Terremoto - il sismologo: “Pochi rischi sotto magnitudo cinque”

La cartina mostra i comuni colpiti dalla scossa sismica, in Emilia Romagna, 25 gennaio 2012

La cartina mostra i comuni colpiti dalla scossa sismica, in Emilia Romagna, 25 gennaio 2012

«Quando un terremoto è inferiore a magnitudo 5, e avviene a una profondità superiore ai 30 km e lontano da un centro abitato,  non ci sono generalmente danni a persone o cose». A poche ore dal terremoto registrato in tutto il Nord Italia, Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,  è piuttosto rassicurante. Il «pericolo» per il Nord Italia, quando le scosse hanno la forza registrata questa mattina, può derivare semmai, spiega,  dall’estrema «vulnerabilità» del nostro tessuto urbano, dal fatto di abitare o meno  «in una casa fatiscente».

Alessandro Amato

Alessandro Amato

«Un terremoto come quello avvenuto oggi a bordo dell’Appennino Nord è stato relativamente forte per il nostro Paese, ma negli anni 80 e 90 ce ne sono stati anche di più forti tra Reggio, Parma, Forlì: diciamo che  le scosse di assestamento, che in parte ci sono già state per esempio nel veronese, dovrebbero ora essere via via inferiori».  Quanto alla vastità dell’area interessata dal terremoto di questa mattina, lo scienziato spiega: «Questo tipo di terremoti nella pianura padana deriva dai sommovimenti nella placca adriatica e presenta una caratteristica: una propagazione efficace che lo fa sentire in distanze grandi, da Milano al Nord Est».

Il concetto di «pericolosità» rischia poi di essere una semplificazione giornalistica, perché si basa su elementi empirici: «Certo, nel nord est o in Friuli il rischio è più elevato che a Milano o Torino. Ma la pericolosità la calcoliamo sulla base della storia sismica. Il veronese per esempio non è ritenuta una zona ad alto rischio, ma si sa che ci fu un terremoto fortissimo nel 1117». Quanto ai suggerimenti pratici, in caso di terremoto, Amato non si nasconde: «Non perdere la calma, non precipitarsi sulle scale durante la scossa, mettersi sotto un tavolo o sotto una trave portante, aspettare che finisca la scossa, e poi uscire all’aperto, evitando magari di mettersi sotto un cornicione».


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