Stop. Le ricerche dei dispersi si sono fermate. Un capitolo, quello più triste del naufragio del Costa Concordia, si è definitivamente chiuso. Diciassette giorni di ricerche negli anfratti deformati e oramai troppo contaminati della nave, hanno portato alla luce solo una parte dei corpi dei dispersi. Gli altri che mancano ancora all’appello e probabilemnte giacciono nascosti nel ventre ferroso della Costa, chissà se mai riusciranno ad essere ritrovati. Una speranza potrebbe essere legata alla rimozione della nave, adagiata sullo scoglio, allo smantellamento della carcassa oppure al mare che, con il tempo, lasci riaffiorare qualcuno dei suoi “ostaggi”.
Sicuramente ad affiorare con tante difficoltà e molto, molto lentamente è la verità legata a quella sera e alla dinamica dell’incidente. La magistratura dovrà “incollare e ripulire” le bugie del comandante e quegli inspiegabili ritardi che potrebbero inquinare la ricostruzione dei fatti.
Ma quanto è determinante l’intervento della società armatrice nelle innumerevoli bugie e mezze verità professate dai loro ufficiali davanti ai magistrati? Che ruolo hanno le compagnie di navigazione che spesso rimangono al di fuori del cono mediatico legato agli incidenti?
Nonostante le collisioni del Costa Concordia e del cargo Jolly Grigio con il peschereccio Giovanni Padre, siano così diverse tra di loro hanno alcuni ed importanti aspetti in comune: le bugie dei comandanti, appunto, le numerose telefonate dal contenuto sconosciuto con le società armatrici e quegli strani ritardi voluti sempre dagli stessi comandanti.
Ad esempio, il ritardo con il quale è stato dato l’ordine di evacuare la Concordia e il ritardo di oltre 4 ore con il quale il Jolly Grigio è tornato in porto a Napoli a disposizione della Capitaneria per la ricostruzione dell’incidente. Un lasso di tempo lunghissimo che in entrambi le collisioni, è stato utilizzato dai comandanti per effettuare moltissime telefonate con i vertici delle rispettive compagnie. Ma quanto possono aver influito sul comportamento degli ufficiali le conversazioni con le società? Quest’ultime hanno dato disposizioni? E se sì, quali?
“..dottori dovreste rendervi conto che nelle registrazioni che avete ascoltato non si sentono le voci in quanto noi siamo al corrente del fatto di essere registrati dalla strumentazione di bordo e per questo preferiamo evitare di commentare ogni cosa. È anche capitato in passato che la Compagnia (Messina ndr) ci abbia rimproverato aspramente per aver sentito registrazioni in plancia non attinenti alle manovre…“. Queste sono le dichiarazioni che ha rilasciato il III ufficiale del Jolly Grigio ai pm Corona e Cimmino che hanno indagato sulla collisione.
Dunque gli ufficiali non parlano o comunque “filtrano” le informazioni su quanto accade veramente in plancia comando per paura.
Il comandante del Jolly Grigio sapendo che dall’ascolto delle conversazioni registrate dal sistema VDR del cargo, non si avvertivano le voci dei membri dell’equipaggio che si trovavano nella plancia di comando prima, durante e dopo la collisione con il peschereccio, ha pensato di raccontare agli inquirenti, nell’immediato del fatto, una falsa verità e con un pizzico di ironia: “Non so dire come mai la registrazione che mi avete fatto ascoltare non riporti la mia voce quando ordino al timoniere di accostare a sinistra. Aggiungo che forse i microfoni non hanno percepito la mia voce in quanto mi trovavo molto vicino al timoniere“.
Ma il pm Corona lo sollecita: “Lei non ha chiesto spiegazioni al timoniere?
Il comandante del cargo risponde: “Le spiegazioni che mi erano state rese dal III ufficiale mi sembravano sufficienti. Aggiungo che l’accaduto poi mi era stato rappresentato dai discorsi percepiti attraverso l’apparecchio VHF che provenivano dai pescherecci vicini“.
