Se i Forconi infilzano anche il cuore della Sicilia

Manifestanti bloccano i binari ferroviari

Manifestanti bloccano i binari ferroviari

Da Modica - Ho 35 chilometri di autonomia nel serbatoio. Penso che mi basteranno solo per portare all’asilo mio figlio. O per andare a fare scorta di alimentari, sempre che sia ancora in tempo.

Vista da qui, da Modica, uno degli epicentri più caldi della protesta dei Forconi in Sicilia, l’Isola è, contemporaneamente, in rivolta e in ginocchio. La dozzina di distributori che circondano la città iblea sono vuoti, quindi chiusi. Le derrate alimentari sugli scaffali dei supermercati cominciano a scarseggiare: mancano latte, prodotti locali e, soprattutto, farina. Perché la gente, aspettandosi il peggio, si sta preparando a fare in casa pane e pasta.
I negozi del Polo Commerciale Naturale di Modica (la realtà commerciale più importante della Sicilia sud orientale), che attraversano una delle arterie verso il centro città e che alimentano l’economia del territorio, oggi hanno abbassato le serrande: per solidarietà, più o meno spontanea, nei confronti del Movimento. I danni economici stanno diventando insostenibili.

Tant’è che i commercianti, dopo un lungo sit-in al Palazzo di Città, hanno chiesto al sindaco di Modica, Antonello Buscema, di accompagnarli dal Prefetto di Ragusa per chiedere “lo stato di calamità” e, nei fatti, una serie di iniziative (dalla moratoria bancaria alla, nei casi più gravi, cassintegrazione dei propri dipendenti) che possano compensare i danni di una chiusura forzata così prolungata.

L’impressione è quella di una “piccola-grande guerra fratricida”: chi protesta (agricoltori, pescatori, autotrasportatori, piccoli imprendirtori edili e artigiani), per ottenere sgravi fiscali, l’abbassamento delle accise sul carburante, un trattamento più equo da parte della Serit (l’Equitalia di Sicilia) e degli istituti bancari, pur volendo farsi sentire dal resto d’Italia e dal governo romano, di fatto sta innanzi tutto mandando al collasso tante altre piccole realtà produttive dell’Isola, che ogni giorno sbattono contro le stesse difficoltà. Gli avicoltori sono allo stremo, impossibilitati a distribuire i prodotti delle loro galline e la disperazione degli allevatori è alta perché da giorni non sanno che farsene del latte delle loro mucche.
E tuttavia la protesta non accenna a fermarsi, o a rallentare: il Movimento dei Forconi ha annunciato di voler continuare a oltranza (dalla questura di Ragusa è arrivata l’autorizzazione affinché i presidi restino fino a martedì 24 febbraio). E, con un comunicato, ha chiesto al governo regionale e nazionale che intervengano “su una serie di punti, sulla base delle necessità comuni e specifiche delle Categorie, che il movimento rappresenta” .

Le strade, quindi, si prevede che continueranno a essere occupate da tir e dai piccoli camion, dei padroncini e degli artigiani, che vogliono continuare a manifestare, nonostante le difficoltà in cui versano le loro stesse famiglie. Ora, soprattutto dopo il fallimento dell’incontro avuto con il presidente della regione, la tensione sta salendo pericolosamente e il rischio è che la rivolta (troppo) spontanea - poco orientata nei contenuti, molto esacerbata nei toni e capeggiata da leader che non accettano un confronto con i partiti e le rappresentanze sindacali - si ingrossi e diventi incontrollabile, come quando una palla di neve si fa valanga.

Mentre salgo in macchina per riportare a casa mio figlio, ripenso alle parole del presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello: “La protesta è davvero singolare, le rivendicazioni sindacali non possono in alcun modo portare a un suicidio”. Ecco, la speranza è che con questi forconi non si infilzi anche il cuore di una Sicilia che, invece, vuole rialzarsi.

Ecco la situazione da Catania nel racconto di una testimone (Ornella Sgroi)
Ecco la situazione da Catania nel racconto di una testimone

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