Archivio per autore: » giuseppe.matarazzo

Dopo Cuffaro: tra Alfano e Lombardo è corsa alla successione

Il deputato azzurro Angelo Alfano e Raffaele Lombardo, leader del Movimento per le autonomie

Forza Italia ci vuole mettere il cappello. Il dopo Totò Cuffaro è una partita troppo importante per essere dimenticata da Roma. A meno che da destra non scenda in campo il leader del Movimento per l’autonomia, Raffaele Lombardo e da sinistra non stiano semplicemente a guardare.

“Non è una pretesa nei confronti degli alleati. Ma chiediamo legittimamente un nostro candidato alla presidenza della Regione Siciliana”, ha le idee chiare il coordinatore regionale di Forza Italia, Angelino Alfano, al termine del vertice del partito in vista delle elezioni anticipate da tenere entro il 25 aprile. Stesso concetto espresso dal presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani.

Alfano e Schifani. Se si aggiungono Gianfranco Miccichè (presidente dell’Assemblea regionale, molto critico con l’ex Governatore) e Stefania Prestigiacomo, si ottiene la rosa di nomi che si giocheranno la partita degli azzurri per la corsa alla presidenza della Regione. Ma Schifani ha fatto sapere subito di voler restare a Roma. Miccichè ha lanciato la candidatura della Prestigiacomo, incassando molti consensi e il rifiuto di donna Stefania. Per ricambiare il favore, l’ex ministro delle Pari Opportunità ha rilanciato quella di Miccichè. Un ping pong insomma, in attesa di scendere in campo seriamente. Anche nel confronto con gli alleati.

Del poker azzurro, a spuntarla potrebbe essere l’astro nascente: il giovane coordinatore del partito, il 37enne Angelino Alfano, considerato da molti il pupillo di Berlusconi. Per non smentirsi ha già annunciato: “Per le prossime elezioni riproporremo l’atto di ripudio alla mafia, come abbiamo fatto per le amministrative del 2005”. E, con un tocco di praticità: “La novità che Forza Italia potrà e saprà esprimere dovrà consolidarsi non in vaghe riflessioni ma in un programma di autentica riforma per le istituzioni siciliane e per i comparti vitali dell’economia”. Alfano sarebbe un volto nuovo, per l’immagine e lo stile. Quanto alla sua candidatura dice soltanto: “È naturale che si faccia il mio nome, insieme agli altri, in quanto coordinatore del partito”. Ma la sfida è lanciata.

E nel centrodestra l’unico a potere tenere testa agli azzurri è il “gemello diverso” di Cuffaro, Raffaele Lombardo. Stessa formazione (con i salesiani), stessa professione (medico), stessa storia politica (democristiana). Ma con carattere, fisico e temperamento diversi. Più rotondo e passionale, Totò. Più asciutto, freddo e scientifico, Raffaele. A detta di molti, sarebbe proprio Lombardo l’erede naturale alla poltrona di Governatore.

L’uomo capace di salutare Udc e Casini, dimostrando di avere da solo una macchina elettorale perfetta, è a capo della Provincia di Catania ed è leader di un Movimento che ha fatto dell’autonomia la propria bandiera. Geniale al punto di federarsi anche con la Lega Nord e conquistare gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama. Forse perché sente che il momento è delicato, lui non si sbilancia. Anzi, non parla proprio, dribblando con abilità cronisti e telefonate. Eppure, il suo sì alla poltrona che fu di Totò, farebbe cadere ogni “guerra di successione”. Lino Leanza, segretario del Movimento per l’autonomia, nonché vicepresidente della Regione (dalle dimissioni di Cuffaro, di fatto governatore supplente dell’Isola), non ci pensa su e sponsorizza il suo leader: “È il candidato giusto. Sa cosa è bene per la Sicilia e ha dimostrato di saper far valere gli interessi della Regione a Roma e di difenderne l’autonomia. Peccato” ammette Leanza “che lui non voglia, ha sempre rifiutato la candidatura e ancora non ha cambiato idea”.

