

Per un attimo Lidia Ravera ha addirittura pensato di restare, di non partire più per il confino volontario sulla dura Stromboli, una delle isole più belle del Mediterraneo. L’archetipo della scrittrice piagnona, ma sempre pronta a impugnare lo scudiscio a nove code per fustigare quest’Italia trascinata «nell’inciviltà , nella barbarie, nella criminalità », ha fatto un sogno: Continua


Beppe Grillo durante una manifestazione
È il destino, ingrato, dei grilli parlanti quello di non essere capiti. Succedeva con Pinocchio, che invece di seguire i buoni consigli andava dietro  al Gatto e alla Volpe. Succede con Beppe che scrive il “Comunicato politico numero 34“ (un nome che neanche quelli del glorioso Partito comunista marxista-leninista si sognerebbero più di usare) e poi quei cattivoni che lo leggono lo travisano.
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Antonio Giraudo, che si è trasferito a Londra dopo Calciopoli
L’incontro decisivo è avvenuto alla fine del maggio scorso ad Allaman, quasi a metà strada fra Ginevra e Losanna: è nella tenuta di Margherita Agnelli che Antonio Giraudo ha suggellato l’alleanza con la figlia dell’Avvocato e suo marito, il conte Serge de Pahlen. L’ex amministratore delegato della Juventus, trasferitosi a Londra subito dopo Calciopoli, non tratta in proprio: è in Svizzera in veste di ambasciatore plenipotenziario di Andrea Agnelli e di sua madre, Allegra Caracciolo, vedova di Umberto Agnelli. Continua

Margherita Agnelli de Pahlen e Lapo Elkann | (Pigi Cipelli | Massimo Sestini/Grazia Neri)
“Non la vedo e non la sento mai. La mia fortuna nella vita è di aver sempre cercato di costruire Lapo, chiedendo consigli alle persone che rispettavo e stimavo. Purtroppo lei non fa parte del gruppo…”. “Nella mia vita non c’è spazio per lei…“. Era andato giù pesante Lapo Elkann nei confronti della madre, Margherita Agnelli de Pahlen, sul Corriere della sera e poi su Vanity Fair. Ma questo è noto: se non storia, è certamente cronaca. Continua

Sul suo iPod Nano da 8 giga, nero antracite, ci sono, in sequenza: Chopin e i Metallica, Beethoven e gli Arctic Monkeys. Ma la metafora dell’ameba, che tutto ingloba e digerisce, a Roberto Formigoni proprio non piace. Peccato, perché rende l’idea.
E poi, a giudicare dal suo buonumore, il presidente della Lombardia quest’estate gode di digestione eccellente. Serioso e preciso fino alla puntigliosità , in riva al mare della Sardegna si lascia andare e ride più del solito: di gusto, se gli si parla di tensioni nel Pdl e di un possibile rimpasto d’autunno; sornione, se il discorso cade sull’Udc e Pier Ferdinando Casini. Ride, e per niente amaro, perfino se gli si mostrano i giornali con le dichiarazioni della Lega e gli si ricorda che è dalle elezioni di giugno che i dirigenti del Carroccio, a turno e con diverse sfumature, chiedono la presidenza della Lombardia. Insomma, la sua testa. Formigoni incassa e digerisce, digerisce e ingloba: erede e interprete della grande Democrazia cristiana, non dimentica nessuno di quelli che, non per caso, si chiamavano (e continuano a chiamarsi fra di loro) “amici”. Ha parole affettuose per quelli della sua parte politica: “Raffaele Fitto? È stato un buon presidente della Regione Puglia e ora è un buon ministro. Abbiamo fatto, insieme, lo stesso percorso politico: prima la Dc, poi il Cdu con Rocco Buttiglione. E quando questi rifiutò l’accordo con Forza Italia, fondammo insieme i Cdl, che stava per Cristiani democratici per le libertà . Dopo 15 giorni confluimmo nel partito di Silvio Berlusconi: il premier ci ha soffiato il marchio. E non ce l’ha mai pagato” ride.
