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Bottiglia vs rubinetto: la guerra per l’oro blu

Acqua del rubinetto
Una differenza di costi non da poco, quella fra acqua di rubinetto e di minerale in bottiglia: i servizi idrici che arrivano in casa hanno un prezzo da 60 a 80 centesimi per mille litri. La spesa, invece, è di 250 euro ogni mille litri con le confezioni acquistate nei supermercati.
Ma il confronto non è affatto semplice: cosa c’è in questi numeri?

I costi. “È un paragone che non ha senso scientifico: sono diverse per composizione e proprietà” osserva Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua (l’associazione che raccoglie i produttori di acque minerali).
Che cifra versano le aziende per imbottigliarla? Dipende dalle Regioni in cui è situata la fonte: se il Veneto fa pagare tre euro al metro cubo (cioè mille litri), in Toscana ogni Comune dice la sua, con un canone di concessione da 0,50 a 2,50 euro al metro cubo. In alcune Regioni, poi, è prevista una tassa di superficie a seconda dell’area occupata dalla fonte: in Emilia Romagna è di 18,69 euro all’ettaro (ed esclude il canone di concessione).

Secondo Legambiente e Altraeconomia, tirando le somme, la media nazionale dei costi per imbottigliare l’acqua è di 0,5 centesimi a litro.

Altro discorso per l’acqua domestica, pagata con la bolletta: le tariffe medie al metro cubo (quindi per mille litri) sono comprese tra 0,92 centesimi in Lombardia e 1,73 euro in Toscana.

Consumi. Gli italiani sono amanti della minerale, si sa. Ne bevono poco più di mezzo litro al giorno. Quanto spende una famiglia all’anno? Secondo Mineracqua 67 euro, calcolando che ogni persona del nucleo familiare abbia bisogno in media 0,6 litri al giorno e il costo di primo prezzo per una confezione sia di 0,17 centesimi. Eppure per la prima volta, come ha scoperto Panorama, nel 2008 i consumi della minerale sono diminuiti dell’1,5 per cento sull’anno precedente.

La bolletta dell’acqua di rubinetto (utilizzata anche per altri scopi, dalla cucina ai servizi igienici), invece, è la meno cara d’Europa, sottolinea il rapporto Blue Book pubblicato da Federutility (l’organizzazione che unisce le aziende municipalizzate fornitrici di servizi energetici e idrici): 20 euro al mese, con un’incidenza sulla spesa mensile delle famiglie dello 0,7 per cento. In particolare, la richiesta locale è destinata a crescere entro il 2011 soprattutto in Puglia, Campania, Sicilia e Piemonte.

Trasporti e distribuzione. Bottiglie di plastica in pet e marketing sono due delle principali voci dei costi per le minerali. Servono due chili di petrolio per fabbricare un chilo di pet. Senza contare il carburante per trasportarle su strada. Spesso, poi, è criticato dalle associazioni di consumatori anche lo stoccaggio delle confezioni che potrebbe alterare la qualità del contenuto.
“Eppure il tempo medio tra la produzione e la vendita nella grande distribuzione organizzata (come i supermercati, ndr), che copre il 60 per cento degli acquisti, è di 15 giorni” osserva Fortuna.

Le aziende idriche locali devono affrontare, invece, due nodi che riguardano la loro rete di infrastrutture: secondo Federutility, in Italia il 30 per cento del territorio nazionale non è servito da depuratori e il 15 per cento della penisola è priva di fognature, con picchi di disagio in Sardegna, Liguria, Umbria, Veneto e Sicilia. Nei prossimi trent’anni gli ammodernamenti dei servizi idrici (acquedotti, depuratori, fognature) costeranno 60 miliardi di euro. Lo Stato è disposto a sborsare l’11 per cento degli investimenti necessari.

Guarda la MAPPA delle tariffe medie dei servizi idrici nelle Regioni nel 2009 e delle previsioni per il 2015


Visualizza Sviluppo della tariffa media 2009 - 2015 in una mappa di dimensioni maggiori

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Acqua microfiltrata al ristorante: Internet la boccia

I clienti dei ristoranti non sembrano entusiasti dell’acqua microfiltrata servita a tavola. Spesso senza alternative. A leggere le recensioni su internet è un coro di proteste: “Un’altra pecca: vengono portate bottiglie di acqua microfiltrata che sono addebitate come acqua minerale”. Oppure: “Abbiamo una sete folle così ordiniamo subito dell’acqua minerale che ahimè, come ormai in molti ristoranti, è naturalizzata”.
Il prezzo va da uno a tre euro per una singola caraffa che non sempre arriva a un litro. Una tendenza oormai diffusa nella maggior parte delle Regioni italiane, con punte nei locali di Milano e Roma.