L’uomo del ponte (come lo chiamano in Sicilia ricordando le sue battaglie per il ponte sullo Stretto, con tanto di marcia su Roma) insomma non dice ancora sì. Aspetta. Per sorprendere, forse. Anche se l’obiettivo potrebbe essere un altro. Lasciare la presidenza della provincia etnea e volare a Roma. Altro che Palermo. A occupare quella casella, in un futuro governo di centrodestra, che nessuno, in altre condizioni, avrebbe negato a Totò Cuffaro: ministro per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle infrastrutture. E chissà che non sia questo il vero sogno di Raffaele. E che non sia questo il disegno di Berlusconi che così riuscirebbe a mettere la bandiera di Forza Italia in Sicilia. Con il suo pupillo Alfano. O la maglia rosa Prestigiacomo. Per finire, come nelle migliori commedie, tutti felici e contenti. Il centrodestra insomma, non ha che l’imbarazzo della scelta.
Rita Borsellino del Pd siciliano
Solo imbarazzo, invece, nel centrosinistra, in cerca ancora di identità e coesione. Con Rita Borsellino, sconfitta nelle scorse elezioni proprio da Cuffaro, che ha dato la disponibilità a spendersi con il proprio impegno e la propria faccia, ricevendo però non grandi entusiasmi. Leoluca Orlando, Italia dei Valori, ex sindaco della primavera di Palermo, chiede le primarie. E quindi avanza una sua candidatura. E poi non mancano discussioni interne al Pd. Dove è subito serpeggiato il nome del capogruppo al Senato, la lady di ferro, Anna Finocchiaro, che si è premurata però di far sapere a Rita: “Io resto a Roma. Sei tu la nostra capolista”. L’estrema sinistra caldeggia l’ipotesi del sindaco di Gela, Rosario Crocetta, “come esponente di un ampio e unitario fronte antimafia”. Altro nome messo in campo, lanciato dal vicesegretario del Pd Tonino Russo, è il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello: “Se desse la sua disponibilità sarebbe una candidatura di rottura”. Rottura che lo stesso Lo Bello non vuole: “L’impegno che ho assunto nel ruolo di Presidente di Confindustria Sicilia è prioritario, esclusivo e quindi incompatibile con qualsiasi impegno politico”. E il centrosinistra è punto e a capo.

Ancona dà il calcio ai vescovi

La home page del sito dell'Ancona calcio con l'annuncio del progetto realizzato insieme al Csi. Il Centro sportivo Italiano di ispirazione cattolica (vicino alla Cei) non diventa proprietario della squadra né avrà quote azionarie, ma contribuirà alla sua gestione e la sosterrà attraverso una cordata di imprenditori, di sponsor e con un codice etico sottoscritto dalla società marchigiana
Una squadra vaticana in seria A in lotta per lo scudetto? Quello del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano e appassionato calciofilo (di fede bianconera), ancora per un po’ resterà un sogno. Ma le premesse per realizzarlo ci sono tutte. Dopo l’organizzazione della Clericus Cup, il primo campionato di calcio rivolto a preti e seminaristi con 16 formazioni di religiosi provenienti da 51 Paesi, il Csi, il Centro sportivo Italiano di ispirazione cattolica (vicino alla Cei) scende in campo per un’altra grande avventura: la gestione dell’Ancona Calcio. Fra il Csi e la società marchigiana si è aperta una collaborazione fondata sull’etica.
Etica e calcio? Binomio un po’ fuori moda. Ma non per il Csi, che non diventa proprietario della squadra né avrà quote azionarie, ma contribuirà alla sua gestione e la sosterrà attraverso una cordata di imprenditori e di sponsor. Così per l’Ancona, che dopo la bufera Calciopoli, dalla massima serie è scesa in C1, comincia un’altra partita. Tutta di principi e valori.

