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Diocesi sul web: è record per le parrocchie ambrosiane

Dal Duomo di Milano alla chiesa di San Lorenzo in Monluè: il 42 per cento delle parrocchie amborsiane ha un sito internet. Un record rispetto alla media nazionale rilevata dall’associazione Webcattolici, il 16 per cento su un totale di 26 parrocchie. Da anni il capoluogo lombardo è attento all’evoluzione della rete.

L’arcivescovo Dionigi Tettamanzi è stato uno dei primi a rivolgersi ai fedeli anche attraverso YouTube, frequentatissimo dai giovani: nell’ultimo video risponde alle domande sulla quarta catechesi. Un tentativo di apertura e di dialogo differente dal monologo del vescovo Richard Williamson, il prelato che ha negato l’esistenza delle camere a gas durante la Seconda guerra mondiale. Sollevando proteste soprattutto in Germania, dove il cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiesto chiarimenti al Vaticano.

Internet diventa, quindi, una finestra che consente di portare alla luce questioni che altrimenti resterebbero sepolte in dibattiti per pochi addetti. Ma permette anche una comunicazione diretta con i fedeli: un interesse che cresce con le prospettive di una Chiesa 2.0. In particolare, il sito della Diocesi ambrosiana rivela anche una cittadella dei luoghi di culto online: gli utenti possono esplorare una mappa dell’intera Regione che riunisce un elenco delle parrocchie in ogni città (raggruppate per nome, decanata, zona pastorale o Provincia/Comune). Ogni scheda contiene una descrizione dei luoghi con informazioni sulla vita della comunità, gli orari delle messe, gli indirizzi di posta elettronica dei preti.

Il VIDEO dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi su YouTube

E su Facebook è tutto un tifo per i magistrati anticorruzione

John Henry Woodcock su Facebook

Darwin, l’evoluzione raccontata sul web

La caricatura di Charles Darwin disegnato con il corpo di una scimmia resta un emblema della difficoltà di comprendere la teoria dell’evoluzione. Che, a duecento anni dalla nascita del biologo inglese, è spesso travisata. Attraverso internet è possibile addentrarsi nei percorsi della selezione naturale: Archeologyinfo, per esempio, mostra una cronologia della storia biologica degli esseri umani, dagli albori fino all’homo sapiens. Un percorso tutt’altro che lineare, costellato di insuccessi e imprevisti. L’università di Cambridge, invece, ha focalizzato l’attenzione sulle piante. Di recente un videogioco ha dimostrato la possibilità di partecipare attivamente al racconto dell’evoluzione: è Spore, scaricabile gratuitamente in versione dimostrativa (in italiano), che simula alcune dinamiche biologiche. In italiano il sito Pikaia raccoglie idee e documenti sulle teorie di Darwin.

Crescono, poi,  i progetti di enciclopedie della vita. Ancora una volta è Wikipedia a riunire decine di iniziative, come Wikispecies, il dizionario delle specie. Altri due progetti di successo su internet sono Three of life, con una vasta bibliografia e immagini accattivanti, e Encyclopedia of life, curata da istituzioni prestigiose come lo Smithsonian institute e il National history museum.
Un documentario sulle isole Galapagos, visitate da Charles Darwin

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Discutine sul FORUM: “Darwin Day, quando la Scienza rese inutile Dio”

Il testamento biologico? È un video su YouTube o una nota su Facebook

Eluana Englaro

Il testamento biologico non ha valore legale, ma alcune persone lo stanno comunque pubblicando su internet. L’onda emotiva generata dalla vicenda di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 17 anni, pone domande. Che spingono a riflettere. E, in alcuni casi, a decidere.
Le scelte sono differenti: in alcuni casi l’esplicita rinuncia alla nutrizione e all’idratazione forzata nel testamento biologico è accompagnata dalla donazione degli organi. Dice Carlo Miccio di Latina su YouTube: “Credo nel diritto di autodeterminazione. L’unica persona autorizzata a prendere decisioni sarà mia moglie”.

Prevale il desiderio di lasciare una prova della propria volontà e comunicarla agli altri: “Nell’eventualità di una malattia che danneggi irreversibilmente le mie capacità psicofisiche e mi impedisca di comunicare la mia volontà ai familiari, agli amici, al personale sanitario”.

Due amici, Aldo Santoro di Creazzo e Caterina Franchina, si affidano a vicenda il compito di “rendere edotti i medici”. Ma un utente commenta il loro video osservando: “Personalmente non saprei se l’esposizione completa dei dati personali su youtube sia imprudente o meno. Certo è che come al solito, sono le iniziative dei cittadini come loro che fanno partire la spinta verso prese di posizione concrete da parte di altri cittadini”

Su Facebook più di mille persone hanno aderito al gruppo “Lascia su Faccialibro il tuo testamento biologico: Niente macchine grazie”. E duecento iscritti hanno lasciato nei commenti le loro volontà. Spesso i testi sono ispirate dai documenti pubblicati sui siti dell’Aduc, dell’Uaar (Unione atei razionalisti agnostici) e della Fondazione Veronesi. Intanto alla Camera e al Senato i progetti di legge presentati dall’inizio della legislatura continuano il loro iter.