I pescherecci vicini? Il comandante del cargo si è incredibilmente fidato di quello che dicevano i pescherecci vicini senza chiedere al timoniere conferma di quanto avevano affermato.
“Non ho chiesto conferma perché avevo la certezza che avevamo affondato il peschereccio. Voglio aggiungere, e risulterà senz’altro dalle registrazioni, che ho detto più volte, e credo anche via radio, che non c’era da preoccuparsi tanto era tutto registrato, intendendo anche le manovre effettuate“.
Ma quali registrazioni? In plancia tutto tace. Il comandante del Jolly per evitare che i membri dell’equipaggio presenti in plancia potessero fare un sia pur minimo commento “a caldo” su quanto accaduto, intima loro di restare in silenzio e di parlare all’aperto ovvero sulle alette della plancia. Così spiega il magistrato.
Che cosa avrà detto in plancia nell’immediato della collisione Francesco Schettino? Sarà stato in silenzio? E dove si trovava durante le telefonate con l’armatore? In plancia dove poteva essere anche registrato, oppure fuori? Ad esempio nella sua cabina.
Ma dopo lo speronamento del peschereccio e dopo la collisione con lo scoglio i due comandanti fanno la stessa identica cosa: entrambi chiamano immeditamente la società armatrice e non i soccorsi. Il Jolly Grigio vede affondare il peschereccio speronato ma continua la sua navigazione verso la Francia, come se non fosse accaduto nulla; Schettino è a conoscenza dell’acqua che sta allagando la sala macchine ma non chiede aiuto alla Capitaneria, anzi, minimizza.
Sembra che per entrambi le “priorità” di quel momento non siano i passeggeri o gli uomini dell’equipaggio ma l’armatore e i giornalisti:
“Ho chiamato una prima volta Genova e ho parlato col comandante Cervetto, responsabile delle linee Messina…Ho poi chiamato anche il comandante Olmetti, responsabile dell’armamento, che si trovava in ferie, per riferirgli l’accaduto. Poi ho ricevuto una chiamata dal DPA (Designed Personal Ashore), che avendo ricevuto notizia del fatto mi chiedeva ragguagli e che nel contempo mi ha informato che vi erano delle versioni della vicenda già apparse su organi di informazione online che mi attribuivano dichiarazioni che non erano le mie e che in particolare il terzo ufficiale non aveva visto il peschereccio, l’aveva investito e aveva proseguito la rotta, quando invece i fatti si sono svolti come ho ricostruito sinora“. Tutto questo mentre il peschereccio stava affandando.
Schettino parla, parla decine e decine di volte in quei 70 lunghi ed interminabili minuti con Ferrarini, il manager della Costa. E anche lui, successivamente si preoccuperà dell’intervista rilasciata alla stampa.
Idem il comandante del Jolly Grigio che impiega ben 4 ore prima di raggiungere la Capitaneria della città partenopea. Perchè, forse doveva preservare il carico del cargo? “Il carico dell’attuale Jolly Grigio della società Messina è composto da containers chiusi di cui non conosco il contenuto se non per i documenti d’imbarco“, afferma l’ufficiale del cargo. Erano forse armi?
E perchè Schettino aspetta oltre un’ora a lasciare la nave? Che cosa contenevano il computer e lo zaino svaniti nel nulla e finiti probabilmente nelle mani dei vertici della Costa?
Il pm Giovanni Corona nella richiesta di misura cautelare per il comandante del Jolly Grigio cerca di dare una spiegazione a queste conversazioni : “Non appare inverosimile ritenere che il Pugliese possa aver tenuto questo comportamento anche allo scopo di salvaguardare gli interessi della Compagnia da lui rappresentata e per la quale lavora da oltre 20 anni, portando a termine per suo conto anche incarichi delicatissimi (trasporto di mezzi da guerra pesanti), visto che nell’immediatezza del fatto ha subito contattato i responsabili della Messina, forse allo scopo di ricevere ordini sul da farsi, anche da un punto di vista mediatico“.