A dimostrazione che un altro calcio è possibile. La società ha sposato il codice etico pensato dal Csi all’indomani dello scandalo di calciopoli che ha sconvolto il mondo del pallone. Cinque punti che mirano a un nuovo modello di gestione finanziaria, all’umanizzazione della tecnica, alla diffusione di una cultura sportiva tra la tifoseria, a un nuovo rapporto con il territorio e all’apertura verso finalità sociali. Fantascienza? No. Almeno così sembra dai primi commenti. Orgoglioso il presidente dell’Ancona, Sergio Schiavoni: “Siamo stati scelti per la nostra pulizia, la specchiata moralità e la fede religiosa. I proprietari della squadra restiamo noi” assicura “ma il Csi ci aiuta nella ricerca di sponsor. Indosseremo il marchio aderendo al codice etico”.
un momento di una partita della Clericus Cup, il primo campionato di calcio rivolto a preti e seminaristi con 16 formazioni di religiosi provenienti da 51 Paesi
Per il presidente del centro sportivo italiano, Edio Costantini è un dovere “recuperare la dimensione etica dello sport”. Solo per fare un esempio: falli gravi e comportamenti antisportivi dei giocatori saranno puniti con ore di volontariato. Un incontro ideale che sarà suggellato da una cerimonia ufficiale di presentazione a Roma al Pontificio oratorio San Pietro il prossimo 10 ottobre. In occasione dell’udienza generale del Papa, sarà consegnata a Benedetto XVI la nuova maglia della squadra dell’Ancona, con in evidenza il logo del Csi. E nel pomeriggio, nel centro sportivo vaticano, scenderanno in campo per una partita amichevole l’Ancona e una selezione della Clericus Cup. Una sfida di assoluto fair play. Qui sono proibiti i vaffa (tanto di moda in questo periodo), le parolacce e i falli di reazione. Magari non si porgerà l’altra gamba, ma ci si aspetta un comportamento rispettoso degli avversari. Ma la sfida più difficile sarà nei campi di calcio veri, con i tre punti in palio: come risponderanno i giocatori anconetani agli arbitri distratti, ai guardalinee fuori posizione e agli avversari più rudi? Il sogno del Cardinale dipende tutto da loro, dalle loro doti samaritane, oltre che calcistiche. E non importa se qualche volta, per difendere il risultato, colpiranno il pallone, come un tempo diceva Ciotti, “alla Viva il parroco”…

Madonna mia portami l’acqua, tuo devotissimo Totò Cuffaro

Il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro
In Sicilia l’emergenza idrica e climatica è diventata una questione di devozione. Da mesi una querelle sul tema scuote le coscienze nell’Ennese. E tra la siccità e la Madonna, non poteva non dominare la scena Totò Cuffaro, il presidente della Regione.

In un convegno a Leonforte, il 7 luglio scorso, il direttore dell’Agenzia delle acque e dei rifiuti, Felice Crosta, a proposito di siccità aveva affermato: “Fin quando ci sarà la presidenza Cuffaro, questo problema non lo avremo, perché le preghiere delle zie di Raffadali (il paese di Cuffaro, ndr), oltre che la protezione della Madonna di Pompei, di Siracusa e di Lourdes, ci consentiranno di avere acqua”. Parole sante? Macché. Parole che non passarono inosservate soprattutto a nove sacerdoti della diocesi di Nicosia, che le bollarono come “blasfema bestemmia”.

In una lettera diffusa ai fedeli, come riportato da un quotidiano locale, scrissero: “Se Crosta sostenesse che la sua affermazione è ironica, gli diciamo che la fede cristiana, come qualsiasi realtà di fede, non va ridicolizzata e se sostenesse che la sua affermazione è seria, gli diciamo che ha usato un linguaggio blasfemo, che rasenta la bestemmia”. Ironicamente i sacerdoti si chiedevano: “Le zie di Cuffaro smetteranno di pregare quando il nipote non sarà più presidente? La Madonna andrebbe via… come tutti gli altri dipendenti? Significa che la Madonna si dimetterebbe dal compito (gratuito) di essere Patrona della Sicilia?”.

Oggi una nuova puntata. Chiamato in causa, il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, che ha sempre manifestato pubblicamente la sua devozione, affidando ogni anno la Sicilia alla Madonna, e appena ritornato dal cammino di Santiago dove ha chiesto fra l’altro di far ritornare lo scudo crociato – ha scritto una lettera al vescovo di Nicosia, Salvatore Pappalardo e ai nove sacerdoti della diocesi che hanno sollevato il caso.

