Liberalizzazioni: Monti e quei tre segnali positivi

Il Presidente del Consiglio, Mario Monti (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Il Presidente del Consiglio, Mario Monti (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Marco Ventura E se il professor Monti facesse sul serio? Ci sono elementi che fanno ben sperare, a patto che la forza propulsiva del governo nella direzione delle liberalizzazioni non si esaurisca o non venga annacquata in Parlamento, e che prima o poi Monti si decida anche a fare tagli alla spesa pubblica, a sprechi e privilegi. Ecco i tre segnali positivi.

1. Il progetto di abolire il valore legale del titolo di studio, se Monti avesse il coraggio di portarlo avanti, costituirebbe un’autentica rivoluzione culturale liberale. Oggi la laurea è già carta straccia. È piena l’Italia di laureati che non sanno cosa farsene del titolo di studio, titolo inflazionato che ha un valore solo burocratico ma è privo di peso specifico effettivo. Nell’arena globale le lauree non hanno tutte lo stesso valore. Ci sono quelle che contano, conseguite in Università e Facoltà universalmente riconosciute come le migliori, e quelle che non contano. Nel mondo, a determinare un’assunzione, un avanzamento di carriera, un carnet di consulenze e lavori, non è solo la laurea ma l’insieme delle esperienze professionali e umane: il curriculum. In Italia, spesso conta soltanto la raccomandazione di papà o la segnalazione del politico di turno. L’abolizione del valore legale del titolo di studio sarebbe il primo passo verso il ritorno del merito come criterio professionale, e di una sana concorrenza tra le Università nella formazione.

2. L’insistenza di Monti sul fatto che discutere dell’articolo 18 non può essere un tabù (“Al momento di sedersi al tavolo, l’apertura mentale deve essere totale, dai tre lati: governo, sindacati, imprenditori”) è il messaggio giusto. Dopo la manovra recessiva fondata sulle tasse e dopo le prime liberalizzazioni per attenuare l’effetto recessivo della manovra, ci vuole il coraggio di procedere alle privatizzazioni e alla riforma del mercato del lavoro. L’articolo 18 è uno scoglio che va superato.

3. La decisione di sottrarre ai sindaci le competenze sulle licenze per i tassisti ha qualcosa di geniale. Significa togliere ai tassisti il potere elettorale nei confronti del Sindaco, un potere ricattatorio che finora è servito a mantenere a livelli tutt’altro che europei il servizio per i clienti. Ne sanno qualcosa soprattutto i romani. In generale, bisogna togliere competenze alla politica e tenere duro contro la violenza delle corporazioni. Morale: Monti vada fino in fondo. Dopo un inizio timido e parziale, ha finalmente la possibilità di dimostrare di voler davvero cambiare l’Italia.

Nessun presidente del Consiglio si è trovato negli ultimi decenni in una posizione migliore della sua: senza la pressione persecutoria dei media, della magistratura e dell’opposizione, anzi con l’appoggio della grande maggioranza del Parlamento e con il sostegno fattivo e costante del capo dello Stato. E allora, avanti tutta!

Commenti

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Il 23 Gennaio 2012 alle 14:12 Liberalizzazioni: Monti e quei tre segnali positivi | Editori Online ha scritto:

[...] this link: Liberalizzazioni: Monti e quei tre segnali positivi Posted in Stampa Tagged consiglio, italia-nessun, marco-ventura, mario-monti, monti, [...]

Il 23 Gennaio 2012 alle 15:17 Notizie e Cronaca : Liberalizzazioni: Monti e quei tre segnali positivi ha scritto:

[...] Italia Pubblicato: 23 gennaio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Notizie e Cronaca [...]

Il 24 Gennaio 2012 alle 2:09 rightwrong ha scritto:

E’ una visione molto ottimistica e positiva delle iniziative del Governo, e come tale va rispettata. Ma e’ davvero cosi’? Abolizione del valore legale, e’ un progetto, cosi’ come (un po’ piu’ importante dal mio punto di vista) lo scorporo della rete gas (fra 6 mesi….forse). Forse anche la rete ferroviaria ha una valenza maggiore, ma bisogna procedere con cautela, per non dare spazio alle iniziative “straniere”. Per quanto riguarda i tassisti, mi sembra che stiano diventando piu’ un simbolo che un elemento di crescita dell’economia Italiana. Comunque sia, la mossa di assegnare ad una Autority (l’ennesima) il compito di decidere, ho l’impressione (ma e’ solo una mia impressione) che sia del tipo “vai avanti tu che a me scappa da ridere”. SE questo Primo ministro osannato dal 90% dei media, dagli opinion makers televisi, supportato (e anche sopportato)da tre quarti del Parlamento, non ha avuto il coraggio di fare una vera deregulation, qualcuno pensa che un’autority vada in rotta di collisione con quella agguerrita categoria? Un sindaco soprattutto di sinistra potrebbe (condizionale) prendere una decisione del genere, quantomeno perche’ sono elettori “dell’altra parte”…ma un’autority…mettere a repentaglio il suo (lauto) stipendio… Per quanto riguarda l’articolo 18, scommettiamo che andremo anche qui a delegare la decisione a un qualche organismo con x rappresentanti dei lavoratori e y degli imnprenditori, con tutta l’arbitrarieta’ e incertezza che la cosa comportera’. La mia visione e’ leggermente meno ottimistica di quella dell’articolista, ma mi auguro di tutto cuore di essere io a sbagliare.

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