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Nelle carceri italiane, 41mila agenti per 56mila detenuti

Polizia penitenziaria2

Lavorano dietro le sbarre. Garantiscono la sicurezza degli istituti penitenziari, si occupano dei detenuti e li assistono dall’entrata in carcere al momento della loro uscita, oltre a svolgere attività di polizia giudiziaria e stradale. Sono gli agenti del corpo di polizia penitenziaria, circa 41 mila addetti, di cui 3.500 donne, che operano nei 205 istituti penitenziari dislocati su tutto il territorio nazionale. E oggi è il loro “compleanno”. A Roma, a festeggiare il 191esimo anniversario della fondazione del corpo, ci saranno il ministro della Giustizia Angelino Alfano e le alte cariche dello Stato. A cominciare dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che assisterà alla cerimonia presso la Scuola di formazione del personale dell’amministrazione penitenziaria di via di Brava.
La giornata si apre alle 9 con la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria, alla presenza di Alfano e del capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta. Poi alle 11 il via alla festa, che sarà trasmessa in diretta da Rai Tre. Alle 15 ci sarà invece il cambio della Guardia d’onore al Quirinale. E in serata alle 20 il concerto della banda musicale del corpo all’Auditorium di Roma.

“Ho assunto l’incarico di capo del dipartimento con la consapevolezza della complessità ma anche della ricchezza delle componenti professionali che costituiscono la colonna portante dell’amministrazione penitenziaria”, scrive Ionta nella lettera rivolta al personale di polizia penitenziaria in occasione della festa. Il neo capo del Dap, oggi al suo primo appuntamento istituzionale difende la categoria, spesso poco considerata, e ne rivendica l’importanza all’interno della società: “Il corpo di polizia penitenziaria con la sua storia, il suo impegno, i suoi valori, ha il diritto di essere rappresentato ai massimi livelli e al pari con tutte le altre forze di polizia del Paese”. Un riconoscimento che Ionta ribadisce anche in un’intervista pubblicata oggi, in occasione della festa, sul periodico dell’amministrazione penitenziaria Le due città: “La polizia penitenziaria deve prendere consapevolezza della propria identità ed essere riconosciuta come la quarta forza di polizia del Paese” spiega il magistrato nativo di Casale Monferrato, che ha coordinato le più importanti inchieste nella lotta al terrorismo interno e internazionale, dall’attentato al giuslavorista Marco D’Antona all’omicidio del dirigente del Sismi, Nicola Calipari, e che ora si trova ad affrontare una nuova sfida.

A partire dal problema del sovraffollamento delle carceri, che hanno superato la soglia di 56 mila detenuti, e oltre 9 mila sono rappresentati da coloro che sono tornati dietro le sbarre dopo aver beneficiato dell’indulto. Questi i numeri della popolazione carceraria secondo l’ultima fotografia scattata dal corpo di polizia penitenziaria. In base alle cifre aggiornate al 30 settembre scorso, i detenuti presenti negli istituti penitenziari per adulti sono 56.768. Le donne rappresentano una minoranza: sono appena 2.548. Per quanto riguarda invece gli effetti dell’indulto, i dati si riferiscono al 15 luglio scorso: a quella data i detenuti che hanno beneficiato del provvedimento di clemenza sono stati 27.472, mentre i rientri sono stati pari a 9.875. “Bisogna accettare l’idea che un paese come l’Italia con una criminalità molto complessa e anche molto diffusa, abbia una popolazione carceraria con dei numeri così alti” commenta Ionta nell’intervista, “Se queste persone vengono condotte in ambiente carcerario è perché la macchina della sicurezza si è mossa bene. Per questo non bisogna farsi atterrire dal problema, ma bisogna imparare a gestirlo. E questa non è una contingenza momentanea ma una stabile realtà”.