Ma Formigoni non lascia indietro nessuno. Nemmeno quelli che, al momento, stanno dall’altra parte politica. E così, stavolta indubitabilmente serio, a un certo punto lascia cadere: “Vedo bene una nuova alleanza a livello nazionale tra Popolo della libertà e Udc“.
Questa di certo a Umberto Bossi non piacerà . Non avete appena fatto pace?
Lasci perdere, Bossi è un grande negoziatore. Ma vorrei continuare il ragionamento.
Prego. Ma poi su Bossi ci torniamo.
Allora, in Europa Pdl e Udc stanno già insieme e collaborano benissimo: ci sono identità di valori e di obiettivi. In Italia, invece, bisogna ancora superare alcune incomprensioni. E io sto lavorando per questo accordo, come pure molti altri nel Pdl.
Insomma, si sta muovendo tutta la vecchia Dc per riportare a casa il figliol prodigo Casini?
Non solo. Penso a Fabrizio Cicchitto, a Sandro Bondi. Lo stesso Berlusconi non mi pare contrario al progetto.
E il progetto sarebbe quello del Pdl alleato con la Lega al Nord e con l’Udc al Sud?
Io vedo un’alleanza a 360 gradi: è finita l’epoca degli accordi territoriali, a macchia di leopardo. Ma non escludo nulla, la politica ha una fantasia straordinaria.
Ha già telefonato a Casini?
Se è per questo, ci siamo pure incontrati.
E cosa vi siete detti?
Con lui non mi servono troppe parole, ci intendiamo al volo.
Scommettiamo che, una volta che lei apre all’Udc, i leghisti ricominciano a chiedere la sua testa? Ha letto bene le dichiarazioni di Bossi?
Dice che io sono un amico, che ho governato bene la Lombardia… E chi conosce la Lega sa che la Lega è Bossi e nient’altro. Non bado a quello che dicono le seconde e terze linee, “de minimis non curat praetor“.
Beh, proprio minimi non sono: ha cominciato Flavio Tosi, il sindaco di Verona, poi è arrivato Roberto Castelli…
Con Castelli abbiamo fatto 8 anni di scuola insieme: le tre medie, poi 5 gloriosi e durissimi anni al liceo classico Manzoni di Lecco. Stessa classe, stessa squadra di basket. Insieme anche a un corso dell’Aeronautica militare a Gorizia, in prima liceo: alla fine ci hanno fatto pilotare un Piper. Ecco, Castelli è un altro con cui mi intendo con un’occhiata: non c’è alcun problema.
Tutta tattica, dunque. La testa che la Lega chiede non è la sua ma quella di Giancarlo Galan, il governatore del Veneto?
Niente nomi, per ora. Finite le vacanze cercheremo un accordo generale per tutte e 13 le regioni in cui si vota l’anno prossimo. E la Lega fa bene a porre il problema di avere, anche a livello di governatori, il riconoscimento del suo peso politico. Oggi il partito di Bossi vale tra un terzo e un quarto dei nostri voti e non ha la presidenza di alcuna regione. Questo non va bene. Ma non avranno la Lombardia: io ho già avuto, dopo approfondite valutazioni, autorevolissime conferme alla mia candidatura.
Nel senso che, dopo l’uscita di Tosi o quella di Bossi, lei ha alzato il telefono e ha chiamato Berlusconi?
No, con Berlusconi parlo quando dobbiamo affrontare un problema serio. E la questione della mia candidatura a presidente della Lombardia è già stata affrontata più volte. È chiusa.
Non sarà stato questo il caso, ma com’è una telefonata tesa con il premier?
Berlusconi è un “ragazzo volitivo”: sa dove vuole andare e come andarci. Però il confronto con lui è sempre franco e aperto: è una persona che sa ascoltare l’altro.
Speravo mi facesse un esempio, non un ragionamento politico. Suggerisco io: com’è andata dopo l’elezione al Senato nel 2008, quando poi lei non diventò ministro? Che cosa vi siete detti, e come, lei e Berlusconi?