Ma quali sono i benefici? “I filtri vanno inseriti in una rete di acqua già potabile e fermano eventuali solidi sospesi” dice Massimo Ottaviani dell’Istituto superiore della sanità. È, insomma, una questione di gusto, ma non di salute.
Vengono trattenuti, per esempio, il cloro e altri sali. Responsabili del sapore talvolta amarognolo. “Eppure il leggero odore di cloro nell’acqua del rubinetto è una garanzia igienica” ricorda Ottaviani. A Roma sono decine le analisi chimico-fisiche giornaliere della rete idrica.
E per chi al ristorante preferisce l’acqua veduta in bottiglia? Le etichette delle minerali rivelano alcuni elementi da tenere in considerazione nella scelta. Come il residuo fisso, il contenuto di sali dopo l’evaporazione: deve essere basso per chi ha patologie renali.

Quella dei filtri installati sui rubinetti delle abitazioni, invece, è un’altra storia. Cos’è quel materiale che bloccano? “In genere si tratta di residui delle tubazioni e piccole incrostazioni” sottolinea Ottaviani. Sono in commercio due tipi di impianti: a osmosi inversa (dai 1500 ai 3mila euro) e compositi (da 250 a 500) con filtro a carboni attivi.
Secondo Altroconsumo, impiegando un sistema a osmosi inversa sono necessari tre litri d’acqua potabile per ottenerne uno. Come per ristoranti e bar, inoltre, diventa fondamentale la pulizia e il controllo di chi li usa: altrimenti è possibile l’accumulo nel tempo di microrganismi.

Etichetta dell’acqua minerale: cosa guardare

Fluoruri. Quantità di fluoro disciolto in acqua.

Nitrati. Sono sostanze diffuse nei terreni in genere attraverso fertilizzanti chimici che arrivano nelle acque. Meglio un valore molto basso.

Durezza. Indica la quantità di sali di calcio e magnesio. Può modificare il gusto dell’acqua, ma non implica problemi di salute.

Residuo fisso. Si tratta del contenuto di sali dopo l’evaporazione. Sotto i 500 milligrammi al litro l’acqua è classificata come oligominerale. Per chi ha patologie renali, per esempio, sono consigliate acque con un residuo fisso basso.

Leggi anche: Liscia o frizzante? Il business dell’acqua pubblica e gratuita.

Liscia o frizzante? Il business dell’acqua pubblica e gratuita

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Foto Pezzodisevo su Flickr

In un piccolo edificio colorato di Assago alcune persone in fila aspettano, pazientemente, il loro turno.
Con bottiglie di plastica o di vetro sotto il braccio, nelle buste e nei carrellini. Attendono i loro 12 litri di acqua fresca. Liscia o frizzante. Soprattutto, gratuita.

Nella provincia di Milano e in alcuni Comuni limitrofi sono state costruite ventidue “Case dell’acqua” in due anni. L’evoluzione delle vecchie “fontanelle” di paese. Un successo immediato: a Cesano Boscone, un Comune a poche centinaia di metri dal confine del capoluogo lombardo, ogni giorno vengono erogati 5400 litri (il dettaglio dei consumi).
Diventa inutile utilizzare nuove bottiglie di plastica: secondo una stima dell’Università di Pisa la produzione di un recipiente da 1,5 litri in pet equivale all’emissione di 82 grammi di anidride carbonica. Senza conteggiare la CO2 risparmiata durante i trasporti.

“Volevamo valorizzare l’acqua pubblica: così siamo partiti dai comuni a sud di Milano con una rete di piccoli edifici, evitando anche il passaggio nei tubi dei condomini, dove possono trovarsi impurità” racconta Tiziano Butturini, presidente di Amiaque, un’azienda che gestisce i servizi idrici per 160 Comuni lombardi.
Nel 2007 esistevano già alcune “Case dell’acqua” (la prima è stata costruita ad Abbiategrasso nel 1998): mancava, però, un progetto unitario.

“L’obiettivo era di convincere le persone sulla qualità dell’acqua pubblica” ha detto Butturini. Tanto che l’acqua erogata ha una sua etichetta, come le confezioni vendute nei supermercati. Il costo delle strutture è stato incluso nella quota fissa (e non modificata) delle bollette. Ma era soltanto il primo passo.

