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Nell’ambito della campagna “Mai più violenza sulle donne” Amnesty international (AI) ha messo l’accento sulla “drammatica realtà di donne e bambini vittime di violenza sessuale e che subiscono ancora oggi le conseguenze della violazione dei loro diritti sessuali e riproduttivi”. Il diritto alla salute e la battaglia contro la violenza sulle donne implica anche per l’Ong “modificare o abrogare le leggi per effetto delle quali le donne possono essere sottoposte a imprigionamento o ad altre sanzioni penali per aver abortito o cercato di abortire” e “garantire l’accesso ai servizi legali e sicuri di aborto a ogni donna la cui gravidanza sia dovuta a una violenza sessuale o a incesto o la cui gravidanza presenti un rischio per la sua vita e la sua salute”. La decisione, arrivata dopo due anni di riflessione, è stata ufficializzata settimana scorsa dal 28° Incontro del Comitato internazionale di AI che ha coinvolto oltre 400 delegati da tutto il mondo.
Un autogol, ha scritto il giorno dopo il quotidiano dei vescovi l’Avvenire: “un’associazione nata per la difesa della libertà di coscienza, da sempre in prima linea per l’abolizione della pena di morte, ora ha ’saltato il fosso’ morale della neutralità sul tema aborto e si è schierata (pur con numerose critiche interne) per la possibilità dell’interruzione di gravidanza come ‘nuovo diritto umano’”. Per Eugenia Roccella, intellettuale e portavoce del Family Day, “i cosiddetti diritti riproduttivi, così come sono formulati nei documenti delle organizzazioni internazionali, sono a senso unico: servono solo a non riprodursi, e mai ad aiutare le donne ad avere figli”. “l’aborto”, ha scritto Roccella, “non si può considerare un diritto, anche le femministe lo sanno e lo dicono”. Amnesty è passata insomma “nel fronte antinatalista”. L’Ong però ribadisce: sul tema dell’aborto rimaniamo neutrali: “La nostra posizione non è per l’aborto come diritto ma per i diritti umani delle donne che devono vivere libere dalla paura, dalla violenza e dalle coercizioni quando affrontano le conseguenze dello stupro”. Una posizione comunque contestata dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dalle gerarchie ecclesiastiche: “Bisogna salvare la vita anche se frutto di violenza”.
“Io non me la sento di giudicare” dice Giovanna Zucconi, giornalista culturale de La Stampa che nei giorni scorsi ha provato a vestire i panni della donna che ha abbandonato il proprio bambino in un supermercato di Torino. Una madre, ha immaginato Zucconi, che ha sentito crescere il rifiuto nei confronti di un figlio nato da uno stupro. “Credo sia giusto ribadire la sacralità della vita, ma bisogna trovare l’umiltà di mettersi nei panni dell’altro e riconoscergli anche la libertà della disperazione e del rifiuto. Non può esserci un’altra imposizione in cui vittima sia ancora la donna, che ospita nel ventre qualcosa che è per metà suo e per metà del suo nemico. Il rapporto della madre con il figlio è fisico. È carne. Di fronte a questo dilemma credo che la scelta giusta sia uno sgomentato rispetto”.
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Le due notizie sono arrivate una dopo l’altra, a distanza di qualche giorno.
Storie diverse, per carità, ma pur sempre cronache dall’Italia di oggi, che messe una accanto all’altra lasciano basiti.
Donato Bilancia, condannato a tredici ergastoli perché responsabile di diciassette omicidi compiuti a cavallo tra il 1997 e il 1998, ha vinto una causa di risarcimento per un incidente stradale risalente al 1991. Il Tribunale di Genova gli ha riconosciuto un’invalidità del 18 per cento e un indennizzo di 120 mila euro. I soldi, almeno per il momento, non dovrebbero finire nelle tasche del killer. Proprio a causa della condanna.
Rita Sieni, di 44 anni, era invece a Genova durante il G8 del 2001. Venne selvaggiamente picchiata dalla polizia. Come tanti altri. Nella ricostruzione di quel 21 luglio, si legge che “alcuni agenti si misero all’inseguimento di un gruppo pacifico, il “Coordinamento pinerolese contro il G8″ di cui anche lei faceva parte, cominciando a picchiare tutti i manifestanti indistintamente e a lanciare lacrimogeni”. La donna, a cui venne anche spruzzato in faccia un liquido urticante che la rese cieca per alcuni minuti, riportò la frattura di una mandibola, trauma cranico e lesioni varie in tutto il corpo.