“Ho inteso rivolgermi alla Madonna nella vicenda dalla carenza idrica degli anni scorsi, spinto dalla mia devozione filiale e consapevole che tale atto in nulla può sostituire il proprio impegno personale ed umano” scrive il presidente. “Non è certo mia intenzione interpretare o stigmatizzare quanto detto dal dottor Crosta nella circostanza, quanto piuttosto cogliere l’occasione per riaffermare in modo diretto e, spero, efficace, il senso della mia devozione mariana ­– prosegue – che fa parte della mia educazione familiare. Fin da bambino ho invocato la Madonna come madre e a rivolgermi a Lei come un figlio che, chiede soccorso e conforto. Con questo spirito ho inteso rivolgermi a Lei nella ormai nota vicenda della carenza idrica degli anni scorsi. Ciò non ha diminuito – conclude Cuffaro – i necessari sforzi da compiere per porre in essere ogni utile e necessaria azione volta alla risoluzione del problema, come per altro, le cronache possono concretamente testimoniare”.

La mitologia vuole che fra quelle colline in provincia di Enna sia nato il mito di Demetra e Kore. La dea dell’abbondanza e sua figlia. Quando quest’ultima fu rapita dal dio degli inferi, la natura pianse e fu la desolazione. Poi si arrivò a un compromesso per cui Kore trascorreva solo quattro mesi negli inferi e gli altri sulla terra, alternando così il ciclo delle stagioni. Forse a qualcosa di simile pensano i politici siciliani per combattere la siccità.

LEGGI ANCHE: Sì viaggiare, le trasferte dei politici siciliani costano 600 mila euro l’anno

L’arte siciliana di tagliare gli stipendi (altrui) e tenersi stretto il privilegio

Palazzo dei Normanni, a Palermo, sede dell'Assemblea regionale ziciliana
Autonomia in Sicilia ha fatto spesso rima con privilegio. La casta abita qui. Ma nel dibattito che si è aperto a livello nazionale sui costi della politica anche la Regione Sicilia vuol dire la sua. Così all’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, simbolo dell’autonomia e della “specialità” dell’isola, si vivono giorni infuocati. E invece di vacanze, sole e mare, i novanta (contro i 70 di una regione come la Lombardia) onorevoli regionali si arroventano sulla discussa legge elettorale per gli enti locali.

La sorpresa è venuta quando, a scrutinio segreto, l’assemblea ha votato un emendamento del capogruppo dei Ds, Antonello Cracolici, che riduce del 30 per cento le indennità dei sindaci, dei presidenti di provincia e dei consiglieri, adeguandole a quelle dei loro colleghi di oltre lo Stretto. Ma non quelle degli eletti al Parlamentino regionale. Il taglio dei costi “è un problema di cultura politica”, ha (ben) detto l’onorevole diessino aggiungendo che l’autonomia speciale di cui gode la Sicilia “non può essere intesa come riserva di privilegi, ma come capacità di fare meglio delle altre regioni”.

L’iniziativa del deputato ha scatenato non poche polemiche fra i colleghi, che gli rimproverano di fare demagogia a danno dei più deboli. Ad aprire le danze il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché: “Da un punto di vista etico, la riduzione degli emolumenti dei sindaci è un provvedimento vergognoso”. E continua: “I cinquecento euro in più o in meno dati ai primi cittadini non incidono significativamente sul bilancio. Bisognerebbe intervenire piuttosto sugli sprechi reali, come le consulenze pagate a peso d’oro che si rivelano poi perfettamente inutili”.
Gli fa eco il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro: “È inammissibile pensare a un parlamento che creda di risolvere il nodo del costo della politica, tagliando tout court, di oltre il 30%, le indennità dei sindaci e dei consiglieri comunali. Tutto questo senza prima, con gesto di responsabilità, decurtare i propri emolumenti”.
Già perché l’idea del diessino prevede che non vengano messe le mani nelle tasche dei deputati consiglieri di Palazzo dei Normanni. Intenzione che ha invece il governatore Cuffaro: “Se l’emendamento non verrà bocciato, si sottoporrà all’esame dell’aula anche il testo che prevede la riduzione del 20 % delle indennità dei parlamentari regionali”.

