Stupro di gruppo: i giudici e la gente “pronta a scattare”

Fa discutere la sentenza sullo stupro di gruppo (Credits: LaPresse)

Fa discutere la sentenza sullo stupro di gruppo (Credits: LaPresse)

Annalisa Chirico

E poiché le sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale hanno demandato la decisione sul carcere preventivo alle valutazioni dei giudici caso per caso, è bene che questi giudici sappiano e sentano tutti i giorni che la società in cui vivono e lavorano è attentissima a ciò che fanno, pronta a scattare” su Il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2012. 
Un ammonimento o una minaccia, chissà.

Dai microfoni di Radio Radicale l’avvocato Gian Domenico Caiazza commenta così: “Chiara l’antifona, giudici? Ricevuto il messaggio? Questo è il Paese della giustizia a furor di popolo. Non permettetevi il lusso di dimenticarlo”.

L’oggetto del contendere è la recente sentenza (n. 4377/12) della Corte di Cassazione in materia di custodia cautelare e stupro di gruppo, una sentenza che ha provocato un coro lungo di polemiche da parte di commentatori e politici di ogni schieramento. Le donne sul piede di guerra.

La Suprema Corte ha stabilito, sulla base di una precedente decisione della Corte Costituzionale, che il carcere preventivo non è l’unica misura possibile per le persone accusate di violenze sessuali di gruppo. Il giudice di legittimità era chiamato a pronunciarsi su una decisione del Tribunale del riesame di Roma, che aveva respinto la richiesta della difesa di imporre una misura cautelare meno afflittiva nei confronti degli indagati in attesa della celebrazione del processo. In particolare, il Tribunale del riesame si era richiamato al decreto sicurezza del marzo 2009, che imponeva al giudice di applicare obbligatoriamente il carcere preventivo come unica misura cautelare possibile nei confronti delle persone accusate di violenza sessuale.

Badate bene, il carcere - e solo il carcere - non in quanto pena inflitta a persone riconosciute responsabili al termine di un processo, ma nei confronti di presunti non colpevoli accusati e chiamati a rispondere “nel” processo.
Si dà il caso però che con la formidabile sentenza n. 265 del 2010 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma emanata dal governo Berlusconi e di cui la già Ministra Mara Carfagna continua - incomprensibilmente - a rivendicare la maternità (che qualcuno glielo spieghi, di grazia?).

La Consulta ha chiarito che la custodia cautelare in carcere non può essere imposta in nome di un automatismo, che prescinda dalla valutazione del giudice nel singolo caso. Con la recente pronuncia la Cassazione non ha fatto altro che estendere al reato di stupro collettivo i principi di civiltà giuridica contenuti in quella sentenza della Corte Costituzionale: il minor sacrificio possibile in nome del favor libertatis, la “pluralità graduata” tipica delle misure cautelari, l’esclusione di automatismi e presunzioni quando in ballo c’è la libertà personale di presunti non colpevoli. La carcerazione preventiva non è e non deve diventare un anticipo di pena.

Purtroppo il governo Berlusconi ci ha dispensato palate di provvedimenti infarciti di propagandismo securitario, come per il reato di omicidio volontario e per quello legato al traffico di stupefacenti. Ogni volta la Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità di tali misure, riportando le ragioni del diritto in un mare di scomposta emotività, dove si legifera sull’onda dell’evento di cronaca col solo effetto di alimentare, più o meno dolosamente, una cultura che anticipa e sovrappone l’arresto alla condanna. Basta la notizia di reato, il processo è un optional.

Nel caso di specie, come sottolinea l’avvocato Caiazza, nessuno è stato scarcerato né prosciolto. La Cassazione ha adempito al suo compito, e il Fatto Quotidiano ha lanciato un ammonimento o una minaccia, che dir si voglia. Giudici, state attenti. E’ vero che siete chiamati ad applicare la legge, ma oltre e forse prima della legge ci sono gli umori popolari, e di quelli dovete pure tener conto. Come si dice? Pronti a scattare.

Commenti

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Il 14 Febbraio 2012 alle 8:39 venditoreeccellente ha scritto:

Si ritiene che se Lei e’consapevole di trovarsi in un Paese - ancora - libero allora non dovrebbe preoccuparsi minimamente se qualcuno esterna delle opinioni a suo gusto non condivisibili. Diverso e’il clima che si respira sui media da novembre dell’anno scorso, intriso di censure, boicottaggi, camuffamenti, mezze ammissioni e cori di spari a zero contro fette di opinione pubblica, che comprendono i lettori dei giornali i cui giornalisti si prodigano in questa pratica, che non considero degna di un paese civile e che mi auguro finisca presto spero senza danni o minacce dirette all’incolumita’di nessuno. La condanna preventiva del dissenso non impedisce il dissenso, quindi aggiungo volentieri il mio parere personale alla sua riflessione che secondo me e’carente di obiettivita’. La giustizia italiana, purtroppo, e’sempre piu’indifendibile e va sempre piu’spesso contro l’uguaglianza: non scandalizza, quindi, che qualcun’altro si trovi in sintonia con il sottoscritto nel protestare contro il buonismo garantista che troppo spesso difende prepotenti e segugi e si dimentica dei cittadini in nome dei quali e’chiamato ad amministrare la legge.Dietro tutto cio’c'e’l'incapacita’di razionalizzare la giustizia e le carceri, e i risultati sono un veleno che intossica la societa’. La democrazia si fa innanzitutto sul rispetto delle opinioni reciproche, gli ambienti colti di questo paese invece sta battezzando e benedicendo logiche che qui come altrove minacciano di distruggere la coesione sociale appendendola allo spread.

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