Asili nido? In Italia sono pochi. Come in tutta l’Ue

In Italia gli asili nido non soddisfano le esigenze dei bambini e delle loro famiglie. A dirlo è un rapporto della Banca d’Italia che descrive l’attuale situazione dei servizi di istruzione e cura per l’infanzia. L’indagine, svolta dal ricercatore Francesco Zullino, lancia l’allarme: gli asili sono pochi e i bambini sono costretti a restare a casa. E quindi meno di un quinto delle famiglie con bambini in età “giusta” ne usufruisce. Ma la situazione, afferma la ricerca, appare meno grave se si considera che il 58 per cento del totale decide per libera scelta di non mandare i bambini all’asilo. Solo il 13 per cento delle famiglie dichiara infatti di essere stata scoraggiata a causa della ridotta disponibilità di posti. Infine il 10 per cento del totale esclude l’affido perché insoddisfatto dalla qualità del servizio in rapporto al prezzo.
E così il 60,8 per cento delle famiglie si tiene i figli a casa, il 19,2 li manda all’asilo, il 16,7 per cento li affida ai nonni e il 3,1 per cento a colf o amici. Percentuali che cambiano però se la mamma lavora: in questo caso il 34 per cento di bimbi va all’asilo e il 31,2 per cento sta con i nonni. La scelta dell’asilo è poi determinata dall’offerta pubblica e privata che varia da regione a regione: secondo gli ultimi dati del 2006 gli asili comunali rappresentano in media il 54 per cento del totale. I valori più bassi si registrano in Calabria (25 per cento), seguiti da Sardegna e Puglia. La Campania invece è la regione che ha più strutture pubbliche (94 per cento), seguita da Trento ed Emilia Romagna. Nelle regioni del Sud come Calabria e Puglia i bambini rimangono all’asilo circa 7 ore, contro le 11 di Lombardia e Liguria.
Ma quanto costano? Secondo la ricerca la spesa unitaria a carico del Comune è in generale più bassa per le regioni del Sud, tra queste la Campania è la più economica. Sulla qualità è invece la Lombardia a risultare tra le più efficienti insieme con la Toscana; l’Emilia Romagna è invece una delle più care. Rispetto al resto dell’Europa la situazione italiana non è comunque un’eccezione, ma rispecchia una inadeguatezza generale nella gestione dei servizi dedicati all’infanzia.
Nell’Unione europea infatti più di sei milioni di donne tra i 25 e i 49 anni affermano di dover stare a casa o poter lavorare solo part-time a causa delle loro responsabilità familiari. Un quarto di loro denuncia inoltre la mancanza di servizi per l’infanzia, soprattutto di quelli con un giusto compromesso qualità-prezzo. Lo riferisce la Commissione europea in un rapporto basato su fonti Eurostat relative al 2006. Gran parte dei Paesi, avverte la Commissione in una nota diffusa a Bruxelles, “non ha raggiunto gli obiettivi in materia di erogazione di servizi per l’infanzia”. L’Italia rimane quindi in linea con il resto dei Paesi Ue, con una media del 26 per cento dei bambini di età inferiore ai 3 anni che frequentano asili nido.
“Siamo lungi dal raggiungere i nostri obiettivi in materia di strutture per l’infanzia e dobbiamo intensificare gli sforzi”, afferma nella nota il commissario europeo agli Affari sociali, Vladimir Spidla, ricordando come “la disponibilità di servizi per l’infanzia adeguati e accessibili è essenziale per consentire ai genitori di lavorare, rafforzare la parità tra i sessi e migliorare l’inclusione sociale”.
Nel 2002 i leader dell’Unione europea si erano dati l’obiettivo di raggiungere entro il 2010 una copertura di scuole materne del 90 per cento e di asili nido del 33 per cento. Mentre l’Italia ha superato il primo, è ancora lontana dal secondo insieme a Germania, Finlandia, Cipro, Estonia, Lettonia e Irlanda (con una percentuale di asili nido fra il 16 e il 26 per cento). I primi della classe sono invece Danimarca, Olanda, Belgio, Spagna e Svezia. Fanalini di coda, con una copertura media inferiore al 10 per cento, Grecia, Ungheria, Malta, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Lituania e Polonia. ”Senza adeguati servizi di sostegno”, commenta Spidla, “le coppie sono scoraggiate dal fare figli”, conclude Spidla, “L’Ue aiuterà i singoli Paesi con un finanziamento di circa mezzo miliardo di euro scaglionato fino al 2013 per aiutarli a sviluppare i servizi per l’infanzia”.

