
Gianroberto Casaleggio, l'uomo che ha inventato Grillo
Il blog di Beppe Grillo con i suoi commenti e approfondimenti giornalieri è considerato uno dei siti internet più influenti del pianeta. Dietro, però, non c’è solo la testa riccioluta e geniale del comico genovese, ma un’altra chioma altrettanto brizzolata e arruffata. È quella del suo superconsulente, considerato l’eminenza grigia del grillismo. Un Richelieu in giacca e cravatta che dal 2004 indirizza Grillo nella sua seconda vita di guru ambientalista e digitale, di profeta della democrazia diretta internettiana. Per molti è lui l’ideologo del Movimento 5 stelle nato nel 2009. Il suo nome è Gianroberto Casaleggio. Continua

UPDATE: L’ articolo pubblicato sul numero di Panorama in edicola precede la rivendicazione dell’attentato da parte della Federazione Anarchica Informale, ma rappresenta un interessante retroscena della struttura dei gruppi insurrezionalisti in Italia.
Il proiettile calibro 7,62 sparato da un anonimo aggressore contro l’amministratore delegato dell’Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi, ha ricordato a tutti che la crisi economica può essere il brodo di coltura per l’eversione e che i nostri sono tempi fertili per i predicatori d’odio. Mentre gli investigatori sono a caccia degli autori, l’attentato di Genova ha riacceso l’attenzione dei media sulla rabbia che da anni sta montando in determinati ambienti e in particolare sulla violenza verbale veicolata dalla rete. Continua

L'anarchica greca Olga Oikonomidou, cui si ispira la cellula anarchica greca (Credits: LaPresse)
In queste ore la Rete ribolle di comunicati degli anarcoinsurrezionalisti. Particolarmente allarmante è quello apparso oggi sul Web e firmato dai membri prigionieri della Cospirazione delle cellule di fuoco (Ccf), la costola Greca del Fronte rivoluzionario internazionale che ha rivendicato l’attentato contro l’amministratore delegato di Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi. Continua

Il documento di rivendicazione della Fai inviato al Corriere della Sera
di Giacomo Amadori
La rivendicazione da parte della Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale (Fai/Fri) dell’attentato del 7 maggio scorso all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi non ha stupito gli esperti dell’Antiterrorismo. Che da mesi temevano il salto di qualità degli anarcoinsurrezionalisti del Fri (una sigla nata sull’asse Roma-Atene), come annunciato nell’ormai noto documento «Non dite che siamo pochi», dove si teorizzava l’azione diretta «che può andare dal lancio della molotov all’assassinio senza gerarchia di importanza», ma soprattutto nel novembre scorso in una nuova risoluzione dei «membri imprigionati della Cospirazione delle cellule di fuoco, i compagni greci a cui l’attentato è stato dedicato.
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Il documento di rivendicazione della Fai inviato al Corriere della Sera
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La prima pagina della rivendicazione della Fai
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Le seconda pagina del documento della Fai
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La terza pagina del documento di rivendicazione della Fai
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L’ultima pagina del documento di rivendicazione della Fai
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Il volantino delle Br ritrovato oggi a Legnano
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Roberto Adinolfi, dopo l’attentato, ritorna a casa (Credits: Ansa/Luca Zennaro)
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Roberto Adinolfi, dopo l’attentato, ritorna a casa (Credits: Ansa/Luca Zennaro)
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Roberto Adinolfi, dopo l’attentato, ritorna a casa (Credits: Ansa/Luca Zennaro)
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Roberto Adinolfi, dopo l’attentato, ritorna a casa (Credits: Ansa/Luca Zennaro)
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Nel computer di Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega nord, gli specialisti della Polizia postale hanno trovato documenti coperti da segreto militare. Di una parte, probabilmente, Belsito era entrato in possesso per il suo ruolo di vicepresidente della Fincantieri, azienda che costruisce anche navi da guerra; altri, però, potrebbero essere frutto di un’attività di spionaggio degna di un film. A raccontarlo in esclusiva a Panorama è stato A. V., l’investigatore privato genovese ingaggiato da Belsito per le sue attività non convenzionali (la più nota è il dossier su Roberto Maroni). Continua

Francesco Belsito accanto a Umberto Bossi (Credits: ANSA/LUCA ZENNARO)
La vicenda dei dossier nella Lega Nord è tutt’altro che conclusa. Anzi ha ancora numerosi risvolti inediti che Panorama.it è in grado di svelare in esclusiva. Il personaggio centrale di questa stagione di veleni padani è A.V., di professione detective privato. Il motivo? È lui l’uomo a cui Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega Nord, ha commissionato le indagini sulla vita privata e i presunti affari di Roberto Maroni, di cui dovrebbe essere rimasta traccia nei sequestri disposti da tre diverse procure: appunti scritti a mano e chiavette piene di visure camerali. Però V. non ha dato la caccia solo a Maroni. Sotto la sua lente sono finiti altri politici invisi a Belsito, «suoi nemici mortali» li definisce lo 007 privato. Continua

La notizia è sconcertante: nella Lega nord, prima che scoppiasse lo scandalo dei fondi allegri, c’era chi da mesi stava preparando con scrupolo un velenoso dossier per tentare di affossare Roberto Maroni, segretario in pectore del nuovo corso. Una prova, a quanto risulta a Panorama, dovrebbe trovarsi fra le carte sequestrate dai magistrati nell’elegante appartamento genovese di Francesco Belsito (l’ex tesoriere della Lega, indagato, tra le altre accuse, per truffa, appropriazione indebita e riciclaggio in cinque procure, da Milano a Reggio Calabria, per la gestione dei fondi del partito). Continua

Francesco Belsito accanto a Umberto Bossi (Credits: ANSA/LUCA ZENNARO)
L’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito ha ordinato alla sua squadretta di investigatori privati non solo il dossier su Roberto Maroni, ma ha fatto monitorare diversi altri personaggi. Per esempio un detective ha passato al setaccio la vita privata e professionale di uno dei giornalisti del Secolo XIX autori di un’inchiesta a puntate sull’ex tesoriere leghista. L’investigatore ha raccontato a Panorama: “Siamo arrivati sino sulla porta di casa di Giovanni Mari (firma del quotidiano genovese) nel centro storico. Lui è il capo del politico del Secolo e sua moglie lavora per Repubblica”.
Per giustificare la loro incauta indagine Belsito e il suo 007 privato oggi accusano Mari & c. di aver ordito un complotto contro l’ex tesoriere insieme con Ermanno Pleba, ex politico genovese, un tempo in affari con Belsito, oggi in pessimi rapporti con lui. Come prova lo stesso Belsito con Panorama cita un brogliaccio della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria. Lo legge a voce alta: “Ermanno (Pleba ndr) chiama Romolo (Girardelli, imprenditore indagato insieme a Belsito per riciclaggio ndr) e gli dice che ha letto e poi si vedranno per approfondire l’argomento e chiudere l’attacco a Belsito. Ermanno dice che Mari andrà con il suo capo, che l’articolo è stato fatto in tre e che dovranno passare i particolari anche al giornale La Repubblica“.
In realtà, quando hanno iniziato la loro attività di spionaggio, i segugi di Belsito erano all’oscuro di queste intercettazioni. E Pleba poco o niente sapeva dell’attività del Belsito tesoriere, avendolo perso di vista da anni. Dunque il cronista del Secolo è stato pedinato per una sola colpa: aver denunciato gli affari opachi di Belsito (a partire dagli investimenti leghisti in Tanzania) due mesi prima che i magistrati di cinque procure bussassero alla sua porta.