La rabbia del leader di Forza d’Urto siciliana: “Siamo imprenditori, non mafiosi”

Gli autotrasportatori aderenti alle sigle Aias e Aitras, ei lavoratori dei movimenti "Forza d'urto" e "Movimento dei Forconi" che oggi 19 gennaio 2012 hanno effettuato blocchi sulla statale Palermo Agrigento. ANSA/MICHELE NACCARI

Gli autotrasportatori aderenti alle sigle Aias e Aitras, ei lavoratori dei movimenti "Forza d'urto" e "Movimento dei Forconi" che oggi 19 gennaio 2012 hanno effettuato blocchi sulla statale Palermo Agrigento. ANSA/MICHELE NACCARI

Claudia Daconto “La situazione rischia davvero di precipitare”.
Più di così?
“Ci può contare. La gente c’ha veramente le scatole gonfie”.
Perché?
“Perché grazie alle nostre proteste la gente ha cominciato a rendersi conto di come una classe politica irresponsabile abbia ridotto la Sicilia”.

Mentre a Palermo scendono in piazza oggi migliaia di autotrasportatori “disposti a tutto - dicono - anche alla morte”, sulle strade continuano i blocchi, sugli scaffali comincia a mancare la merce, alle pompe di benzina il carburante scarseggia, gli stabilimenti sono costretti a bloccare la produzione, i prefetti minacciano precettazioni, la polizia arresta i camionisti e uno di loro viene investito e ucciso da una collega tedesca, lì dove tutto è iniziato, in Sicilia, imprenditori, lavoratori, conducenti di tir, aspettano l’incontro di oggi tra il governatore Raffaele Lombardo e il presidente del Consiglio Mario Monti.
Panorama.it ha raggiunto al telefono sull’isola Angelo Pezzino, produttore di pomodorini Pachino da 10 milioni di fatturato l’anno, uno degli imprenditori agricoli che hanno dato vita al movimento Forza d’Urto. Sono loro che, insieme ai Forconi, nel giro di qualche giorno sono riusciti a mettere in ginocchio l’Italia.

Pezzino, le associazioni dei consumatori vi hanno dichiarato guerra, i prefetti hanno iniziato a precettare i camionisti, ieri ad Asti la protesta è degenerata in tragedia con un uomo investito e ucciso mentre presidiava la strada con altri colleghi. C’era bisogno di tutto questo per far sentire le vostre ragioni?
Certo. Solo facendo tutto questo casino siamo riusciti ad attirare l’attenzione. I primi giorni non ci filava nessuno. Nemmeno un trafiletto sui giornali.

E adesso invece pensate di avere per le mani l’occasione di una rivoluzione epocale? Vi sentite la voce dell’intero popolo siciliano?
Noi abbiamo messo insieme le tante voci del popolo siciliano che non ce la fa più. Il nostro è un movimento cui aderiscono tanto i braccianti agricoli e gli operai che la classe imprenditoriale, tutti uniti nel volersi ribellare a una situazione che è diventata insostenibile. L’economia è in stato comatoso, non c’è lavoro, non si riescono nemmeno più a pagare le spese generali.

La colpa di tutto ciò?
In un mercato globalizzato e nella posizione geografica in cui siamo la commercializzazione dei nostri prodotti sta diventando sempre più complicata. Uno dei problemi più gravi che subiamo è il taroccamento dei nostri prodotti. Ce ne sono tantissimi che vengono spacciati sul mercato come siciliani e in realtà arrivano dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Argentina.

Come il pomodorino Pachino egiziano?
Oppure il pecorino siciliano fatto con latte romeno e spacciato come formaggio nostro.

D’accordo i braccianti e gli operai, ma i camionisti che c’entrano con voi?
C’entrano perché l’unica cosa che trasportano i camionisti dalla Sicilia verso il Nord sono i prodotti agricoli, quindi se non esistiamo noi non esistono nemmeno gli autotrasportatori e viceversa.

Cosa chiederà oggi per conto vostro il governatore Lombardo a Mario Monti?
Intanto la defiscalizzazione dei carburanti. La Sicilia non gode dei vantaggi delle altre regioni a Statuto speciale ma, pur producendo 60mila barili di greggio al giorno, il 40% dell’intero fabbisogno italiano, con tutte le conseguenze sulla salute che ne derivano, paghiamo prezzi più alti rispetto a chiunque altro. Chiediamo la tutela dei nostri prodotti, il rilascio del certificato DURC (documento unico di regolarità contributiva ndr) anche in presenza di pendenze con la pubblica amministrazione; che tutte le calamità naturali ad oggi accertate vengano ripagate e in mancanza di fondi chiediamo una carta di credito con cui poter sostenere le tasse.


Andrete avanti con questa protesta comunque? Anche se vi precettano? Anche se vi arrestano?

Glielo dico chiaramente: la precettazione è un problema che qui la gente non si pone proprio. Se non dovessero accordarci queste richieste la situazione precipiterà. Noi finora le persone le stiamo tenendo buone ma non sappiamo fino a che punto sarà possibile.

Non vi importa niente che la gente non trovi i prodotti al supermercato o che li debba pagare molto di più perché per colpa vostra stanno scarseggiando?
Era logico che succedesse, ma pazienza se serve a richiamare l’attenzione su di noi.

Si dice che siate sostenuti dai clan mafosi.
Certo, visto che stiamo dando fastidio l’unica cosa che sono riusciti a dire è che dietro di noi ci sia la Mafia. Non è così, siamo solo imprenditori. E stiamo pagando in prima persona.

Quanto?
In questi giorni io non ho fatturato circa 5-600mila euro e ho gettato un sacco di roba perché i vegetali sono prodotti deperibili.

Ne vale la pena?
Sì, perdiamo oggi qualcosa con la speranza di avere un domani migliore.

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