A Cagliari scatta l’ora dei Paralympics days con 450 atleti sardi

Il manifesto dei Paralympics days

Dopo le Paralimpiadi di Pechino 2008, i giochi non finiscono. Dal 3 ottobre la Sardegna ospita la seconda edizione dei Paralympics days, organizzati dalla sezione regionale del Comitato italiano paralimpico (Cip). Sarà infatti Cagliari a offrire il terreno per disputare le gare a oltre 450 atleti sardi con disabilità fisiche e mentali. Dopo il successo della prima edizione del 2007, la Sardegna dedica cinque giornate (3, 4, 5, 11 e 12 ottobre) agli atleti isolani diversamente abili: “L’idea”, spiega Paolo Caredda, presidente del Cip Sardegna, “è quella di far conoscere a tutti la bellezza di questi sport”.
Gli atleti provenienti da 25 società sportive sarde si metteranno in gioco con oltre dodici specialità, dal calcio a cinque al tiro con l’arco, dalla canoa all’hand bike, passando per l’equitazione e il gioco delle bocce. A partire dallo spettacolare basket in carrozzina. Oltre ai vincitori delle gare riceveranno una medaglia tutti i partecipanti. Ospiti d’onore saranno i tre atleti che hanno appena giocato le Paralimpiadi di Pechino: Mauro Caredda per l’equitazione, Francesca Secci per il nuoto e Marianna Lauro per il tennis in carrozzina.
Mascotte della manifestazione sarà Cau-Boi, la mucchina in carrozzina disegnata dal vignettista Tullio Boi e scelta dal Comitato italiano paralimpico come testimonial delle Paralimpiadi della Sardegna. Gli atleti e lo staff indosseranno infatti le magliette del “quadrupedoide” che Boi, ingegnere cagliaritano, in arte Brulliotoi (che in sardo significa “scherzo”), ha disegnato per l’occasione. Le sue sono vignette che hanno come protagonista un “muccoide” sardo in carrozzina, che ogni giorno affronta le avventure e le disavventure di un disabile.

Una satira sociale che in realtà nasce da una grande autoironia dell’artista, Tullio infatti soffre di sclerosi multipla: “Quella mucca in realtà sono io e racconto tutte le difficoltà che noi disabili dobbiamo vivere” spiega Boi, che nel 2006 ha deciso di diventare vignettista “sono una mosca bianca che dice le cose senza fare troppi sconti. Cerco di scuotere le persone che spesso non si rendono conto della realtà, ma lo faccio anche con il sorriso in bocca”.

Da due anni le sue vignette girano nel web e a partire dal suo blog, sono ospitate da Tiscali, Panorama.it, Inserto satirico. Quelle di Cau-Boi sono “storie in agrodolce” che fanno vedere l’altra faccia della medaglia, e davanti alle difficoltà pratiche della malattia, dimostrano la forza di tutte le persone diversamente abili e la capacità di mettersi in gioco, a partire dai Paralympics days.

La vignetta di Tullio Boi

Trucchi da vera maga: fa sparire 500 mila euro sotto gli occhi del fisco

cartomante
Era una maga professionista, aveva anche aperto una regolare partita Iva per prestazione di “servizi non altrove classificabili”. Ma la sua magia più grande è stata quella di “far sparire” sotto gli occhi del fisco, e in un solo anno, 500 mila euro di guadagni.

