Costa Concordia e Jolly Grigio: le bugie degli ufficiali ai comandi

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FRANCALACCICosta Concordia e Jolly Grigio: due collisioni  con tanti, troppi elementi in comune. Sembra incredibile eppure questi due incidenti  avvenuti a poche miglia per non dire a pochi metri da due coste tra le più belle d’Italia, l’isola del Giglio e quella di Ischia, e  così tanto diversi tra di loro per modalità e dimensioni  hanno in “comune” una marea infinita di bugie. E a raccontarle non sono né i passeggeri nel caso della Concordia e né l’equipaggio  del Jolly Grigio, ma gli ufficiali al timone.

Perchè così tante false verità? Che cosa scatta nella mente di questi comandanti  che cominciano a mentire ai propri passeggeri, ai collaboratori, ai soccorritori, ai magistrati e durante le interviste anche ai giornalisti?

L’11 agosto 2011 il cargo Jolly Grigio entra in collisione con il peschereccio Santo Padre. Sono da poco trascorse le 8 del mattino. Le condizioni di visibilità sono buone, così come quelle del mare. Nell’urto il peschereccio Santo Padre con i suoi tre occupanti affonda trascinadosi dietro i corpi dei pescatori. Solamente uno riuscirà a salvarsi grazie all’intervento di un altro peschereccio che era nelle vicinanze.  Il comandante ascoltato dai magistrati parla  “della possibilità che l’affondamento sia stato causato dalle reti del peschereccio rimaste incagliate nello scafo del cargo“. Prima bugia. La versione viene smentita infatti da Vincenzo Birra, il “capobarca” del Santo Padre che è riuscito a  salvarsi: “Ci sono venuti addosso”.

In una delle prime telefonate del 13 gennaio della Compamare di Livorno tra il comandante Tozzi e il comandante Schettino, quest’ultimo giura che sarà solo lui a rimanere a bordo della nave e comunque l’ultimo ad abbandonarla. Bugia.

Il Jolly Grigio, salpato dal porto di Napoli  viaggiava ad una velocità di 12 nodi in direzione Marsiglia. Dopo la collisione ha proseguito nella sua rotta senza prestare soccorso. I marittimi al comando, per diversi giorni, continuano a sostenere davanti ai pm Giovanni Corona e Alessandro Cimmino che non si sono accorti di niente.

Dopo l’urto con lo scoglio anche il comandante Schettino non lancia subito l’allarme. Anzi, nonostante la nave avesse iniziato a imbarcare acqua e ad inclinarsi su un fianco rassicura l’equipaggio e i passeggeri raccontando che “è tutto sotto controllo, solo un problema all’impianto elettrico”. Altra grande bugia che ha fatto slittare l’evacuazione della nave ed è costata la vita a decine di persone. Nel frattempo, secondo quanto riferito dal cuoco di bordo, chiede che gli sia preparata la cena per lui e la sua accompagnatrice e  intanto lui prepara una busta rossa con il suo pc telefono e alcuni documenti cartacei che sono svantiti nel nulla.

Gli ufficiali del Jolly Grigio come il comandante Schettino vengono arrestati ma la detenzione in carcere dura poco. Al comandante Schettino dopo poco più che 48 ore vengono concessi i domiciliari, nonostante lo stillicidio di cadaveri che continuano ad essere estratti dai palombari della Marina, dai sommozzatori dei carabinieri e dei vigili del fuoco. Stessa cosa ma dopo quattro giorni accade anche ai marittimi del Jolly Grigio che di morti  ne avevano causati solo(si fa per dire) due .

Ma le bugie degli ufficiali continuano.

