
Il luogo dello stupro di gruppo a Guidonia (Credits: LaPresse)
“Una sentenza vergognosa di una gravità inaudita”. Così Maria Grazia Passuello, presidente di Solidea, l’ente della Provincia di Roma che gestisce due centri anti violenza nella Capitale e uno a Valmontone, commenta la decisione della Cassazione in base alla quale il giudice non sarà più obbligato a spedire in carcere gli autori di violenze sessuali di gruppo, ma potrà disporre anche misure alternative come gli arresti domiciliari.
“Già le donne tendono a non denunciare perché non si sentono garantite dalla giustizia, con questa sentenza lo faranno sempre di meno finendo per chiudersi sempre più in se stesse e a non chiedere aiuto. Purtroppo devo riscontrare che nel nostro Paese c’è una cultura ancora molto arretrata su cosa significa stupro”.
Annullando un’ordinanza del Tribunale del riesame di Roma, che aveva confermato il carcere per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza del Frusinate, la Corte di Cassazione ha in realtà dato un’interpretazione estensiva di una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale.
“La mia opinione su questa materia va probabilmente contro corrente – interviene Teresa Manente, avvocato penalista e responsabile dell’ufficio legale dell’associazione Differenza Donna che si occupa di fornire assistenza alle vittime di violenza - ma credo che gli arresti domiciliari costituiscano comunque una vera pena detentiva, perché non è detto che la custodia cautelare in carcere debba essere necessariamente più restrittiva di quella in casa”.
Quello che chiede chi ha subito un sopruso, spiega ancor l’avvocato Manente, è che i responsabili siano presi il prima possibile e che venga immediatamente dato corso al processo. Benché ciò accada ancora troppo raramente, la reale urgenza e preoccupazione sarebbe infatti proprio questa. “Che siano assegnati gli arresti in carcere o domiciliari è secondario rispetto al fatto di sapere che chi ha commesso violenza è stato individuato, fermato e che sarà processato quanto prima”.
Senza dimenticare che è soprattutto dentro casa che le donne continuano a subire i maltrattamenti più umilianti. Secondo il dato fornito da Solidea, solo il 6% degli stupri avverrebbe in luogo pubblico e da parte di sconosciuti. O almeno è solo il 6% delle vittime che decide di denunciare. Con il rischio che, anche a causa di una giustizia che non punisce gli aguzzini con misure adeguate, siano sempre meno quelle che decidano di affidarsi ad essa.
Guarda il video della redazione di Panorama contro la violenza sulle donne
- Venerdì 3 Febbraio 2012

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Commenti
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Il 3 Febbraio 2012 alle 15:33 Stupro di gruppo: perché è una sentenza vergognosa | Editori Online ha scritto:
[...] posted here: Stupro di gruppo: perché è una sentenza vergognosa Posted in Stampa Tagged cassazione, contro-corrente, corte-cassazione, google-news, headlines, [...]
Il 3 Febbraio 2012 alle 20:07 marcopagliarino ha scritto:
se non si fa’ la riforma della giustizia che giustizia da qundo sono diventati quello che son diventati srvi di parito non esiste piu’e’solo piu’mirata a colpire e in certi casi persecuzioni prprio e’solo piu’uno schifo rubi una caramella vai ingalera chi ci sta’ portando alla rovina intoccabili scusate ma non posso piu’chiamarla giustizia semmai mi ricorda la sacra inquiaizione
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