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In viaggio con l’influenza A

Influenza suina nel mondo

Il virus H1N1 è un compagno di viaggio poco raccomandabile. Ma può succedere, ora che si avvicinano le vacanze invernali, che ci aspetti proprio là dove abbiamo deciso di passare le ferie natalizie. È vero che l’allarme sull’influenza A, in Italia, sembra calato; ma le notizie sul virus (un caso di mutazione anche nel nostro Paese, seppure avvenuto mesi fa all’ospedale di Monza) non consentono di prenderlo troppo sottogamba. Le domande, insomma, sono ancora tante: come fare per prevenire l’influenza A, come comportarsi se ci si ammala all’estero, se e quanto sono effettivamente pericolose le variazioni genetiche del virus. E poi: lo abbiamo superato il picco pandemico? E la stagionale? Quando arriverà, complicherà le cose?
Panorama
ha chiesto a Giancarlo Icardi, professore alla facoltà di medicina di Genova e medico specializzato in igiene e medicina preventiva, di dissipare questi dubbi. Leggi l’intervista

L’Abruzzo sotto le macerie. Ma perché sono crollati anche gli edifici nuovi?

Una casa all'Aquila crollata

Ha progettato alcuni degli edifici dell’Aquila. Si chiama Giuseppe Zia, fa parte del Consiglio nazionale degli ingegneri ed è stato raggiunto da Panorama a poche ore dalla forte scossa di terremoto del 6 aprile. Insieme con una squadra di volontari stava cercando di estrarre dalle macerie di un edificio un ragazzo ferito; ha accettato di spiegare a caldo, per quanto è possibile, che cosa è successo nella sua città. “Da quello che vedo, le case a norma hanno danni a tamponature e tramezzi, cioè i muri interni di cemento non portanti. I comignoli invece sembrano avere subito una torsione” racconta Zia. “Particolari, questi, che fanno capire come si siano sovrapposti movimenti sussultori e ondulatori. A ciò va aggiunto il fatto che le scosse, molto intense, si sono protratte a lungo. Tutti fattori che mettono a dura prova un edificio”.
Ma perché edifici che sono stati costruiti secondo norme antisismiche sono crollati nel giro di pochi secondi? Intanto occorre precisare che l’Italia è stata la prima a dotarsi di regole antisismiche a partire dal 1909, anno successivo al terribile terremoto di Messina (qui il VIDEO con immagini d’epoca), e da allora si sono succedute una decina di norme sempre più aggiornate (quelle più recenti sono del 2003). Così anche all’Aquila edifici diversi, costruiti in tempi successivi, soddisfano requisiti leggermente differenti.
Ogni norma stabilisce il grado di resistenza a due parametri, ovvero l’accelerazione subita dall’edificio e la duttilità, in un certo senso la risposta non elastica agli sforzi. Ma le regole imposte seguono i progressi tecnici raggiunti in quel dato periodo di costruzione. “Qui ci sono edifici costruiti con la norma numero 64 del 1973 che sono crollati. E altri, che rispettano norme antecedenti, ancora in piedi” spiega Zia. “Ogni struttura è un caso a sé”.
Prima di tutto l’accelerazione subita da questi edifici è stata tale da superare quella sopportabile dai vecchi materiali. “Inoltre, il fatto che L’Aquila si trovi in una conca ha amplificato l’intensità delle scosse. In altri termini, sebbene l’intensità registrata sia stata di 5,8 (scala di magnitudo del momento sismico), la morfologia del territorio ne ha acuito gli effetti” continua Zia. “E alcuni edifici sono stati sfavoriti dalla posizione”.
A poche ore dal sisma la Bbc spiegava che nessun edificio della città dell’Aquila, nemmeno i più moderni, soddisfa i criteri di costruzione delle città californiane. Non abbiamo normative adeguate, quindi? Le cose non stanno esattamente in questi termini, spiega Rui Pinho, ingegnere sismico proveniente dall’Imperial College di Londra, ora in servizio all’Eucentre di Pavia, centro di eccellenza in ingegneria sismica. “L’attuale normativa italiana è la più moderna al mondo, ed è stata introdotta nel 2003, fortemente voluta dal direttore del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso. È l’unica legge davvero all’avanguardia con i progressi scientifici, e non ha nulla da invidiare alle norme in vigore in Giappone e negli Stati Uniti. Il problema è che i nuovi edifici all’Aquila sono stati costruiti tutti prima”.
D’altra parte, la norma del 2003 è entrata in vigore con ritardo rispetto a Giappone e Stati Uniti; e c’è voluto l’impulso di un evento tragico, il terremoto del Molise (tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002), per vararla. “I progressi scientifici degli ultimi anni riguardano da una parte la capacità di determinare la probabilità dell’evento sismico, dall’altra l’utilizzo di materiali più duttili. Tra questi le fibre di carbonio avvolte attorno alle travi per migliorarne la duttilità. Solo la normativa del 2003 tiene conto di questi fattori” spiega Pinho.
Ci sono poi ulteriori fattori che spiegano il perché alcune case sono crollate in Abruzzo e altre no, come rimarca Paolo Stefanelli, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri: “Il cemento armato ha una durata nel tempo, alla lunga si ‘plasticizza’ e diventa poco elastico. Allora è naturale che case costruite negli anni Cinquanta o Sessanta abbiano resistito meno, rispetto sia ad alcune più recenti sia a vecchie case in muratura. Queste ultime ovviamente non sono antisismiche ma in qualche caso potrebbero avere resistito meglio di quelle più moderne: non impiegano cemento e sono costruite pietra su pietra con archi e legno nelle coperture, materiale capace di rispondere bene alle sollecitazioni”.
Il Consiglio nazionale degli ingegneri e altri organi di categoria sono stati invitati dalla Protezione civile a inviare volontari per la valutazione degli edifici a rischio: “Cosa fare si deciderà caso per caso, a volte è necessario raderli al suolo, a volte si può intervenire, ma non sono lavori che possono farsi nel giro di qualche settimana. Per il futuro si può essere più ottimisti: il decreto sul piano casa del governo stimolerà tutti quei lavori necessari per rendere gli edifici più resistenti ai terremoti. Un lavoro da troppo tempo rimandato” conclude Stefanelli. Ma altre norme potrebbero essere necessarie. “Al momento” sostiene Zia “la legge affida gli interventi nei centri storici a tecnici e architetti, escludendo gli ingegneri”.
Che forse dovrebbero avere voce in capitolo in modo da rendere le strutture più sicure.

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