I nastri della scatola nera consegnati ai magistrati della procura partenopea, nel descrivere gli istanti della tragedia avvenuta a largo di Ischia, raccontano  finalmente di una nave che prosegue nella sua folle corsa anche dopo l’impatto senza preoccuparsi di prestare i dovuti soccorsi.  Ma ecco affiorare anche una prima grande verità. Nella registrazione si sentono due voci: una è poco più di un sussurro e dice: Cazzo, li abbiam presi. La seconda è un urlo: Vanno a fondo! Stanno colando a picco!”. Sono le prime contraddizioni emerse  rispetto alla versione dei fatti fornita dai due arrestati con l’accusa di omicidio plurimo e naufragio colposo: il terzo ufficiale e il timoniere.

Ma il comandante del cargo Jolly? Davanti all’evidenza il terzo ufficiale incalzato dai due pm, dichiara: “Sì, il comandante ci ha raccomandato il silenzio” . Il  silenzio e perché?

Sempre dalla scatola nera si sente una voce concitata che urla: “Aziona il fischio! Azionalo! Ma perché non lo fai?“. Ma c’è  un altro inquietante elemento. Una voce prima dello speronamento dice: “Perché non hai rallentato?”. La risposta del timoniere lo è ancor di più: “Aspettavo l’ordine del comandante“.  E il comandante dov’era?

Ad oggi non è stato possibile appurare la posizione esatta del comandante Francesco Schettino al momento del naufragio della Costa Concordia. Troppe versioni e forse troppe bugie. L’ultima dichiarazione affidata ad un ufficiale lo vede andare avanti e indietro in plancia colto da un attacco di panico. Ma era veramente  in plancia? E la bionda moldava? E la cena e il vino chiesti dopo la collisione?  Occorrerà aspettare le trascrizioni della scatola nera. Rimane comunque il mistero sul computer di Schettino svanito nel nulla e della donna bionda che se lo sarebbe portato via.

Ma le bugie non sono ancora finite. Il timoniere del cargo Jolly Grigio ha sniffato cocaina. Finalmente lo ammette. Davanti ai risultati degli esami tossicologici rassicura però di non essere un consumatore abituale e precisa di averlo fatto solo  in quel caso perchè “stressato” dal troppo lavoro. Non solo.  Sostiene di aver tentato di fare segnalazioni acustiche al peschereccio ma di non essere stato in grado perché la sirena non funzionava. Altra bugia mastodontica.  La sirena funzionava eccome: i magistrati hanno fatto effettuare una perizia e la strumentazione era perfettamente funzionante. Anche la scatola nera lo dimostrerà.

Vincenzo ed Alfonso Guida due vittime della Jolly Grigio (Credits: Ansa/Cesare Abbate)

Vincenzo ed Alfonso Guida due vittime della Jolly Grigio (Credits: Ansa/Cesare Abbate)

Che cosa è successo invece alla scatola nera della Costa Concordia? Secondo il comandante Schettino ha smesso di funzionare due settimane prima della collisione; secondo fonti investigative, invece, c’è stato un principio di manomissione. Chi è stato? E quando sarebbe avvenuto e soprattutto perchè? Forse qualcuno in  quei 70 minuti tra la collisione e il mayday ha provato a forzarla? Il comandante Schettino, nelle ore successive, si è offerto di recuperarla personalmente.  Quando il comandante De Falco, invece, gli ha ordinato di risalire a bordo per coordinare i soccorsi  ha elencato una serie di “buoni motivi” per non tornarvi: la lancia che lo precedeva si era fermata, era buio.

Per il comandante Schettino i risultati degli esami tossicologici hanno confermato che quella sera non aveva fatto uso di sostanza stupefacenti.

Sembra proprio che  più sia grande il naufragio più  grandi siano le bugie o i misteri che  naufragano assieme all’imbarcazione e al suo comandante.  Dopo l’abbandono legale di Costa Crociere adesso ad “abbandonare” il comandante Schettino ci hanno pensato anche i suoi ufficiali che davanti ai pm di Grosseto hanno raccontato un’altra verità. Il comandante Schettino, secondo quanto ammesso dall’ufficiale Silvia Coronika, avrebbe ordinato di dire anche alla Capitaneria di Civitavecchia subito dopo la collissione e quando già era la corrente dell’ingovernabilità della nave che “al momento” non avevano bisogno di aiuto. Un’altra bugia? Inoltre l’ufficiale Coronika parla di una plancia affollata da persone che sarebbero state la causa della distrazione dell’equipaggio nel compiere la manovra dell’inchino. La versione del comandante Schettino sembra essere differente.