Poi Corona prosegue: ” Il comandante ha fatto ritorno in porto impiegando oltre 4 ore, un tempo triplo rispetto a quello necessario in concreto, con lo scopo di rendere edotti tutti i componenti l’equipaggio direttamente interessati al naufragio e agli altri di quella che doveva essere la versione da rendere agli organi inquirenti sulla dinamica dell’evento. Non si spiegherebbe, ad esempio, il motivo per il quale il nostromo abbia riferito di aver tentato di richiamare a voce l’attenzione dei pescatori della Padre Giovanni del sopraggiungere della Jolly Grigio e non abbia poi spiegato il motivo per il quale, trovandosi nella possibilità di farlo, non abbia richiamato l’attenzione della plancia della prossima collisione mediante l’interfono“.
- Mercoledì 1 Febbraio 2012

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Commenti
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Il 1 Febbraio 2012 alle 17:37 indigesto ha scritto:
Mah! il cono mediatico non vale nemmeno i modesti compensi di quelli che lo tengono acceso. La verità, sia pure quella processuale, in questi casi non si fa tanto attendere. Nell’intanto lo si alimenta, il cono mediatico, con supposizioni e pettegolezzi. In fondo ce lo meritiamo!
Il 2 Febbraio 2012 alle 13:53 zione ha scritto:
Il Codacons ha presentato diffida al Commissario delegato all’emergenza per il naufragio di Costa Concordia Franco Gabrielli affinché «vengano immediatamente riprese le ricerche dei dispersi». L’associazione ha anche depositato un esposto in procura affinché «vengano avviate specifiche indagini sui motivi per cui sono state sospese» e perché «si accertino eventuali ipotesi di reato come interruzione di pubblico servizio, omissione di atti d’ufficio e violenza privata nei confronti dei familiari dei dispersi». (da “Il Mattino” odierno)
Se ci fosse stata tutta questa attenzione con relativo e grande dibattito anche nella precedente Tragedia del Giovanni Padre, forse sarebbe nato un campanello d’allarme da parte di chi di Dovere, per cui si sarebbe ravvisato pure la necessità di richiamare all’ordine i Naviganti ad una maggiore prudenza, di usare una minore velocità e di tenersi più al largo, in vicinanza della Terraferma o di posti “affollati” da altro naviglio; chissà se forse non si sarebbe evitata o quantunque molto attenuata, la grande “Disgrazia” della nave Concordia, ma forse il Codacons, come tante altre Ditte, non erano ancora state fondate …
Il 2 Febbraio 2012 alle 22:47 zione ha scritto:
Non solo navi da crociera. Ennesimo esempio di navigazione sottocosta: ma nessuno sapeva niente.
http://www.tgprocida.it/wordpr.....ss/?p=3181
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Grazie a Dio che in questo infelice Mondo e di questi tempi, esiste ancora gente disposta a tutto pur di dare una mano ai Bisognosi; come ha fatto la Popolazione dell’Isola del Giglio che è riuscita a scrivere una Sublime pagina di Storia della Bontà, da poterla aggiungere con molto Onore, nel libro Cuore.
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Sagge e delicate parole di grande e Umana Comprensione quelle del Sindaco dei Gigliesi; nelle quali, giustamente e da buon Padre di Famiglia, si preoccupa doverosamente anche di accennare al domani della sua Meravigliosa Gente, che comunque arriverà e speriamo che qualcuno dall’Alto dei Cieli si muova a Pietà, facendo ritrovare in fretta tutti i Dispersi, a cominciare dalla bellissima Bambina dai grandi e belli occhioni che rappresenta il maggior tormento di questa immane Tragedia del mare …
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Naufragio del peschereccio Giovanni Padre e della nave Costa Concordia; due gravi “Disgrazie del mare” con diverso e discriminante criterio di valutazione da parte di tanti; a cominciare dalla partecipazione dello Stato, Infingardo nel primo caso e giustamente molto Laborioso nel secondo.
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