Ad accorgersi dei suoi traffici illeciti è stata la Guardia di finanza di Pordenone, che dalla primavera del 2007 ha scoperto come il tenore di vita della cartomante non potesse coincidere con il reddito annuo da lei dichiarato di circa 15 mila euro. Sono iniziate così le prime operazioni di controllo fiscale e un’indagine che è durata un anno. “Abbiamo acquisito i suoi movimenti bancari” spiega il tenente colonnello Sergio Schena del Comando provinciale di Pordenone, “abbiamo così accertato che in poco più di un anno la donna era riuscita ad “occultare” al fisco la quasi totalità dei proventi della sua attività di veggente”.
Attraverso inserzioni pubblicitarie sui quotidiani locali e settimanali la maga leggeva le carte in tutta la provincia di Pordenone e riusciva ad avere una clientela numerosa e variegata: dalla casalinga all’uomo d’affari, dal pensionato all’imprenditore. A loro proponeva telefonicamente la propria consulenza e dava la disponibilità a operare nel suo studio o a domicilio, applicando naturalmente tariffe diverse, a partire da un minimo di 100 euro sino ad arrivare a cifre a due zeri.
Ora che le sue carte sono state scoperte, “la donna dovrà versare nelle casse dello Stato quanto sottratto a tassazione in materia di imposte sui redditi (circa il triplo di quelle evase) e di Iva (circa il 20% su 500 mila euro non dichiarati) ” spiega il colonnello, a cui si aggiungerà un’ingente sanzione amministrativa. Un’operazione quella della Fiamme Gialle che ha richiesto un lungo periodo di indagine perché “il settore degli operatori dell’occulto è difficile da controllare” spiega Schena, “spesso queste attività sono svolte in maniera confidenziale, è così più facile evadere le tasse”.
In Italia, quello della magia, secondo recenti stime, è un giro d’affari annuo che si avvicina ai sei miliardi di euro, per la maggior parte dei casi non dichiarato all’erario. Sempre secondo le ultime indagini, ogni giorno circa il 15% degli italiani, di diversa età ed estrazione sociale, si rivolge a maghi ed operatori esoterici con la speranza di risolvere problemi affettivi o di salute, per chiedere protezione o per superare le difficoltà quotidiane. Il caso di Pordenone è solo un esempio di quanto sia redditizia l’attività degli operatori dell’occulto, e se in questo caso l’accusa era di evasione fiscale, “spesso si aggiunge la truffa e la circonvenzione di incapace” spiega Schena, “non solo quindi reati di natura amministrativa ma anche penale”.
Un ulteriore esempio è l’operazione della Guardia di finanza di Ragusa che il 13 settembre ha sventato il progetto di una setta religiosa attraverso un’operazione chiamata “Blasphemìa“: quattro persone sono finite in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, violenza ed evasione fiscale. I finanzieri hanno fatto irruzione nel santuario-rifugio dell’associazione “Grande opera di Maria”, a Ispica (Ragusa), mentre era in corso l’assemblea degli adepti e dietro l’altare hanno sequestrato 73 mila euro in contanti, ostie, calici e altro materiale utilizzato per l’esercizio dei riti e un telefono cellulare sul quale era montata un’ostia che sarebbe servita a una pseudo-veggente per parlare con la Madonna.

Così è stato possibile accertare che il numero degli adepti era superiore a 100 e che le somme truffate supererebbero il milione di euro. Agli arrestati è stata contestata anche un’evasione fiscale di 1 milione e 600 mila euro.
Da nord a sud la magia resta un’attività redditizia, per il 42 per cento svolta da “operatori” che lavorano nel Nord Italia.

Fascismo o antifascismo? I giovani tirati per l’ideale

AlessandraMussolini
“Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo” sono queste le parole che Giorgia Meloni scrive in una lettera rivolta ai giovani di An. Sul sito di Azione giovani, il ministro per le Politiche giovanili cerca di portare dalla sua parte i ragazzi di destra che in questo momento si sentono un po’ “tirati per la giacca”, anzi per l’ideale. Il suo è un appello deciso: “Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo… Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni Ottanta e Novanta, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono”.
Prima della sua lettera, però i giovani ne hanno ricevuto un’altra, dal titolo “Riflessione sull’antifascismo“. A scriverla è Federico Iadicicco, consigliere della Provincia di Roma del Pdl e presidente di Azione Giovani a Roma: “Ce l’ho messa tutta per trovare un valido motivo per essere antifascista, ma non l’ho proprio trovato”. Iadicicco risponde così alle parole di Gianfranco Fini, che aveva invitato i giovani a “riconoscersi nei valori antifascisti per dirsi democratici”. Un appello quello del presidente della Camera fatto alla festa “Atreju 2008” a Roma davanti ad una platea di ragazzi del partito. A loro Fini aveva detto: “La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale”. Parole riprese da Giorgia Meloni nella sua lettera, ma non condivise da tutti. Se quello del Presidente della Camera è stato interpretato come il tentativo di dare una risposta chiara alle recenti dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno “le leggi razziali furono il male assoluto, il fascismo no” e a quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa “nel giorno dell’8 settembre ricordiamo anche i caduti di Salò che combatterono per la Rsi”, nessuno poteva prevedere l’acceso scambio di lettere e comunicati tra i compagni di partito.