In Rete per condividere la Giornata della memoria

Auschwitz

Basta un semplice brandello di carta per rivelare una pagina nera della storia italiana. “Spesso i biglietti gettati dai treni in corsa verso Auschwitz costituivano l’ultima notizia di coloro che furono deportati” si legge sul sito del museo della Shoah “la maggior parte dei viaggi intrapresi dagli ebrei dall’Italia fu senza ritorno: su poco meno di 7.800 deportati solo 837 sopravvissero. Su 733 bambini solo 121 ritornarono dai campi”. Gli atti amministrativi che legittimarono le politiche razziste (come le leggi razziali del 1938) sono anche esposti in vetrine virtuali. Ecco, un viaggio tra i siti da visitare per la “Giornata della memoria” del 27 gennaio può iniziare da qui.

Quando Primo Levi scrisse Se questo è un uomo, alla fine degli anni Quaranta, erano ancora in pochi a parlare di shoah, il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. I sopravvissuti allo stermino nei lager nazisti non hanno mai smesso di cercare il contatto con le nuove generazioni. Anzi, internet è diventato uno strumento decisivo per diffondere le memorie e documentare eventi che alcuni, invece, vorrebbero negare. Perché con internet la memoria si può condividere più facilmente. Il nipote di un deportato racconta nel sito Deportati 4 gennaio un pezzo di storia della shoah, chiedendo anche documenti ai familiari dei superstiti. Oppure lo spazio online di Binario 21, un’associazione che prende il nome dal punto di partenza di alcuni vagoni che nel 1944 hanno lasciato la stazione di Milano diretti verso il nord. E ancora: le cifre e i fatti descritti dall’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane.
Ma negli ultimi anni i luoghi della memoria su internet si sono moltiplicati. La voce dei superstiti è una testimonianza diretta della deportazione, della vita nei campi, del rientro: l’università Southern California ha coinvolto decine di sopravvissuti che descrivono la shoah in lunghi documentari. La foto in bianco e nero, ma nitida, di un soldato ucraino che punta la pistola contro un ebreo è una delle immagini raccolte negli archivi della Jewish virtual library, un’organizzazione che ha pubblicato anche le mappe dei campi di concentramento. Al ghetto di Varsavia è dedicata una galleria fotografica del museo Yad Vashem di Gerusalemme.

Francesco Guccini e i Modena city ramblers cantano “Auschwitz”

Una galleria fotografica della shoah

La Chiesa e lo sbarco online: adelante San Pietro, ma con juicio

Papa Benedetto XVI

Il diavolo si serve anche di internet? “Naturalmente. Satana sa utilizzare internet e tutti i mezzi di comunicazione molto meglio di noi” ha detto a Panorama il direttore di Radio Maria, Livio Fanzaga, l’emittente vaticana presente in 50 Paesi che, però, non rinuncia al mondo online: ha un sito web aggiornatissimo, con un ricco archivio audio delle trasmissioni e un’ampia rassegna stampa.

L’incontro della Chiesa con internet è un processo che viene da lontano, ma rivela anche orientamenti differenti. Ispirati alla cautela. Il cardinale Crescenzio Sepe è su Facebook, il social network che unisce 5 milioni di italiani: in poche settimane ha superato la soglia record di 5mila amici, oltre la quale non è più possibile aggiungere nuovi contatti. Anche il cardinale Carlo Maria Martini ha la sua pagina con 2700 fan. Eppure la Cei frena sui social network, definendoli un fenomeno di “individualismo interconnesso”.

Il mondo cattolico non resta a guardare le trasformazioni tecnologiche globali. Lo sbarco del Vaticano su YouTube è stato l’ultimo passo. Quasi l’86 per cento delle parrocchie italiane dispone di un computer: nel 70 per cento dei casi sono dotate di una connessione a internet e circa il 62 per cento ha un indirizzo di posta elettronica. Sono dati emersi nel convegno Chiesa 2.0 che apre una finestra sui luoghi in cui i fedeli si confrontano e discutono in rete. Come, per esempio, la comunità Webcattolici sulla tecnologia. Oppure piccole comunità locali che attraverso internet hanno un spazio per confrontarsi e approfondire un percorso religioso. Sono infatti due le tipologie principali dei siti Internet parrocchiali: il “sito informativo”, di carattere “turistico- identitario”, destinato “non ai fedeli ma ai visitatori”, dove dominano informazioni su bellezze e ricchezze artistiche e architettoniche della parrocchia, e il “sito comunitario”, finalizzato a “costruire una comunità”.