Ma il provvedimento del compagno Cracolici non è piaciuto neanche agli amministratori locali diessini: “Così l’onorevole Cracolici ha salvato noi siciliani dalla fame”, scrive ironicamente in un sms inviato ai suoi sostenitori, Gabriele Astuto, assessore veltroniano di un piccolo comune del siracusano: “Quant’è il 30% di 15mila euro del loro stipendio? Ecco, basterebbe a coprire più di un anno della mia indennità (379 euro mensili). Senza tagli”.

Anziani soli d’estate, qui Palermo

“C’è da fare la domanda e pagare un ticket. Ma ormai è troppo tardi, non si può fare subito. Mi dispiace ma noi non possiamo aiutarla”. L’impiegato dei servizi sociali del Comune di Palermo è gentile, ma dà una risposta sconfortante per risolvere il mio problema: una zia anziana in casa da accudire e la prospettiva di due settimane in vacanza con mia moglie. Pensavo che il Comune offrisse servizi per gli anziani soli in città, soprattutto in estate, e per questo avevo chiamato l’ente. Ecco com’è andata.

“Buongiorno, Comune di Palermo, sono Roberto, mi dica”. Le premesse sono buone. Chiedo dei servizi sociali. Tre squilli e risponde un impiegato. Spiego la mia situazione e domando cosa fare per assicurare a mia zia un aiuto per il periodo interessato. “Mi dispiace, ma può fare la richiesta per l’assistenza domiciliare pagando la quota che deve in base al reddito di sua zia. Ma se ne parla ormai dopo l’estate… Se le serve adesso, le conviene trovare una badante che paga per i giorni necessari, oppure una persona di fiducia o un parente alla larga, e risolve prima”.

Insisto: “Ma è possibile? Mi faccia capire, nulla per gli anziani soli? Aiuto per la spesa o i medicinali, un sostegno, un po’ di compagnia…”. “Si rivolga al centro sociale di quartiere e magari le sapranno dare maggiori informazioni. Lei dove abita?”. “Vicino al Politeama”. “Allora provi all’ospizio marino dell’ospedale Albanese. Lo conosce? Le do il numero”. Annoto, chiudo e chiamo. Risponde una voce femminile. Stessa richiesta. “Purtroppo il servizio è sospeso. Non sono stati rinnovati i contratti alle cooperative e quindi… Tutto fermo. Provi a richiamare lunedì. Mi informo meglio e le saprò dire di più. Ma dubito che lei possa risolvere il suo problema per le vacanze”. Indagine finita.

Risultato: porterò la zia in vacanza, con me. Ma tante altre anziane resteranno purtroppo sole e senza assistenza. Al massimo potranno trascorrere qualche piacevole ora in compagnia nei centri ricreativi. Quelli ci sono. Come assicura il numero verde informativo per gli anziani (800678500). E confidare nella solidarietà degli altri. Il servizio migliore per chi, in Sicilia, è abituato… all’arte di “arrangiarsi”.

Rifiuti, quando la discarica è carica di ricchezza


Blocchi stradali, incendi di cassonetti, spazzatura per strada e amministratori alle prese con l’emergenza rifiuti? C’è chi in Italia non ha di questi problemi. Anzi. I rifiuti diventano anche una fonte di ricchezza. Insomma, tutta un’altra storia. A Pèccioli, in Toscana, addirittura si brinda per i dieci anni della discarica che ha portato un carico di denaro e soprattutto tanti benefici per i cittadini: Ici al minimo e poche tasse. A gestirla è una società, la Belvedere, che per il 56% è del comune e per il resto di 850 piccoli azionisti, 500 dei quali residenti del paese. Una ricetta vincente. Ma non è l’unica.