Ad accentuare il clima da “seconda Fiuggi”, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli: “Chi non condivide appieno le parole di Gianfranco Fini sull’antifascismo si mette automaticamente fuori da Alleanza Nazionale”, e ancora: “Chi dice no evidentemente non condivide il nostro tragitto, politico ma anche culturale, iniziato già al congresso di Fiuggi. Allora, quando qualcuno decise di iniziare una nuova avventura, e anche oggi, chi crede di non voler più seguire la nostra linea, può anche lasciare”.

Alle parole di Matteoli non c’è stata una risposta ufficiale di Gianfranco Fini, a parlare è stato invece il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Siamo totalmente d’accordo con le dichiarazioni di Gianfranco Fini e quindi accettiamo i valori antifascisti. Sono antifascista ma anche anticomunista e ci tengo che insieme all’antifascismo venga messo nella Costituzione anche l’anticomunismo”.
A respingere il messaggio di Fini è invece Alessandra Mussolini, che con la scritta sulla maglietta “Con orgoglio dalla parte sbagliata” si è presentata all’uscita dal Tempio di Adriano a Piazza di Pietra a Roma per la Costituente del Pdl: ”Dobbiamo fare sì che la storia politica dell’Italia sia segnata dal bipolarismo”, ha detto Mussolini, “Voi siete qui per elaborare lo statuto di una forza politica nuova che rappresenti credenti e non credenti, laici e cattolici, riformisti”. Un altro consiglio che i giovani di An devono ancora elaborare, prima di decidere da che parte stare.

Sui Forum e i siti internet, si scrivono opinioni contrastanti: desmosilvio ad esempio scrive “Cari camerati non ho potuto fare a meno di notare in questi giorni sentendo e vedendo i tg di questi giorni,una nota di riacceso e rinvigorito astio,per non dire rappresaglia, nei confronti della nostra area. Partendo dalla oserei dire “infelice” dichiarazione di quel triste individuo che mi dicono e il nostro presidente della repubblica, arrivando a diversi articoli che ho letto”, “Purtroppo ho paura che hai ragione. C’è chi sta cercando lo scontro…” risponde il camerata S.N. E sul forum di Quotidiano.net Massimo scrive: “Fini sta buttando via il bambino con l’acqua sporca. Dovrebbe leggere Il Fascismo visto da Destra di Evola per capire come distinguere fra gli ideali proposti ed il fallimento della loro realizzazione.
Anche Paolo non condivide la linea di Fini, che definisce: “eccolo lì!!tipicamente italiota,voltagabbana!! 8 settembre non ha insegnato nulla a questa italietta, sempre pronta ad andare dove meglio conviene.mi dispiace,ho votato x il tuo partito in passato ma, non accadrà mai più!!semplicemente ridicolo.VERGOGNA!!!”

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Brunetta come Mao: la vignetta del “nostro” Uber vince il primo premio

vince UBER di Panorama.it

È Gianfranco Uber il vincitore del Concorso per la più graffiante vignetta contro Renato Brunetta, il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione. Uber, genovese, pensionato ex bancario di 65 anni, e vignettista lanciato dal sito Panorama.it, ha risposto insieme ad altri 222 disegnatori, 75 dei quali dipendenti pubblici, all’invito fatto dal ministero: “Mi raccomando siate cattivi, non ne possiamo più di raccogliere solo consensi” chiedevano come requisito per partecipare. Detto, fatto. Dal 10 agosto al 10 settembre a Palazzo Vidoni sono arrivate 335 vignette, che hanno raccolto più di 34 mila voti online. A decretare la migliore è stata però una giuria di esperti: il disegnatore Vincino, il critico d’arte Achille Bonito Oliva e il disegnatore a autore televisivo Stefano Disegni.