Rita Sieni sarà risarcita con 24.300 euro per danni biologici ed esistenziali.
Il FORUM che ha preso le mosse dalla lettera del Comitato verità e giustizia per Genova
Le telefonate dei poliziotti in quei giorni
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La carica de iMille è partita, ma non sarà facile. Non si possono scalfire i muri quando sono di gomma.
iMille è il nome-logo scelto da quel gruppo di persone tra i trenta e quarant’anni che nelle scorse settimane aveva rivolto un appello al Comitato per il Partito Democratico: il Pd rappresenta un’occasione forse unica di cambiamento, il modo in cui ha mosso i primi passi sembra negare questa speranza. Urge un cambio di marcia, e anche un ricambio generazionale: “In Italia ci sono 28 milioni persone che hanno meno di quarant’anni. Tra di voi neanche una”, si leggeva nell’appello. A seguire, una lista di persone che - pur con tutti i limiti che le liste hanno - avrebbe potuto integrare i 45 del Comitato. E, soprattutto, centinaia di firme di sostegno, raccolte via Internet nel giro di poche ore: dirigenti locali di partito, ricercatori e giornalisti, qualche nome del mondo dello spettacolo. Persone che hanno “opinioni diverse su molte cose”, come sottolinea il giornalista e promotore dell’iniziativa Luca Sofri, ma che condividono l’insofferenza per l’establishment e spesso anche una certa famigliarità con le pratiche di Internet e dei blog (altro elemento di oggettiva distanza dal ceto politico).
“Il problema c’è” e persino: “Sono disposto a farmi da parte”, le reazioni a caldo di alcuni big del nascente Pd. Risultato: tutto come prima. Un muro di gomma appunto. iMille, però, hanno continuato a raccogliere adesioni, evitato di cadere nella trappola dei “ggiovani” che si ribellano (a 40 anni si può essere considerati giovani solo in Italia, del resto) e deciso di tirare diritto. Per sollecitare la partecipazione diretta di chi “è convinto che la politica vada cambiata” e che per farlo ci si debba impegnare in prima persona, perché “gli attuali dirigenti non sono in grado o non vogliono provocarlo questo cambiamento”, dice il portavoce del gruppo Marco Simoni. Che aggiunge: “Noi non vogliamo ‘essere seguiti’, chiediamo a chi condivide l’esigenza di una sinistra moderna e laica di unirsi a noi e contribuire attivamente a questo cambiamento”.
In pratica: si punta alle prossime primarie del Pd, anche se ancora rimane da capire bene come si terranno queste consultazioni, e soprattutto si gioca la scommessa di provare a “costruire una Agorà dove i principi di democrazia partecipata ed orizzontale sperimentata sul web possano tradursi in nuovi strumenti per favorire lo sviluppo della democrazia”, come spiega ancora Simoni. La carica de iMille - il nome però, si fa notare in rete, è già stato usato e porta anche un po’ sfiga - adesso deve capire come comportarsi con la candidatura di Walter Veltroni. L’entourage del sindaco di Roma, pare, guarda con favore all’iniziativa, il cui slogan kennediano (It’s time for them to go) certo non dispiacerà al probabile futuro segretario del Pd. I diretti interessati s’interrogano sul da farsi, sono prudenti, sottolineano come il problema sia un altro: “la candidatura di Veltroni è abbastanza irrilevante” scrive Luca Sofri: “Cioè, rincuorerà o quantomeno sembrerà il male minore a molti di noi che stiamo intorno a iMille, e ne innervosirà altri: ma per il progetto è irrilevante, direi, e forse addirittura fuorviante”. Come dire: Veltroni va bene ma non basta, bisogna provare a scalfire il muro di gomma.
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I festeggiamenti a Milano sono andati avanti fino a tarda notte. In Piazza Duomo e nelle zone centrali della città la gente in festa ha salutato l’arrivo dei giocatori, cantato, ballato e gioito per il 15° scudetto vinto (guarda la gallery).
Campioni d’Italia (qui, il commento su Inter Channel): a un anno dal titolo assegnato a tavolino e diciotto dopo quello conquistato sul campo dalla squadra guidata da Trapattoni . In mezzo, tante cose perché diciotto anni sono una vita: le coppe vinte, Ronaldo e Juliano, una carrettata di allenatori e giocatori, quel maledetto 5 maggio. E la scomparsa di due simboli dell’Inter: Peppino Prisco e Giacinto Facchetti.