Anche nella comunità montana del Molise Centrale, dei rifiuti si è fatto un affare per le tasche dei cittadini di ben 54 comuni. L’impianto di trattamento, selezione, recupero e smaltimento dei rifiuti, realizzato nel 2001 sulle linee del decreto Ronchi, nel comune di Montagano, non serve solo i 17 centri della comunità montana, ma anche altri 37 comuni della provincia di Campobasso. Un impianto t ecnologicamente avanzato, concepito per tutte le funzioni del processo di trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, sia di quelli provenienti dalla raccolta ordinaria, sia di quelli della raccolta differenziata. “Si riesce così a far fronte alle esigenze di circa 140 mila abitanti, per un totale di 1.200 quintali al giorno di rifiuti solidi urbani e 420 quintali di rifiuti differenziati ” afferma il presidente della comunità montana, Giovanni Fratangelo.
L’impianto di trattamento, selezione, recupero e smaltimento dei rifiuti, realizzato nel 2001 sulle linee del decreto Ronchi, nel comune di Montagano, non serve solo i 17 centri della comunità montana, ma anche altri 37 comuni della provincia di Campobasso
L’obiettivo prioritario è di valorizzare e recuperare quanto più possibile le materie prime. Il biogas generato dalla naturale fermentazione dei residui viene poi captato e bruciato con un procedimento che elimina quasi totalmente gli sgradevoli odori tipici delle discariche. Adesso è in fase di realizzazione un nuovo impianto con il quale il biogas contribuirà alla produzione di energia elettrica. Un circolo virtuoso che genera ricchezza e nello stesso tempo salvaguarda l’ambiente”. L’impianto lavora 56 milioni di chili di rifiuti l’anno. E su 100 tonnellate che arrivano soltanto il 40% finisce in discarica. Il resto viene recuperato. Così dei 518mila euro di tasse che avrebbero dovuto versare alle Regione i comuni ne hanno risparmiato in un anno oltre 460 mila.
Montagano e la sua discarica su Second Life
Per Montavano (1200 abitanti circa) che ha l’impianto nel proprio territorio, il vantaggio è far arrivare i rifiuti in discarica a costo zero e ricevere un cosiddetto contributo di ristoro ambientale di 235mila euro l’anno. Una cospicua fetta del bilancio dell’ente. Unico neo la raccolta differenziata, visto che il Molise si ferma al 5% e non brilla fra i comuni ricicloni. Ma lo sforzo è orientato a questo. E proprio per diffondere una cultura dei rifiuti, la comunità montana Molise Centrale ha costruito anche un impianto sul mondo virtuale di Second Life.