La sua vignetta è stata definita “la più efficace per tratto stilistico e sintesi del messaggio”. È soddisfatto?
Piacevolmente sorpreso. Sono contento soprattutto perché il voto arriva da una giuria così competente, Disegni e Vincino sono dei grandi professionisti. Io mi diverto facendo vignette, le disegno tutti i giorni. In gioventù avrei voluto fare questo mestiere ma purtroppo non si vive di matita e humor, così ho lavorato in banca come informatico.
E oggi ha realizzato un sogno nel cassetto?
Diciamo che l’ho ritirato fuori. Negli anni Settanta disegnavo per alcuni giornali come Tuttosport, Il lavoro, Il secolo XIX, frequentavo il Salone internazionale dell’umorismo di Bordighera creato da Cesare Perfetto e Raymond Peynet (il famoso disegnatore dei fidanzatini). Allora quell’evento era il punto di riferimento per tutti i vignettisti, una vetrina in cui ognuno esponeva i suoi lavori. Ma anche questo non bastava per campare, così ho continuato a disegnare solo a livello dilettantistico e a lavorare in ufficio. Poi nel 2000 sono andato in pensione, con i miei 36 anni di contributi, quindi dico a Brunetta “non si adiri” e ho deciso di riprendere questa passione.
Le sue vignette sono ospitate nel nostro sito, ma lei ha anche un suo blog?
Sì, da sei anni ho un un sito che raccoglie tutti i miei disegni,compresi quelli che feci negli anni Settanta, e dal luglio 2007 ho aperto un blog che aggiorno con le mie vignette, comprese quelle che mando ogni giorno al sito di Panorama.
A cosa si ispira quando disegna?
Mi piace molto seguire gli argomenti di attualità, la politica in particolare mi affascina. Il tema di Brunetta per me è sempre stato molto solleticante, nel blog c’è proprio una categoria dedicata a lui. È un ministro simpatico che si prende in giro da solo e che ho iniziato a far diventare protagonista delle mie vignette quando ha lanciato la sua campagna antifannulloni.
Quando ha iniziato a “Visitarne uno per licenziarne cento”? Come le è venuta in mente questa vignetta?
Diciamo che ho rivisitato la frase di Mao Tse Tung che diceva “Punirne uno per educarne cento”. Perché penso che Brunetta abbia agito sfruttando il fattore paura come deterrente. E quindi è anche come il medico della mutua che va a visitare a casa l’impiegato malato ma se non lo trova lo licenzia, sperando così che gli altri si ravvedano e agiscano correttamente.
Ma allora non è un Pollicino come l’ha disegnato in un’altra sua vignetta?
Invece sì, la Pubblica amministrazione è come un gigante e Pollicino alla fine ha combattuto contro l’Orco.

LEGGI ANCHE: Le prime tre vignette vincitrici del Concorso - Tutte le vignette di Uber

Il Papa prega per una nuova generazione di politici cattolici

“Deus ti salvet Maria”: è con questo canto, l’Ave Maria dei sardi, che sono iniziati i festeggiamenti per il centenario della proclamazione della Madonna di Bonaria come Patrona massima della Sardegna. Papa Benedetto XVI è arrivato nell’isola al mattino: a dare il benvenuto al Pontefice sono stati l’arcivescovo Giuseppe Mani, il premier Silvio Berlusconi, il presidente della Regione Renato Soru, e il sindaco di Cagliari, Emilio Floris.
A bordo della “papamobile” Ratzinger è arrivato al santuario della Basilica di Bonaria: lì ha incontrato trenta ultracentenari e quaranta malati. Poi ha celebrato la messa davanti alla piazza dei Centomila gremita di fedeli. Durante l’omelia Benedetto XVI ha esortato la Chiesa e i cattolici per tornare ad “essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica”. Ed è proprio il mondo politico che, ha sottolineato il Papa, “necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.
“Sa Mama, Fiza, Isposa de su Segnore”: partendo da una frase di una canzone sacra sarda, Papa Benedetto XVI ha ricordato al “popolo delle madri” di rispecchiarsi nella Madonna e nel suo ruolo di madre, figlia e sposa, che “ama, protegge, consiglia, dà la vita, perché la vita nasca a perduri”. Il Pontefice si è poi rivolto ai ragazzi a “far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli”.

