Riforma del lavoro: spacca il Pd e le imprese - RASSEGNA STAMPA

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La riforma del lavoro, e in particolare il delicato passaggio sull’articolo 18, continua a dividere non solo il Pd, ma anche gli imprenditori, mentre il premier Monti è sempre più preoccupato dalla tenuta della maggioranza.

Secondo il quotidiano romano il Messaggero, in un retroscena, il premier non avrebbe affatto apprezzato gli ultimi toni del segretario Bersani in un’intervista al Tg3 di lunedì in cui ha inacciato di votare no sull’articolo 18. Il ministro Fornero, però, ieri ha detto che l’esecutivo andrà avanti anche senza il sì delle parti sociali e del Pd in Parlamento, e Monti alla fine ha confidato ai suoi di essere sicuro della fedeltà di Bersani al patto stretto davanti al capo dello Stato.

Un presentimento confermato anche in un retroscena del quotidiano La Stampa, secondo cui alla fine il Pd non potrà comunque dire di no: qualcuno ipotizza al massimo un voto di astensione e battersi per emendare la decisione. Tanto che, secondo il quotidiano torinese, Bersani lunedì dopo aver fatto la voce groassa al Tg3 avrebbe telefonato all’area liberal del partito per dir loro di stare tranquilli, che lui sta con Monti e che ora alza i toni per non scoprire la Cgil. La speranza, insomma, è arrivare a un accordo condiviso che riformi e non abolisca l’articolo 18.

Ma alla fine, aggiunge il Corsera, neanche le imprese hanno trovato una posizione comune sulla riforma del mercato del alvoro, perché all’incontro di oggi tra governo e parti sociali il documento comune degli imprenditori porterà tutte le firme delle associazioni tranne quella di Rete Impresa italia.

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repubblica

Sul fronte delle liberalizzazioni, invece, il governo potrebbe cedere ancora una volta alle pressioni bipartisan, un tema che conquista le prime pagine di Messaggero e Repubblica. L’arrivo in aula del decreto cresci - Italia, scrive il quotidiano di Largo Fochetti, ancora fermo in commissione Industria al Senato, dove è stato sommerso da migliaia di emendamenti, è previsto per mercoledì. Ma sui temi forti (taxi, gas e farmacie) si teme un dietro front.

Infini, sul frone sicurezza interna, il Corriere mette in evidenza l’allarme terrorismo lanciato dal prefetto Manganelli in un’audizione in commissione Affari: “Cercano l’assassinio e solo per fortuna finora non c’è stato il morto”. Il quotidiano di via Solferino pubblica poi alcuni stralci di un’intercettazione tra militanti del 2006 in cui si progettava il “salto” e le varie modalità per realizzare attentati.

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