A Cesano Boscone e a Cinisello Balsamo sono partiti progetti pilota per la costruzione di “Case dell’acqua” nel giardino condominiale, allacciate direttamente alla rete di distribuzione.
Si tratta di grandi palazzi con 150-200 famiglie. Ogni persona ha a disposizione un badge per ottenere una quantità illimitata di acqua. Il costo? Due euro al mese. Le “fontanelle” aperte finora, inoltre, richiamano un pubblico di persone ogni giorno. Perché non affiancare una “Casa del latte”? Ne è stata inaugurata una a Cesano Boscone lo scorso novembre e la prossima sarà aperta a Trezzano sul Naviglio.

L’idea è piaciuta anche all’estero: Amiaque ha un accordo con Eau de Paris, gestore della rete idrica nella capitale francese, per la costruzione di due “Case dell’acqua”. Sono attive collaborazioni per l’installazione di un potabilizzatore a L’Avana e con la Cina. Un “saper fare” italiano che viene esportato all’estero.

Le case dell’acqua propongono un modello economico originale. Nel mondo di internet si parlerebbe di “freemium“, l’unione tra gratuito (free) e premium (a pagamento).
Le fontanelle edificate nei giardini pubblici sono gratuite e hanno riconquistato la fiducia dei cittadini per l’acqua distribuita dai servizi idrici. Un punto di partenza per sviluppare offerte a pagamento che, però, riducono le spese di chi, invece, compra l’acqua nei supermercati.

La MAPPA delle Case dell’Acqua

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Vendesi rene disperatamente. On line

