Stato: Francesco Caringella, Claudio Contessa, Roberto Garofoli, Paolo Troiano e, soprattutto, Michele Corradino, che del periodico è anche il coordinatore. Si segnala un suo ottimo saggio (un’autodenuncia?), il seguente: Lobbies e gruppi di pressione nell’ordinamento italiano. Scrive Corradino: «Fondamentale è che il decisore pubblico resti in un sentiero che attraverso l’interesse dei gruppi porti poi al singolo, al cittadino, ma soprattutto all’uomo, l’unico vero destinatario delle politiche».

Bene, sarà per questa sua utopia, non per le ottime relazioni con i colleghi, che il 22 dicembre a Corradino, già capo di gabinetto del prodiano Giulio Santagata e poi della berlusconiana Stefania Prestigiacomo, è capitata la nomina a capo di gabinetto pure del ministro montiano delle Politiche agricole, Mario Catania. Confuso lui? Macché: lavora per «il cittadino-uomo».

Fuor di metafora: perché il Parlamento, accerchiato dal fuoco dell’antipolitica, non risolve l’assurda questione dei fuori ruolo? Semplice: i consiglieri di Stato sono l’élite dominante del Paese. Per dire, capo di gabinetto all’Ambiente è Lucrezio Caro Monticelli. Roberto Garofoli lo è invece alla Funzione pubblica, con il citato collega Patroni Griffi. Mentre al ministero dello Sviluppo Corrado Passera si avvale di Mario Torsello. Un altro «maestro di Spada».

Ancora: tra i consiglieri attuali e passati ci sono ex direttori di servizi segreti (da Sergio Siracusa a Niccolò Pollari), parlamentari (Franco Frattini e Sergio Mattarella), diplomatici (Rocco Cangelosi), prefetti (Carlo Mosca, ora consigliere senza compenso del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri), influenti personalità delle authority (da Corrado Calabrò, presidente delle Comunicazioni, a Roberto Chieppa, che fino al 15 dicembre contribuiva a sentenziare contro l’Antitrust e ora è il segretario generale dell’Antitrust).

Vincenzo Fortunato, potente capo di gabinetto dell’Economia, fu membro laico della giustizia amministrativa, il Csm del Cds (pardon per il gioco di parole), mentre la moglie vinceva il concorso per entrare al tar. E consiglieri di Stato sono pure due figure carismatiche: Donato Marra, segretario generale della presidenza della Repubblica, e Salvatore Mario Sechi, consigliere di Giorgio Napolitano per gli affari giuridici. La corazzata di Palazzo Spada è il vero governo ombra e un po’ fa paura. Tutto qua.

Commenti

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Il 17 Gennaio 2012 alle 12:45 ojoblog ha scritto:

http://www.ojoblog.it/2012/01/.....axel-s/

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