Commenti

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Il 24 Gennaio 2012 alle 15:23 zione ha scritto:

Naufragio del peschereccio Giovanni Padre e della nave Costa Concordia; due gravi Tragedie del mare in poco tempo.

Perbacco, se di tutto il grande sdegno con cui si scagliano i Media (e che in alcune situazioni accadute, come anche da parte dei parenti delle Vittime, lo si può comprendere benissimo …) contro l’intera “Ciurma” della nave Concordia, finita tragicamente sugli scogli dell’isola del Giglio, se di questa rabbia ce ne fosse stata almeno una minima parte anche contro lo speronamento del peschereccio Giovanni Padre da parte della nave assassina Jolly Grigio della “Compagnia Messina”, avvenuto ad Agosto nei pressi di Ischia, adesso la sfortunata famiglia Guida (pescatori di Ercolano) saprebbe dove portare un fiore sulla tomba del ragazzo ventenne e di suo padre, che sono ancora nel relitto della loro barca colla quale Lavoravano e che può sempre riemergere e provocare anche un ulteriore disastro … in barba a qualche Giudicione che non ne ritiene necessario il recupero, ai fini della sicurezza e malgrado la doverosa offerta di provvedere a tale incombenza, fatta da parte dell’Armatore responsabile del misfatto. http://www.adnkronos.com/IGN/R.....86872.html

Invece, a proposito del Comandante della Costa Concordia, la supernave naufragata, c’è da convenire sul fatto che Schettino ha commesso una grande cazzata, forse dovuta alla Consuetudine (“che vale più della Legge”) ma che non può trovare nessuna giustificazione in questo caso, perché si è trasformata in un fatale errore che ha provocato un’Apocalittica Tragedia in cui vi sono state Vittime e Dispersi, incluso una Piccinina di soli cinque anni; ma è pur vero che malgrado lo sconvolgimento che lo ha Subissato ed ha rovinato per sempre la sua esistenza e quella di una moltitudine di persone (e Famiglie …) è riuscito, prima di crollare, a mantenere i nervi saldi e il sangue freddo necessario ad un Comandante, per evitare il Panico a bordo e a rimediare in parte, con l’ultima manovra possibile (compiuta da vero Marinaio) in modo da poter far eseguire i difficili e delicati compiti al suo Equipaggio, che si è prodigato molto egregiamente e al limite delle umane possibilità, facendo comunque sbarcare la quasi totalità delle persone (4.000 ?) in 2 ore, checchè si dica; e bene ha fatto il Magistrato a liberarlo da un’illegale Carcerazione; questi sono i fatti, il resto, sono solo avventati e immeritati giudizi di Linciaggio. http://www.stellamaris.tv/?q=n.....ode/2530

Il 24 Gennaio 2012 alle 16:02 maxmazz ha scritto:

Paragonare la realtà operativa di una nave come la Costa Concordia a quella di un cargo, mi pare un’operazione di una disonestà intellettuale immensa. Non per dare addosso agli equipaggi ed agli armatori dei cargo (ci mancherebbe altro), ma sono le realtà in cui operano che sono distanti anni luce fra loro. La compagnia Costa Crociere fa un vanto del proprio lavoro e della propria immagine il rispetto delle norme, prime fra tutte quelle sulla sicurezza dei suoi passeggeri.
Ma già che siamo in tyema di bugie. Perché non parliamo delle bugie ed delle mezze verità (e sono davvero tante) che sono state dette in TV rispetto a quanto avvenuto ?
E perché nessuno indaga su quanto è capitato, quella notte, nella capitaneria di porto di Livorno? Ho l’impressione che se qualcuno lo facesse, avremmo delle belle sorprese !

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