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Chi cerca una casa o una automobile su internet può trovare offerte vantaggiose. Ma curiosando fra le inserzioni con i prezzi più bassi può capitare di imbattersi in un annuncio sconcertante: “Vendo un rene in buone condizioni”. Seguono gruppo sanguigno e un numero di cellulare. È davvero possibile che qualcuno in Italia voglia e possa cedere un organo in cambio di denaro? O si tratta di imbrogli, provocazioni?
Panorama ha provato a chiamare. Dopo due squilli risponde una voce maschile. È Stefano (nome di fantasia), residente in provincia di Perugia: “Sì, ho messo l’annuncio” conferma. “Fumo, ma non sono bevitore… ho una salute eccezionale” continua l’uomo al telefono. “Guardi, devo fare in fretta… sono disponibile subito: forse potremmo provare in una clinica svizzera per l’intervento. Qui da noi, sa, non è legale”. Ma perché vuole farlo? Sbuffa, poi racconta: “Sono disoccupato, questa crisi economica mi ha messo in ginocchio. E sono rimasto solo da febbraio dell’anno scorso: tutte queste cose mi hanno fatto venire cattivi pensieri in testa. Così, almeno, risolvendo qualche piccolo problema, cerco di aiutare qualcun altro. Perché, quando ti viene un pensiero brutto, il più brutto di tutti, non si sa che fine fai”.
Stefano non è l’unico. Non è difficile trovare su internet annunci di altre persone che vorrebbero vendere un rene. Forum e siti web diventano bacheche per lanciare appelli di una terribile schiettezza che portano alla luce disperazioni autentiche. E dalle conseguenze imprevedibili. Come mostrano le storie di altre due persone (i loro nomi sono di fantasia) che hanno affidato a internet le loro richieste.
Per descrivere un dramma possono bastare poche righe: “Disoccupato cerca qualunque tipo di lavoro. Vende rene per sopravvivere. Chiamare il numero… oppure scrivere all’indirizzo di posta…”. Alberto, siciliano, dice di essere arrivato al limite: “Sono disposto all’intervento chirurgico, ma ho avuto un infarto pochi giorni fa. Ora sono in attesa di tornare all’ospedale” racconta al telefono. “Non sono bevitore, non mi drogo. Ma sono fumatore: dopo quello che è successo, però, il dottore mi ha detto di evitare le sigarette. Cosa deve fare uno che non trova lavoro? Rubare? Oppure cercare di sopravvivere?”. Alberto ha 60 anni, sarebbe troppo anziano per il trapianto. Si convince e rinuncia. Qualche minuto dopo richiama la moglie e gioca l’ultima carta: “Guardi, sarei disposta io. Sono giovane, ho 28 anni”.
Diverso è il motivo di un altro annuncio: “Mi vendo un rene, midollo e quant’altro si possa cedere senza morire”. Che cosa ha costretto Giacomo, barese, a descrivere il suo corpo come una merce da mettere all’asta online? “Sono spinto da questioni di liquidità. Visto che non ci sono problemi a donarne uno e ad aiutare un’altra persona… Avrei la necessità di avere subito 100 mila euro”. Come mai? “Sono nelle mani di alcune persone a cui ho chiesto prestiti. E non ho soldi per ripagarli” dice amareggiato Giacomo.
Gli annunci per la vendita di organi non sembrano un fenomeno sporadico, tanto che i maggiori siti italiani dedicati alle inserzioni online sono già attrezzati per riconoscere e cancellare tempestivamente appelli come quelli di Alberto, Stefano e Giacomo. Un gruppo di dieci persone, aiutato da tecnologie informatiche, controlla per esempio ogni giorno Bakeca.it: dall’inizio dell’anno sono state una decina le rimozioni di testi che riguardavano organi. E sono attive collaborazioni con le procure e la Polizia postale.
Anche Kijiji, un mercatino online, impiega un gruppo di persone per filtrare gli annunci anomali. Ma altri siti, soprattutto locali, non sono in grado di essere altrettanto rapidi. E comunque, anche se cancellate, le richieste possono restare fra le pagine archiviate dai motori di ricerca (per esempio, nella memoria cache di Google): nessuno è in grado di sapere esattamente quando scompariranno da internet. Ammette Franco Brizzi, presidente dell’Associazione nazionale trapiantati di rene (Antr): “Anche noi abbiamo cancellato un paio di annunci dal sito web”.
I messaggi di disperati non arrivano unicamente attraverso internet. “Qualche giorno fa mi è arrivata la lettera di un ragazzo che voleva essere aiutato a vendere un rene: purtroppo può capitare di leggere richieste simili” riferisce Giuseppe Remuzzi, direttore del dipartimento di medicina specialistica e dei trapianti negli Ospedali riuniti di Bergamo. In Italia una legge del 1967 punisce gli intermediari nella compravendita di reni: “È vietata ogni forma di mercato, però è incriminato soltanto il mediatore” puntualizza Ferrando Mantovani, docente di diritto penale dell’Università di Firenze.
Secondo il ministero della Salute, sono oltre 7 mila le persone in lista d’attesa per un trapianto di rene: aspettano in media tre anni, con rare eccezioni. Osserva Brizzi: “Ricordo una persona che è stata chiamata dopo nove anni. Il malessere dei reni è silenzioso e sarebbe importante migliorare la prevenzione”.
Nel 2008, però, è emerso un paradosso: sono aumentate le segnalazioni dagli ospedali di possibili donatori, ma gli interventi di trapianto in sala operatoria sono diminuiti. Secondo l’Istituto superiore della sanità, i motivi sono da ricercare nell’opposizione dei familiari e nell’innalzamento degli standard di sicurezza per il paziente. Veneto, Piemonte e Liguria sono le regioni più generose.
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Dove, però, non arriva l’altruismo di chi ha deciso di donare gratuitamente c’è spazio per un commercio illegale che, nel mondo, ha raggiunto dimensioni preoccupanti. Secondo le stime di Luc Noël, coordinatore del gruppo di procedure cliniche dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), quattro anni fa un trapianto di rene su dieci era legato al mercato nero. Sono fenomeni condannati dalla dichiarazione di Istanbul, sottoscritta dagli istituti di 78 paesi e da 20 organizzazioni internazionali. “In Europa, ammesso che il fenomeno esista ancora, è in via di scomparsa. E sono forti le indicazioni etiche dell’Unione Europea contro il traffico d’organi” commenta Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro trapianti dell’Istituto superiore di sanità. “Diversa, invece, è la situazione in Asia, dove l’Oms lavora da tempo per migliorare le situazioni normative, in una direzione più garantista” aggiunge Nanni Costa.
È stata la rivista scientifica Nature a segnalare i rischi di commercio illegale associati allo squilibrio economico e demografico tra alcune aree del pianeta. Se nei paesi ricchi la popolazione invecchia e avrà bisogno di maggiore assistenza sanitaria, nelle nazioni in via di sviluppo la disponibilità di organi resta ampia. Pakistan, India, Filippine, Nepal, Turchia, Moldova (lo stato più povero del continente europeo) sono alcune tra le mete più frequentate dal “turismo dei trapianti”.
“In Italia, comunque, la scomparsa di un paziente dalle liste d’attesa o dalla dialisi dovrebbe avere un riscontro presso i centri di riferimento sul territorio nazionale” sottolinea Nanni Costa.
L’ultimo paese che si è affacciato in un mercato ormai fiorente è la Colombia. L’Iran, invece, è un’eccezione: la vendita di organi è regolamentata dallo stato e giovani volontari possono offrirli a un’associazione religiosa musulmana di Teheran in cambio di denaro.
I viaggi sanitari clandestini della speranza, inoltre, sono facilitati da pacchetti tutto incluso che comprendono il biglietto aereo, l’operazione, la degenza. E, talvolta, anche una persona disposta a cedere un organo in cambio di denaro.
Un ospedale pachistano, contattato da Panorama, afferma che sono necessarie dalle tre alle quattro settimane per individuare il “venditore” adatto: il costo complessivo è di 65 mila dollari (ne servono 5 mila in più se il sangue del paziente è del gruppo 0) e prevede anche 30 giorni in clinica.
“Sono stati stabiliti a livello internazionale criteri per il controllo della qualità nei trapianti. L’obiettivo è garantire la sicurezza del ricevente e del donatore. Ma i trapianti in paesi che hanno procedure al di fuori di questi controlli non danno garanzie” avverte Bruno Gridelli, direttore scientifico all’Ismett di Palermo. “Non è sicuro per il donatore” spiega Remuzzi degli Ospedali riuniti di Bergamo “perché non ci sono garanzie su come viene svolto l’intervento di espianto (dalla tecnica al sistema sanitario); e neppure per il ricevente perché non ci sono informazioni sulla qualità dell’organo. Potrebbe essere infettato da virus dell’epatite o dell’hiv. E poi, quali sono le garanzie di sterilità? E mancano garanzie su come vengono affrontati i problemi postoperatori”.
Purtroppo l’elenco degli istituti sanitari che nei paesi in via di sviluppo promettono miracoli a prezzi stracciati grazie al permissivismo locale è lungo: un ospedale di Hyderabad (in India) offre sul web un intervento chirurgico per la sostituzione di un rene a 20 mila dollari, inclusi dieci giorni di degenza.
In Colombia, India e Filippine anche i siti per gli annunci economici e i social network diventano punti d’incontro tra la domanda dai paesi abbienti, dove gli organi scarseggiano, e l’offerta di persone che non hanno null’altro da vendere se non il proprio corpo. Le contrattazioni sono aperte 24 ore al giorno. Con pochi controlli da parte dei gestori dei forum.
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“Sono un uomo in buona salute con un gruppo sanguigno B positivo” scrive un utente. Oppure, qualche giorno fa, “Niti” ha scritto un commento nel gruppo Kidney donors: “Ho bisogno di un donatore di reni per mio padre di 54 anni. Se qualcuno è interessato, può contattarmi al…”. La risposta di Ravi, un giovane indiano, è arrivata in poco tempo: “Ciao, voglio vendere il mio rene, il mio gruppo sanguigno è 0 positivo e ho 25 anni”. Segue, come sempre, il numero di cellulare o un indirizzo email.