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Persone e ricordi che hanno fatto da filo conduttore nei festeggiamenti di ieri e nei commenti di oggi. E anche sui blog interisti e su Youtube, dove i tifosi hanno pubblicato video girati nelle piazze italiane, spezzoni di programmi televisivi di tutto il mondo e citazioni cinematografiche rilette in chiave nerazzurra.
Un anno di gol
Piazza Duomo nerazzurra
La storia dell’Inter vista da Oriente

Poche ore ancora, e poi sarà Manchester-Roma. Una città, o almeno quella parte della capitale che vive e mangia in giallorosso, attende come sospesa tra entusiasmo e paura una partita definita storica. Tensione, ironia, speranza: il tifo viaggia da Fiumicino (il giorno della partenza la squadra giallorossa è stata presa d’assalto anche dagli addetti alla scalo) a Internet.
“Il grido oggi può essere uno solo: Mancesta trippa pe gatti come diceva uno striscione in occasione di Roma – Manchester”, scrive Andrea sul suo blog. Il titolo del commento, A Mario sto a trema, ricorda però che la fede calcistica vive anche di dubbi. La tensione dell’attesa, dunque, ma anche il piacere – comunque andrà – per quello che si è già visto all’andata, come sottolinea l’autore di un “sonetto” pubblicato qualche giorno fa sul sito de Il romanista: “Nun vojo pensa’ mo che c’è er ritorno, / che ste partite so’ da 180,/ me gusto Roma nostra che c’encanta,/ e me la vojo gode quarche ggiorno”.
A proposito di gara di andata: Gabriele ha pubblicato un video su Youtube e scritto: “Una partita storica, uno spettacolo unico, uno stadio travolgente, un tifo entusiasmante…e dopo 11 ore di fila per un biglietto in curva nord posso solo rimanere senza parole di fronte a quello che vedo dietro di me!! Che tristezza!” Per la cronaca: non alludeva agli incidenti (che speriamo non si ripetano stasera…), come si deduce dal filmato:
Ognuno la partita la prepara e la guarda come sa. E come può. Stasera saranno qualche migliaio i tifosi romanisti che assisteranno di persona al match. Per tutti gli altri c’è la televisione. Anche senza Fabio Caressa, il telecronista di Sky che ha accompagnato con la sua voce l’Italia campione del mondo e anche Roma Manchester di settimana scorsa (con annesse polemiche ), ma che non commenterà i giallorossi stasera . “L’assenza di Caressa a Manchester è grave come quelle di Tonetto e Perrotta”. “Questo è solo uno dei tanti messaggi arrivati in redazione che invitano Sky a ripensarci e designare Fabio Caressa telecronista di Manchester United-Roma”, si legge su un altro blog.
Ancora poche ore ancora e poi sarà Manchester Roma. Su Youtube, nell’attesa, decine di video cantano la Roma giallorossa.

Le polemiche sugli incidenti durante Roma-Manchester non si placano.
Video e fotografie diventano allora tasselli fondamentali per ricostruire quanto accaduto. Le tv hanno mandato in onda le scene riprese dalle loro telecamere dentro lo stadio. Su Internet circolano decine di video girati dai tifosi del Manchester e della Roma con videocamere digitali. E la polizia italiana ha reso pubblica una sua ricostruzione filmata di quanto accaduto all’Olimpico. Ecco i video.
Il filmato della Polizia
Servizio della BBC
Servizio di Sky Sport Gb
Servizio del Tg1 (del 5.4.2007)
Welcome to Rome (videocamera dei tifosi inglesi)
Roma - Manchester (videocamera dei tifosi romanisti)

Pare che lui, Vladimir Putin, sia rimasto sorpreso. E anche un po’ incuriosito.
Ieri a Bari passeggiava tra la prefettura e il Castello Svevo quando da dietro le transenne un tifoso gli ha urlato in faccia: “Putin, comprati il Bari!”. Chissà, Putin forse temeva una contestazione per il dramma ceceno o per la violazione dei diritti umani in Russia. E invece, già sul lungomare, un gruppo di ultras in rotta con la famiglia Matarrese aveva esposto uno striscione, in cirillico perché Vladimir capisse bene il concetto: “Imprenditori russi compratevi il Bari”.
Un tempo si guardava solo all’America, ai suoi dollari e al suo stile di vita. Il sogno americano adesso ha l’odore del gas del Baltico. Bari si scopre come Londra e sogna il suo Roman Abramovich: la Cecenia è lontana e la classifica fiacca.