Trovammo un accordo. Vuole la verità ? Fu allora che nacque, condivisa, la decisione della mia quarta candidatura consecutiva alla guida della Lombardia, così avrei potuto portare a termine progetti importantissimi come l’Expo, la Brebemi, la Pedemontana, la tangenziale esterna di Milano, dieci nuovi ospedali, l’alta velocità , le autostrade regionali: progetti per 11 miliardi di euro in 3 anni.
E fare sì che lei stoppasse la Lega, che non fosse Bossi a gestire l’avvio del federalismo fiscale in Lombardia e tutto il ben di Dio che ha appena elencato…
Questo lo dice lei. Io l’ho sottolineato solo per dire che sono pochissimi i ministeri che hanno un peso specifico paragonabile a quello della presidenza della Lombardia.
Fra questi c’è il ministero dell’Interno: si è sussurrato di un rimpasto dell’esecutivo dopo l’estate e di uno scambio di poltrone tra lei e Roberto Maroni.
Bossi a Ponte di Legno l’ha definita pura invenzione giornalistica.
E lei che cosa dice?
Le stesse parole di Bossi, non ne trovo di migliori.
E poi dice che la metafora dell’ameba, che tutto ingloba, non funziona.
Non mi piace. Preferisco quella del direttore d’orchestra, o del compositore che prende i suoni più diversi e li unisce in una splendida sinfonia.
Lei la chiama sinfonia, c’è chi invece la definisce brutalmente lottizzazione. E accusa Comunione e liberazione di essersi accaparrata tutti i posti che contano nella sua Lombardia. Ultimo caso la sanità …
Polemiche sterili. Dopo le nomine alla guida dei grandi ospedali ho chiesto: “Qualcuno ha da ridire sui curricula dei prescelti?”. Tutti zitti: la polemica è finita lì.
Traduco: “Noi siamo i migliori”.
Non scherziamo, i migliori stanno per definizione dall’altra parte (ride). E guardi che, con una battuta, le sto dicendo una cosa seria, che sta alla base dell’attuale, profondissima crisi della sinistra.
Può spiegare?
È la storia che si sta vendicando. Dopo la caduta del comunismo la nostra sinistra non ha mai fatto seriamente i conti con la propria storia.
Ma si è sciolto il Pci, poi si è sciolto il Pds e anche i Ds. Non le basta?
Solo operazioni di facciata, come una ragazzina di 14 anni che si cambia il vestito anche tre volte al giorno. Si consideravano i migliori quando c’era il Pci, hanno continuato a considerarsi i migliori, i più puri, anche dopo. Solo che adesso la storia sta chiedendo loro il conto, e si ritrovano a non avere più una visione credibile, una qualsiasi, ma che sia in grado di catturare la gente.
Mi sta spiegando la morte dell’opposizione in Italia?
Sto descrivendo la crisi culturale, profondissima, in cui si dibatte e da cui prevedo non si rialzerà tanto presto. Opposizione? Ma è opposizione quella attuale, fagocitata da un giustizialismo d’accatto (che peraltro non fa parte del patrimonio della sinistra) e che non sa trovare altre basi e punti di contatto se non l’odio per Berlusconi?
In effetti, negli ultimi anni la dialettica maggioranza-opposizione in Italia non ha funzionato benissimo.
Il problema c’è ed è grave. In un paese normale l’opposizione ha il compito, fondamentale, di segnalare i problemi del Paese, di incalzare su questi temi chi governa. Qui da noi, invece, l’opposizione è strumentale, aprioristica. Che pena, che pena…
Se le cose stanno così, chi vi incalza sui problemi veri?
Il nodo è proprio questo: noi, maggioranza, siamo costretti anche a percepire le cose che non vanno, nel Paese e nella nostra azione di governo. Un impegno fuori dal comune, mi creda.
Che fa, presidente, adesso si ingloba pure l’opposizione?
Guardi, cercavo di fare un discorso serio: non ricominciamo con la storia dell’ameba, la prego.