Vittime in passato, alleati per il futuro: Onna ricostruita dai Tedeschi

I terremotati di Onna
L’esercito tedesco era in fuga dall’Abruzzo, nel giugno del 1944: a Onna, una paese a pochi chilometri dall’Aquila, i soldati uccisero una ragazza che li aveva accusati di aver rubato un cavallo. Ma si spinsero ben oltre. Rastrellarono trenta persone per l’uccisione di un loro commilitone: sedici furono fucilate in un edificio, poi distrutto con la dinamite. In seguito, le truppe demolirono con l’esplosivo altre dieci abitazioni per ritorsione.
Sono passati quasi 65 anni dalla strage: anni in cui la Germania ha affrontato senza ipocrisie la memoria del nazismo. Nella puntata di Porta a Porta dopo il terremoto del 6 aprile, Bruno Vespa ricorda che Onna è stata “colpita due volte”: dal sisma e dalla strage nazista. Uno degli spettatori era l’ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner: “Ho pensato che, però, la tragedia poteva essere un’opportunità per trasformare il male del passato in un bene per il futuro”. Inizia una campagna per raccogliere fondi da destinare al paese abruzzese.

La risposta dalla Germania non si fa attendere. Anzi, la solidarietà si allarga a macchia d’olio. Il governo di Berlino ricostruirà e restaurerà la chiesa di Onna. Se da un lato la Volkswagen ha promesso di inviare un milione di euro per la ricostruzione, dall’altro banche e assicurazioni tedesche si sono già impegnate a finanziare ulteriori interventi. È una lunga lista a cui si uniscono Mercedes e la Camera di commercio italo-tedesca. Da tempo, inoltre, è arrivato in Abruzzo un gruppo di volontari della Protezione civile di Berlino (Thw) che ha contribuito ai soccorsi. L’attenzione per Onna, infatti, è costante: il 25 maggio Stainer, visiterà il paese abruzzese con la moglie del ministro per l’economia e la tecnologia, Karl Guttenberg. E l’undici giugno, anniversario della strage, sarà organizzata una festa nella casa dell’ambasciatore a Roma.

