
L'ex ministro Calogero Mannino in un'immagine d'archivio del 24 ottobre 2001.
Calogero Mannino non ha diritto a essere risarcito per 23 mesi trascorsi ingiustamente in prigione tra 1995 e 1996 perché, secondo la Corte d’appello di Palermo, «per un uomo politico di primo piano accettare consapevolmente l’appoggio elettorale di un esponente di vertice dell’associazione mafiosa (…) integra gli estremi di colpa grave e costituisce, senza dubbio, condotta sinergica rispetto all’evento detenzione». Escono le motivazioni con le quali è stata respinta due settimane fa la richiesta dell’ex ministro agrigentino della Dc, assolto con sentenza definitiva da ogni accusa il 22 ottobre 2008. Continua

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Credits: La Presse)

Favorevole alla separazione della
carriere dei magistrati. Contrario all’
obbligatorietà dell’azione penale. Non del tutto sfavorevole a imprimere un indirizzo, governativo o parlamentare, alla politica giudiziaria delle procure. E dubbioso sulla possibilità di sopravvivenza del reato di associazione mafiosa. Le idee di un retrivo nemico della democrazia? O, banalmente, un ultrà berlusconiano? No: queste sono alcune delle posizioni di
Giovanni Falcone in materia di giustizia. Ovviamente, tutte misconosciute.
Continua

Il giudice Giovanni Falcone
Tre giorni esatti dopo la morte di Giovanni Falcone, il quotidiano moscovita La Nuova Isvestia pubblicò una notizia che in Italia passò quasi inosservata. Era il 26 maggio 1992. Il giornale rivelò che tra la fine di maggio e i primi di giugno di quell’anno che già diventava di fuoco per l’Italia, Falcone sarebbe dovuto “tornare a Mosca per coordinare le indagini sul trasferimento all’estero dei soldi del Pcus”. Continua

I rilievi della polizia scientifica davanti alla scuola Francesca Laura Morvillo Falcone di Brindisi (Ansa - CLAUDIO LONGO)
Una luce livida è calata sul nostro paese. La “notte dei musei” di Roma, prevista per questa sera stessa, annullata ufficialmente in segno di lutto, ma un poco anche per prudenza e per paura.
Scuole chiuse in mezza Italia. Proteste e manifestazioni diffuse. Proclami di politici che parlano di aggressioni allo Stato. Esecrazioni, indignazione. Invocazioni a non meglio precisate “risposte forti”.
L’attentato all’istituto Francesca Morvillo di Brindisi sta scatenando nel paese la risposta forse più scontata e impulsiva, ma probabilmente anche quella meno corretta.
Continua

(Credits: La Presse)

Come si può morire d’inedia in un
carcere della civile Italia? È ammissibile che un detenuto riesca, nel maggio 2012, a portare fino alle estreme conseguenze uno
sciopero della fame? Eppure è appena accaduto:
Pop Virgil Cristria, 38 anni, romeno detenuto dal 2000, da 50 giorni non toccava cibo. Si diceva innocente, voleva soltanto essere ascoltato da un magistrato. Arrestato per furti e rapine, doveva scontare 18 anni di reclusione. In parte li aveva già passati nel carcere di Avellino, in parte in quello di Lecce dove si trovava attualmente: un istituto dove i detenuti sono oltre
1.400. Possibile che nessuno si sia accorto che il condannato stava superando il limite? Possibile che nessuno sia intervenuto per ospedalizzarlo, per costringerlo a nutrirsi? Bene, è accaduto. Il suo è il suicidio numero
22 del 2012. Le morti in carcere, in questi primi cinque mesi, sono state 67.
LA TABELLA DEI SUICIDI DAL 2000 A OGGI

(Credits: Ansa)
Altro che pizza, mafia, mandolini. E dimenticatevi anche i santi, i poeti, i navigatori. In realtà siamo un popolo di commissari straordinari. L’ultimo, fresco di nomina, è Enrico Bondi. Alla tenera età di 78 anni è stato appena assunto dal governo Monti per occuparsi di quei tagli alla spesa pubblica che nessuno, nemmeno il governo dei tecnici, pare in grado di fare. Continua

Gli ci sono voluti 12 anni per avere giustizia, e lui purtroppo è morto da quasi tre. Ma Pietro Armani finalmente ha vinto la sua causa. La Corte d’appello civile di Roma ha stabilito che l’ex vicepresidente dell’Iri, nonché professore alla Sapienza di Roma e per tre legislature parlamentare di An, non ha mai diffamato Romano Prodi. E anzi le motivazioni della sentenza, depositate alla fine di aprile, allungano di un capitolo l’infinita saga della cessione della Sme, il colosso alimentare pubblico, e accendono nuovi imbarazzi proprio per Prodi.
Continua

(Credits: ANSA/CESARE ABBATE/DRN)
«Non esiste alcuna legge che autorizzi la trasmissione alla stampa e la pubblicazione della corrispondenza dei detenuti: al contrario, è una violazione palese sia del segreto d’ufficio sia della segretezza della corrispondenza»: si basa su questo assunto una battaglia garantista (e assai condivisibile) dei deputati Renato Farina e Maurizio Lupi, entrambi del Pdl. Continua