Deut ti salvet Maria: l’Ave Maria in sardo

Benedetto XVI è il terzo Papa a visitare la Sardegna, dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II, anche se altri due andarono nell’isola, San Callisto e San Ponziano (230, 235 d.c), ma come condannati “ad metalla”, cioè ai lavori forzati, perché non avevano voluto rinnegare la fede. “La Sardegna non è mai stata terra di eresie, il suo popolo ha sempre manifestato filiale fedeltà a Cristo e alla sede di Pietro. Nel susseguirsi delle dominazioni la fede in Cristo è rimasto come elemento costitutivo della vostra stessa identità sarda”, queste sono state le parole che il Papa ha rivolto ai sardi ricordando la tradizione dell’isola. Una omelia che ha riassunto la storia della fede del popolo isolano, dei suoi santi e dei suoi martiri e soprattutto delle donne come la martire Antonia Mesina, la contemplativa Gabriella Sagheddu e la suora della carità Giuseppina Nicòli. Ha ricordato la devozione mariana di un popolo in cui la tradizione matriarcale ha sempre messo la donna al primo posto, “Maria è porto e rifugio del popolo sardo” ha detto Ratzinger.
Nell’Angelus il Papa ha pregato ancora una volta la Madonna perché continui a proteggere ogni madre terrena, “quelle che insieme al marito educano i figli in un contesto familiare armonioso e quelle che si trovano sole ad affrontare un compito così arduo”, infine ha rivolto una preghiera alle vittime dell’uragano Hanna che sta affliggendo Haiti.


Università: da oggi cominciano i test di ammissione

Studenti universitari
Le università riaprono oggi le porte ai neo diplomati e aspiranti matricole: sono 200 mila gli studenti impegnati nelle prove di ammissione ai corsi di laurea, si comincia con la selezione nazionale per l’accesso a Medicina e chirurgia, per passare poi, il 4, il 5 e l’8, rispettivamente al test di Odontoiatria, Veterinaria e Architettura. Il 9 è il giorno delle prove per le ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, per finire il 10 settembre con l’esame per l’accesso a Scienze della formazione primaria. Le date del 9 e del 10 possono però variare a seconda dell’Università.

Le prove si basano su programmi definiti dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e nella maggior parte dei casi sono uguali in tutta Italia. Con il decreto ministeriale del 18 giugno 2008 sono infatti state stabilite le modalità e i contenuti delle prove di ammissione ai corsi ad accesso programmato a livello nazionale.
Ma quali sono le facoltà che richiedono un test di ammissione? Se sono ormai sempre più numerosi i corsi di laurea a numero chiuso in tutte le università statali italiane, come Medicina e chirurgia, Veterinaria, Odontoiatria, i corsi triennali dell’area sanitaria, Architettura e Scienze della formazione primaria, alcuni sono a numero programmato solo in alcune università, soprattutto nell’area Comunicazione, Psicologia, Economia, Scienze giuridiche. Per sapere quali sono è necessario però informarsi presso le singole segreterie universitarie. Così come diversi sono i regolamenti e i test per le università private, Bocconi, Luiss e Cattolica, che stabiliscono ormai da molti anni un numero limitato di posti ai propri corsi. E se in aumento risultano le iscrizioni ai test di ammissione per architettura, il camice bianco è ancora uno dei più ambiti. A Medicina, per circa 7.300 posti disponibili ci si aspettano, in base ai dati degli ultimi anni, oltre 55.000 candidati. Segue Odontoiatria, dove ci saranno oltre 15.000 pretendenti per i soli 782 posti disponibili in tutta Italia.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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