Ma la solidarietà spontanea dei tedeschi è partita subito dopo il terremoto. Tina Trippens era in Abruzzo con la famiglia durante il sisma del sei aprile: ha descritto lo scenario lunare all’indomani delle scosse e poi ha inviato subito un appello attraverso internet con Xing, un social network tedesco simile a Facebook, indicando i numeri di conti corrente per le donazioni alla Croce Rossa. Oppure, la città di Rottweil, gemellata con L’Aquila, ha lanciato subito una raccolta fondi da inviare verso le zone colpite dal sisma. Oggi un gruppo pop di giovani italiani, “I dolci signori”, organizza in Germania un concerto di beneficenza, Abruzzo Hilfe: per ogni biglietto venduto, dieci euro arriveranno in Abruzzo.
Il cortometraggio “Onna 44″ racconta la strage nazista. Di seguito potete vedere il trailer e immagini dal backstege

Il trailer


Il backstage

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“Uno scenario devastante”: i sopravvissuti raccontano il terremoto sul web

Una chiamata sul telefonino alle 3.40 di ieri notte. Pochi minuti dopo le scosse di terremoto Max, un ragazzo dell’Aquila, parla con un suo amico. E racconta come si è capovolto il mondo. “Ross, il terremoto. È stato terribile…La mia casa è distrutta..Il tetto è rimasto su solo sopra la mia camera” dice Max. Poi si scioglie in un fiume di dolore: “E mamma…mamma non c’è più….Non ce l’ho fatta Ross…Non ce l’ho fatta a prenderla, a raggiungerla. C’era buio…è buio qui..sono riuscito ad uscire solo io….Dio….Siamo scappati dal paese, crollava tutto…Dio mio, come farò?”.
Gli abruzzesi iniziano a descrivere la paura e l’angoscia di quegli attimi di terrore. È ancora presto per rielaborarla, le macerie sono sotto gli occhi di tanti. Ma scrivere su internet diventa un modo per guardare avanti. Come fa una ragazza all’indomani del terremoto. “L’alba qui in Abruzzo stamane era più fredda e silenziosa del solito, inconsciamente ciascuno faceva nella mente la conta delle persone care, degli amici, dei vicini di casa, cercando di sincerarsi che ci fossero ancora tutti, che qualcuno di loro non fosse rimasto schiacciato dalle macerie”. E aggiunge: “Le telefonate, spesso a vuoto, hanno segnato l’attesa di notizie che in molti non avremmo voluto ricevere”.

Sui forum online sono rimaste le testimonianze delle prime ore dopo le scosse sismiche. “Io sono dell’Abruzzo, e stanotte alle 3.30 mi sono svegliata per la scossa fortisssima… non vivo all’Aquila, bensì sulla costa abruzzese, eppure il terremoto l’ho sentito fortissimo”. Subito affiorano le preoccupazioni: “Conosco centinaia di persone e studenti che vivono all’Aquila e mi hanno portato testimonianza reale di quello che sta succedendo lì… le scuole sono chiuse in tutto l’Abruzzo, le linee interrotte, un macello insomma… in ogni modo tutti mi hanno detto la stessa cosa, che la scossa sembrava un bombardamento…”.
Chi ha superato la notte si guarda intorno e racconta il suo stato d’animo: “Oggi posso dire di essere un superstite a tutti gli effetti. Pe fortuna illeso insieme alla mia casa, ma in centro città si vedono scene da apocalisse: macerie ovunque, piazze ridotte a campi profughi, case e palazzi dei quali rimane solo lo scheletro, ovunque persone che piangono mentre si cerca di estrarre dalle macerie un loro caro. Uno scenario agghiacciante”.

Ma in rete c’è spazio per la speranza. Già dopo l’uragano Katrina che ha travolto New Orleans, internet si è dimostrato uno straordinario strumento per l’organizzazione di persone e risorse. Sull’esempio di Wikipedia, una pagina online raccoglie numeri utili per l’emergenza: centri per la donazione di sangue, conti correnti bancari, risorse per gli sfollati. Google offre il suo supporto con mappe e informazioni. Sono attivi su internet anche la Croce rossa e il Ministero della gioventù. Alcuni utenti segnalano le ultime notizie sugli aiuti attraverso un social network, Friendfeed, che permette la rapida condivisione di link. E sono centinaia gli iscritti ai gruppi di Facebook che esprimono solidarietà con gli abruzzesi.

