Tir: a Milano i grossisti di frutta e verdura sono a secco

Scaffali vuoti nel reparto frutta e verdura di un supermercato  (Credits: Ansa)

Scaffali vuoti nel reparto frutta e verdura di un supermercato (Credits: Ansa)

“Game over” esordisce così Alberto Albuzza, presidente di Ago - l’associazione dei grossisti ortofrutticoli di Milano -  quando gli chiediamo come va con le scorte di frutta e verdura in questi giorni di blocchi dei Tir

“Da sabato non arriva neanche un’arancia - dice Albuzza - stamattina ho venduto gli ultimi finocchi e i cavolfiori e domani non penso neanche di andare a lavoro”

In termini economici questo come si traduce?

“In una perdita secca dell’80%. Faccia conto che noi mediamente fatturiamo 70.000 euro al giorno; oggi ne abbiamo fatturati 10.000″

Questo implica un rialzo dei prezzi?

“E cosa ritocco se non ho più niente da vendere? Quel poco che avevo l’ho fatto pagare lo stesso prezzo di ieri: 0,90 centesimi costavano i finocchi martedì, 0,90 centesimi li ho venduti oggi. Non mi conviene alzare i prezzi; la protesta finirà e non posso perdere i clienti. Ci sono stati dei rincari, tipo per le zucchine e le melanzane, ma dovute al freddo e al minor raccolto, tutto qui. Se i consumatori troveranno le zucchine a 4 euro non è colpa dei grossisti”

E di chi è allora la colpa?

“Dei negozianti”.

Quando sono iniziati a scarseggiare i prodotti?

“Dalla Sicilia è già da una settimana che non arriva nulla e poi da sabato basta anche con le forniture dal resto del meridione, un disastro”

Ma se aderiscono allo sciopero solo alcuni autotrasportatori perchè gli altri non consegnano la merce?

“Ci provi lei a passare da Napoli col tir durante un picchetto; se le va bene le tagliano le gomme! Chi non è d’accordo con la protesta sta zitto e preferisce non rischiare la pelle. Pensi che stamattina ho telefonato ad un mio fornitore a Napoli pregandolo di offrire anche il doppio del compenso a qualsiasi autista per portarmi su qualcosa da vendere, ma lui mi ha detto chiaramente che non c’è nessuno che abbia voglia di rischiare la pelle per consegnare un carico. E’ una mia opinione personale, ma mi sembra che dietro a questa manifestazione di dissenso ci sia tanta ignoranza. Se la famiglia Italia - dico io - è in crisi è giusto fare qualche sacrificio e poi con le liberalizzazioni anche il carburante potrebbe costare di meno, ma la gente non lo sa e segue gli arruffa-popoli sperando di fare le rivoluzioni!”

Chi ci guadagna in questa situazione

“Nessuno: la merce che resta sui tir verrà buttata; non solo: frutta e verdura cadranno dalle piante marce perchè nessuno le raccoglie e le vende: ci perdono i produttori, gli autotrasportatori, i grossisti, i commercianti e i consumatori. Non ci saranno vincitori ma soltanto vinti: questo lo dico con certezza, e nel frattempo domani me ne sto a casa, cosa ci vado a fare a lavoro se non ho nulla da vendere?”

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