
Fino a una settimana fa nessun italiano aveva la benché minima idea di cosa fosse Trasportounito. E pure fra i 360 mila camionisti che ogni giorno viaggiano per le strade della Penisola erano in pochi a conoscere questa piccola organizzazione sindacale autonoma che negli ultimi tre anni ha visto crescere i propri iscritti da poche centinaia fino alle attuali 7 mila imprese, per un totale stimato di circa 20 mila autotrasportatori.
Una piccolissima particella nel mare della categoria, che in pochi giorni ha bloccato i punti nevralgici del Paese ed è riuscita a ottenere il massimo risultato in termini di visibilità con il minimo sforzo. Ha giocato d’astuzia il leader nazionale Maurizio Longo, 49 anni, originario della provincia di Salerno, di fatto l’unico funzionario di Trasportounito, che ha guidato la protesta via cellulare dagli uffici romani. Ha fatto leva sul malcontento che serpeggia tra i camionisti e ha giocato il tutto per tutto. Ha sparpagliato i suoi pochi uomini sul territorio puntando forte sulla risposta che avrebbero dato sul campo gli altri lavoratori del trasporto su gomma. Un suo uomo, Massimo Crepaldi, 46 anni, è rimasto schiacciato sotto le ruote di un tir guidato da una collega tedesca, ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto. Lo ha capito quando si è collegato in diretta davanti ai microfoni di una delle più grosse emittenti televisive di Pechino.
Allo svincolo autostradale di Bergamo centinaia di camion sono rimasti fermi durante le giornate calde di sciopero. Per bloccarli sono bastati una decina di persone, senza fucili, a piedi, armati solo di volantini e di casacche luminose catarifrangenti. In testa al gruppo Ezio Zanchi, 51 anni, che è sempre stato ben attento a non andare oltre l’invito a fermarsi per qualche ora per fare una pausa. Ovvio che una volta messi in fila i primi 10 mezzi il gioco era fatto: chilometri di code «spontanee». Zanchi è il classico bergamasco cresciuto a pane e lavoro. Già a 10 anni seguiva il padre nei cantieri edili, all’età in cui i suoi coetanei frequentavano le scuole medie lui sapeva già manovrare gru e altri mezzi meccanici. Si vanta di non avere mai avuto padroni, ha sempre e solo fatto leva sull’ingegno per mettere in piedi la sua piccola azienda che conta sei autotreni.
Più o meno la stessa flotta di cui dispone un altro attendente di campo di questa battaglia: Giuseppe Melissano, 51 anni, di Casalnoceto, in provincia di Alessandria. Lui è uno degli artefici del blocco sulla statale che va all’interporto di Rivalta Scrivia, vicino a Tortona: almeno 500 autotreni fermati e autisti invitati a fare una pausa caffè, che in moltissimi casi è durata anche una giornata intera. Melissano ci tiene a mettere in chiaro un paio di cose. La prima è che tutti gli aderenti a Trasportounito si autofinanziano, infatti lui quando va a Roma per le riunioni dell’esecutivo nazionale mette mano al portafoglio. La seconda è che nel momento clou della protesta è stata offerta la possibilità a tutti di tornare a casa, ma pochissimi hanno accolto l’invito. Melissano spiega il sentimento che serpeggia sulle strade e fra i rappresentanti sindacali: «I grossi chiedono e ottengono soldi e poltrone e se ne infischiano di noi autotrasportatori, che veniamo considerati come carne da macello. Qualche giorno fa ci siamo ritrovati tutti ad Assago per pianificare l’azione di lotta. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: i nostri colleghi capiranno le ragioni della protesta? Ci appoggeranno? Oggi posso dire che siamo stupiti nel vedere l’alto livello di adesione tra gli iscritti alla Fai».
Melissano è di origine pugliese, è emigrato a 17 anni e ha cominciato facendo l’operaio in nero. Poi, dice testuale, si è «suicidato». Perché, spiega, gli anni in cui si guadagnava qualche soldo sono finiti da un pezzo: «Ora la situazione è talmente drammatica che non riesci più a tirarti fuori. I debiti accumulati sono tali e tanti da portarsi via tutto. Questo lavoro per il momento è senza futuro».
A pochi metri da lui, Luciano Iaropoli, presidente di Trasportounito di Alessandria. Ha 35 anni, una figlia di pochi mesi ed è calabrese di origine. Parla al telefono con i colleghi di altri presidi, predica calma e sangue freddo. Si è appena sparsa la voce della morte del collega ad Asti, la tensione è molto alta. Un camionista passa a pochi metri da lui, si sporge dalla cabina, gli stringe la mano, dice che è stato un piacere passare del tempo con loro e condividere le ragioni della protesta. Atmosfera distesa, eppure le minacce e gli atti vandalici registrati in altre zone del Paese sono state opera dei suoi stessi colleghi. Iaropoli dice che al Sud «l’atmosfera è molto più pesante perché la gente è stata presa in giro dalle altre associazioni. Ci sono state assemblee nelle quali i segretari delle grosse sigle sindacali hanno dovuto chiamare la polizia per poter tornare a casa».
C’è molto Sud anche a Tortona, con il vulcanico, istrionico Giorgio Gurnari, 52 anni, originario di Cittanova, provincia di Reggio Calabria. Faccia da attore hollywoodiano, cappello in testa e bandiera in spalla, mette la sua sagoma davanti a ogni autotreno che passa dalla statale piemontese. Gli autisti frenano, aprono il finestrino, chiedono spiegazioni in italiano, spagnolo, perfino russo. Lui sorride e risponde in stretto dialetto calabrese. Dice che non sono lì per chiedere la luna ma soltanto i soldi per sopravvivere. E spiega che la sua organizzazione sindacale non ha nulla a che vedere con i politici.
Concetto chiaro e masticabile dentro una cabina come quello espresso da Raffaella Vaiani, 41 anni, presidente di Trasportounito Lombardia. Lei e il marito più quattro sostenitori sono riusciti a tenere in scacco un centinaio di autotreni sulla statale 11 da Milano a Torino, all’altezza di Trecate San Martino. Dice che per farsi capire basta non parlare troppo forbito: «A forza di stare insieme ai maschi, l’utero e le ovaie mi si sono trasformate in palle».
- Martedì 31 Gennaio 2012
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.