Il terremoto era prevedibile? Il popolo del web si divide sul caso Giuliani

La scossa che ha devastato l’Aquila e raso al suolo Onna era un disastro annunciato? L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia sostiene che “non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti (previsione della localizzazione, dell’istante e della forza dell’evento). Ciò è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento. Una scossa quale quella che si è manifestata oggi viene normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali probabilmente assai sensibili”. Anche uno dei massimi esperti sismologi italiani, Massimo Cocco, interpellato da Panoama.it, è stato categorico: “Impossibile prevedere un sisma di tale entità”.

Ma da settimane un ricercatore del Laboratorio del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, afferma che sarebbe possibile “riuscire a prevedere eventi in un raggio d’azione di 120-150 chilometri”. In un momento di incertezza e sull’onda emotiva del terremoto, il popolo della rete si divide sul caso Giuliani. Ogni aspetto delle sue affermazioni è valutato, soppesato in lunghe discussioni tra forum, social network, blog. Con preoccupazione, rabbia, sconforto. Ovviamente, nessun utente ha le competenze scientifiche per valutare le dichiarazioni di Giuliani, ma l’esigenza comune è quella di comprendere quali potrebbero essere state le conseguenze delle affermazioni di Giuliani, se prese sul serio.

“Questo signore era andato in una trasmissione…(ora nn ricordo il nome)…e aveva avvertito della tragedia…subito dopo denunciato per procurato allarme…tant’evvero che le persone “più timorose” a l’Aquila o dormivano per strada o se ne erano andate per un po’ di tempo” scrive sixty009. Aggiunge chinasky85: “Non si poteva sapere dove di preciso e quando potesse accadere, non c’è dubbio, però questo signore aveva preannunciato che qualcosa sarebbe successa…ed è stato denunciato…e questa è l’Italia…l’Italia dell’edilizia abusiva, e delle case fatte di sabbia…opionione comune in queste ore: in Giappone e California centinaia di sismi magnitudo 6 e oltre…zero vittime….per prevenzione e edilizia razionale nelle “zone a rischio”. Alcuni sostengono la necessità di continuare sulla strada della ricerca scientifica, ma ragionano anche sulla difficoltà di allestire un intervento: “Il metodo di Giampaolo Giuliani è, in prospettiva, sicuramente da approfondire. Ma cosa bisognava fare : evacuare la zona di Sulmona ? (quella citata da Giuliani). E fino a dove ? Pescara,Vasto,L’Aquila,Frosino ne,tutto il parco nazionale d’Abruzzo ? E per quanti giorni ? Non spariamo contro la Protezione Civile e non facciamo polemiche strumentali” dice fakos24.

Le voci critiche verso Giuliani sono altrettanto appassionate. “E meno male che lo sciame sismico doveva diminuire per la fine di marzo. Io non so se il sistema di questo signore sia valido o meno ma cerchiamo di essere razionali. E’ un sistema in via di sperimentazione che solo per caso si è trovato su un terremoto cosi forte. Secondo le sue previsioni doveva capitare la settimana scorsa in un’altra zona. In ogni caso è procurato allarme e non si chieda scuse ma si studi se questo sistema sia valido oppure no” scrive hewlyred. Rincara la dose dejudicibus: “È evidente che non si possono evacuare milioni di persone per settimane senza alcuna idea se e quando verrà la scossa. Il secondo, che la scossa potrebbe non arrivare. Il che vuol dire, che ci piaccia o meno, che non si possono prevedere i terremoti. Le polemiche, in cui noi italiani siamo bravissimi, servono solo aggiungere alla sofferenza un’inutile rabbia per qualcosa che non è possibile. farlo credere vero è sbagliato”.