Anche per questo, l’anno scorso il cardinale Camillo Ruini ha invitato le suore a navigare su internet a aprirsi un blog. Proprio sul portale delle Conferenza episcopale italiana è stato pubblicato l’orientamento ufficiale verso il web: “La Chiesa” si legge “si è spesso dichiarata convinta del fatto che i mezzi di comunicazione sociale sono, come ha affermato il Concilio Vaticano II, ‘meravigliose invenzioni tecniche’ che pur facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare ancora di più”. Anzi, a preoccupare è anche la censura sul web. Monsignor Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali ha dichiarato: “Mi auguro che il governo cinese comprenda che con il nuovo canale YouTube del Papa si immette una presenza di certi valori e tenga conto del fatto che Benedetto XVI è un Papa rispettoso e accogliente”.

Fannulloni: quelli “super” si possono segnalare sul web

Giro di vite sui fannulloni, forse già dall’inizio dell’anno prossimo: “Abbiamo deciso” ha scritto il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta “di mettere nelle mani del cittadino-cliente uno strumento importante, estendendo alla pubblica amministrazione l’operatività della class action”. Quello della causa collettiva è uno strumento, prosegue il ministro, di cui “parleremo nelle prossime settimane” e che “sarà efficace dal prossimo gennaio”. Anche i navigatori sul web stanno collaborando alla ricerca degli scansafatiche: in pochi giorni il sito Superfannulloni ha raggiunto diecimila contatti. Si tratta di uno spazio per segnalare disservizi nella pubblica amministrazione, in forma anonima o firmata: la maggior parte delle denunce arriva da Lazio, Lombardia, Emilia romagna. Scrive un utente di Crotone: “Non so se sia un fannullone. Ma ogni qualvolta mi reco alla ASL5 e cerco del ragioniere stranamente non c’è MAI. Sono trascorsi due anni che le cose vanno avanti così. Noto che negli stessi uffici si lavora poco o nulla. Stanze vuote e quelle piene - in parte - giocano al PC, fumano come se nulla fosse, o leggono giornali”. Ma sono decine i commenti simili sul sito: dagli insegnati agli impiegati degli uffici postali, dagli agenti agli autisti. Avverte Vittorio Pavesi, tecnico informatico promotore dell’iniziativa: “I dati devono essere presi con il beneficio del dubbio. Ma se arrivano tante segnalazioni, significa che qualcosa non funziona. Magari alcune persone che lavorano davvero si sentono offese, ma i colleghi dei fannulloni lo valutano positivamente”. E se l’iniziativa fosse estesa al settore privato? “In quel caso è l’azienda che subisce. Nel pubblico invece sono tutti gli italiani che pagano le tasse”. In futuro, comunque, il sito sarà più equilibrato: si potranno aggiungere valutazioni positive da cui prendere spunto: “Magari” azzarda Pavesi “anche un sindaco o un assessore troverà qualche suggerimento”.

Maturità, conto alla rovescia in cerca di trucchi per superare gli esami

Esame maturitÃ

Mancano venti giorni all’esame di maturità: un conto alla rovescia seguito da quasi 500mila studenti. Che in questi giorni sono a caccia di scorciatoie per recuperare alla svelta le lacune accumulate durante l’anno. L’idea più orginale è di Scuolazoo: le dritte d’emergenza sono stampate su una maglietta. E, assicurano i gestori del sito, è assolutamente legale. Ma non mancano le videoguide, anche ironiche, che mostrano strategie per affrontare l’esame: foglietti, libri da consultare in bagno, cellulare per la connessione a internet, appunti sul dizionario.Ormai YouTube è un archivio di ricordi di chi ha affrontato l’ultima prova della scuola superiore negli ultimi anni: dalla colazione prima di andare in aula al ripasso con gli amici. Le guide online, poi, propongono soluzioni più o meno fantasiose: su Skuola, per esempio, un utente confessa di aver avuto anche sei o sette “penne della scienza” preparate con appunti appallottolati in un foglietto e poi infilati nel tappo.
Anche su eBay si possono comprare blocchetti ricchi di compendi (strip) all’asta, a partire da un euro.

Un video ironico sulle strategie per afforntare l’esame di maturità

Eppure un sondaggio sui maturandi rivela che il metodo ritenuto più affidabile per superare la prova è chiedere aiuto ai migliori della classe, scelto dal 23% degli intervistati. Se uno su cinque dichiara che resterà a navigare su internet fino a tarda notte aspettando soffiate sulle tracce, il 37% punta sulla tesina per la promozione. Un risultato a sorpresa: quasi il 40% pensa di aver ricevuto un buon livello di preparazione dalla scuola.

La maglietta di Scuolazoo

Maglietta Scuolazoo

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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