LEGGI ANCHE: L’editoriale di Pietro Calabrese

L’era della e-vangelizzazione. La clausura sul web

[i](Credits: Ansa)[/i]
Cliccate e vi sarà aperto! Risponderà una… webmonaca. Ecco la clausura al tempo del web. La clausura che sfida Internet, riuscendo ad andare ben oltre le grate del monastero. Con la consapevolezza che bisogna parlare all’uomo in tutti i luoghi in cui vive. Anche on line. A Bergamo le suore domenicane Matris domini hanno attivato da sette anni il loro sito. Fin qui niente di straordinario. Curioso, certo, ma niente di più. La sorprendente intuizione (per un monastero di clausura!) è la creazione di un servizio di ascolto e di confronto on line, attraverso una casella di posta, per offrire un aiuto spirituale. Utilizzare la rete per parlare al cuore degli uomini. Il messaggio delle sister lombarde è chiaro: “se hai domande da rivolgere alle monache, se ti stai interrogando sul senso della tua vita, se voi condividere le tue riflessioni sulla parola di Dio, se vuoi, scrivi!” E a scrivere sono in tanti. Più di settantamila i contatti fino ad oggi. L’abbadessa, suor Antonella Sana, da 27 anni in monastero, cura direttamente il sito e si definisce appunto una webmonaca. Il passo successivo sarà la webcam dietro la grata. Un esperimento già provato con successo. Insomma, la clausura che non è chiusura o fuga dal mondo. Anzi. Un’apertura che condivide anche un altro monastero: quello agostiniano di Santa Caterina a Urbino. Qui si è lanciata l’idea di un monastero nella città. Un luogo dove religiose e laici insieme propongono percorsi di formazione, realizzano un periodico e curano un sito internet con tanto di casella di posta. E la lista potrebbe continuare. Le esperienze di evangelizzazione in rete cominciano ad essere tante. C’è persino un sito che raccoglie e segnala tutte le realtà cattoliche sul web. Si chiama siticattolici.it. Una finestra aperta dieci anni fa. Nel 1997 le segnalazioni erano 243. Oggi sono 11.484. Un universo di movimenti, gruppi, parrocchie accanto ai link più istituzionali, della Cei e del Vaticano. “Un vastissimo arcipelago di iniziative di carattere ecclesiale o personale, una risposta concreta alla nuova evangelizzazione” afferma l’ideatore e il curatore del sito Francesco Diani, presidente anche della Weca, l’associazione dei webmaster cattolici. I più cliccati sono quelli dei grossi movimenti ecclesiali, dall’Azione Cattolica al Cammino Neocatecumenale. Ma non mancano le curiosità. Come la segnalazione di diverse chat in cui ci si può incontrare e condividere le proprie esperienze di fede. Il sito consigliato del momento è Agorà dei giovani, dedicato all’incontro dei ragazzi italiani dell’1 e 2 settembre prossimi a Loreto. E se stai cercando un prete per dialogare o chiedergli qualcosa, allora il sito giusto è pretionline.it. Qui ne potrai trovare ben 878: c’è l’esperto di Sacra Scrittura, quello di Teologia Dogmatica, chi si occupa di Scouts e il vice-parroco alla prima esperienza. Tutti pronti a risponderti, a darti un aiuto, a scioglierti un dubbio. Benvenuti nell’era della e-vangelizzazione.

La mafia è battibile. Storie di chi le ha fatto gol

Un campetto di calcio
Era stato costruito tre anni fa su terreni confiscati alla ‘ndrangheta. Ma i vandali lo avevano distrutto: un segnale di predominio sul territorio.
Impraticabile, il campetto di calcio non è più stato usato. Almeno fino a poche settimane fa, quando a Rizziconi, otto mila anime in provincia di Reggio Calabria, è stato rimesso a nuovo. E inaugurato. Uno spazio per i ragazzi dove stare insieme e inseguire un sogno: diventare un campione del pallone e liberarsi dalla marcatura asfissiante della malavita.
Storia di Calabria che non si arrende. E che per la seconda volta ha dato un calcio alla criminalità. Una metafora usata anche da don Luigi Ciotti, presidente di Libera, il giorno dell’inaugurazione: Siamo qui per dare un calcio alle mafie. Questa partita giochiamola insieme, ognuno con il suo ruolo e le sue responsabilità.
Una storia di riscatto. Una come tante - che spesso rimangono sotto silenzio - nate dai terreni e dai beni confiscati alla criminalità. Nel 2006 sono stati più di 7000 gli immobili strappati al patrimonio delle cosche, su tutto il territorio nazionale. Di questi 3377 sono stati assegnati ad altre finalità e sono state 227 le associazioni e le cooperative sociali che vi hanno avviato una realtà produttiva dando, un lavoro e un’opportunità ai giovani.

Dalla costa calabra, attraversando lo Srtetto, si arriva in Sicilia. Dove, questa estate, 400 ragazzi lavoreranno in terreni che una volta appartenevano ai boss, fra Corleone e Canicattì. Il progetto, una testimonianza di cultura della legalità e dell’antimafia, si chiama LiberArci dalle Spine, proprio come uno dei campi della legalità di Libera. Per la serie E!StateLiberi!. Ragazzi tra i 17 e 30 anni, provenienti principalmente dalla Toscana, dalla Puglia, Liguria e Lazio.
E ci saranno pure volontari stranieri: trenta giovani americani della Syracuse University che visiteranno i campi per due settimane, dal 27 giugno al 2 luglio. Non sarà solo un tour turistico. Anche qui, si farà gol alla criminalità!

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!