Sisma in Abruzzo e uno sciame di polemiche. Si poteva prevenire?
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Giampaolo Giuliani spiega le sue ricerche sulla previsione di terremoti attraverso la rilevazione della concentrazione di gas radon (23 marzo 2008)


L’assessore abruzzese alla Protezione civile, Daniela Stati, critica le dichiarazioni di Giampaolo Giuliani sulla prevedibilità del terremoto(31 marzo 2009)

Giampaolo Giuliani intervistato poco dopo il terremoto del 6 aprile


Giampaolo Giuliani al Tg3 Leonardo

“Fra rispondimi ti prego”: dopo il sisma, alla ricerca di notizie su internet

Ansia, paura, incertezza. E il tentativo di sapere qualcosa di amici e parenti attraverso internet. “Terremoto a L’Aquila 9 gradi Mercalli. Fra rispondimi ti prego”: è il messaggio che invia una ragazza, “asterdesign”, dopo la scossa sismica in Abruzzo. Come decine di altre persone cerca informazioni su twitter, un microblog che raccoglie brevi comunicazioni online. In queste ore, però, è diventato un diario dell’emergenza. “Una mia amica romana, originaria dell’Aquila, ha appena scritto che sua madre si è messa in salvo, ma non ha notizie della casa, dei parenti” dice “marta84″. Scrive sollevato un altro utente: “Pare che le persone che frequentavo e che vivono a L’Aquila stiano bene. Grazie per gli aggiornamenti”.

Non c’è tempo per scrivere sui blog: dopo il sisma, il popolo della rete si è affidato soprattutto a brevi messaggi, comunicazioni essenziali, ma fondamentali in ore di panico. “Un pensiero ai miei cari all’ Aquila, momento durissimo e di estrema incertezza, chiedeteci qualsiasi cosa !!!” annuncia “moaoborct”. Anche dall’estero c’è attenzione per il dramma in Abruzzo: “Penso a tutti quelli che hanno perso la vita all’Aquila. Ai sopravvissuti auguro un rifugio immediato, il mio cuore va a voi” scrive crixmusic. “Ho contattato la mia amica Laura all’Aquila. Fortunatamente sta bene” dice Malgaciapela. Su twitter la parola “Italy” è il tema principale di conversazione tra gli internauti del mondo: sono continui gli aggiornamenti dei grandi network televisivi che sollecitano reazioni, rassicurano o alimentano preoccupazioni. Un’ondata che si riversa online. E attraverso il passaparola di blog, siti d’informazione e social network si diffonde la notizia che un ricercatore del laboratorio nazionale del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, aveva previsto il rischio di un violento sisma, ma è stato denunciato dal capo della protezione civile Guido Bertolaso appena una settimana fa per l’allarmismo delle sue dichiarazioni. Dopo il terremoto, però, si solleva la rabbia e l’indignazione dei blogger.

Eppure è da ieri sera che scosse più o meno intense sono state avvertite lungo la fascia adriatica, dalle Marche all’Emilia Romagna alla Puglia. Le mappe dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia pubblicate su internet permettono di vedere come lo sciame sismico si sia propagato lungo la penisola.

Una telecamera di sorveglianza riprende gli effetti del terremoto in un’abitazione durante la notte. La porta e un interruttore tremano.

Diocesi sul web: è record per le parrocchie ambrosiane

Dal Duomo di Milano alla chiesa di San Lorenzo in Monluè: il 42 per cento delle parrocchie amborsiane ha un sito internet. Un record rispetto alla media nazionale rilevata dall’associazione Webcattolici, il 16 per cento su un totale di 26 parrocchie. Da anni il capoluogo lombardo è attento all’evoluzione della rete.

L’arcivescovo Dionigi Tettamanzi è stato uno dei primi a rivolgersi ai fedeli anche attraverso YouTube, frequentatissimo dai giovani: nell’ultimo video risponde alle domande sulla quarta catechesi. Un tentativo di apertura e di dialogo differente dal monologo del vescovo Richard Williamson, il prelato che ha negato l’esistenza delle camere a gas durante la Seconda guerra mondiale. Sollevando proteste soprattutto in Germania, dove il cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiesto chiarimenti al Vaticano.

Internet diventa, quindi, una finestra che consente di portare alla luce questioni che altrimenti resterebbero sepolte in dibattiti per pochi addetti. Ma permette anche una comunicazione diretta con i fedeli: un interesse che cresce con le prospettive di una Chiesa 2.0. In particolare, il sito della Diocesi ambrosiana rivela anche una cittadella dei luoghi di culto online: gli utenti possono esplorare una mappa dell’intera Regione che riunisce un elenco delle parrocchie in ogni città (raggruppate per nome, decanata, zona pastorale o Provincia/Comune). Ogni scheda contiene una descrizione dei luoghi con informazioni sulla vita della comunità, gli orari delle messe, gli indirizzi di posta elettronica dei preti.

Il VIDEO dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi su YouTube

E su Facebook è tutto un tifo per i magistrati anticorruzione

John Henry Woodcock su Facebook

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