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Il settimanale brasiliano Istoé: «Battisti sarà estradato»

Cesare Battisti

Cesare Battisti

Paolo ManzoL’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC) Cesare Battisti, oggi scrittore di romanzi gialli, sarà estradato in Italia. Di questo, almeno, sembra essere sicuro il settimanale brasiliano Istoé in edicola questa settimana che, nella sezione «Brasile confidenziale» firmata dal giornalista Octávio Costa, solitamente bene informato, dà l’estradizione come quasi certa. Continua

Lollo e Battisti, terroristi in cattedra

Achille Lollo, ex militante di Potere Operaio condannato per la strage di Primavalle

Achille Lollo, ex militante di Potere Operaio condannato per la strage di Primavalle

Paolo Manzo Dunque Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC), torna a parlare. E questa volta lo fa attraverso il piccolo settimanale brasiliano Brasil de Fato, vicino al PSOL, il partito dell’estrema sinistra staccatosi qualche anno fa dal PT di Lula. Ma, soprattutto, il settimanale su cui scrive quello che in questa parte di mondo è considerato un giornalista-documentarista, ovvero quell’Achille Lollo da noi condannato a 18 anni per il rogo di Primavalle e di recente rientrato nel nostro paese, non si sa se per restarci o se solo per visitare i parenti. Continua

Battisti: spiragli per l’estradizione

Battisti: prevale la realpolitik«Come ha detto lo stesso presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, questa è una questione giudiziaria e riservare un trattamento giudiziario alla questione è un segnale molto positivo da parte del governo italiano». Risponde così il nuovo ministro degli Esteri brasiliano Antonio Patriota al più importante settimanale brasiliano, Veja. Un modo diplomatico per confermare senza esporsi troppo che su Battisti non è ancora detta l’ultima parola, nonostante il “no” all’estradizione dell’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC) espresso dall’ex presidente Lula nelle ultime ore del suo mandato, il 31 dicembre scorso. Continua

Intervista a Edoardo Suplicy, il grande difensore di Battisti in Brasile

Cesare Battisti quando fu arrestato in Brasile nel 1997

Cesare Battisti quando fu arrestato in Brasile nel 1997

Panorama.it intervista Edoardo Matarazzo Suplicy, il senatore brasiliano del PT, il partito dei lavoratori di Lula, tra i politici più attivi nella difesa di Cesare Battisti e della decisione dell’oramai ex presidente Lula da Silva di non concedere l’estradizione all’ex terrorista dei Pac. Continua

La stampa brasiliana contro Lula: Battisti non è un rifugiato politico

L'articolo apparso sul settimanale Veja dedicato a Cesare Battisti

L'articolo apparso sul settimanale Veja dedicato a Cesare Battisti

Il clamore che ha suscitato in Brasile l’insediamento della nuova presidente Dilma Rousseff, prima donna a guidare il paese, non è riuscito a oscurare l’interesse della stampa brasiliana per il caso Battisti, il terrorista rosso italiano del quale Roma ha chiesto, finora invano, l’estradizione.

I due più importanti settimanali del Brasile, Veja ed Epoca, infatti nei loro numeri speciali dedicati alla delfina di Lula, usciti eccezionalmente oggi e non sabato scorso, non hanno tralasciato di parlare dell’ex terrorista dei Pac, Proletari armati per il comunismo.

Ampi servizi corredati da numerose foto ne ripercorrono la vicenda, dai 4 omicidi per i quali è stato condannato all’ergastolo in Italia, passando per la fuga dalla Francia nel 2004 fino al suo arresto sulla spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro, il 18 marzo 2007.

Il fulcro di entrambi i reportages resta comunque il no di Lula alla sua estradizione, decisione comunicata a poche ore dalla scadenza del suo mandato, il 31 dicembre scorso, con un effetto a cascata di reazioni sia in Italia che in Brasile senza precedenti.

Veja, il magazine più venduto nel paese con circa un milione di copie titola inequivocabilmente “Assassino impune” e ricorda il ribaltone del 18 novembre 2009 quando il Supremo Tribunale Federale (STF) annullò cassandolo come illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dall’allora ministro della Giustizia Tarso Genro all’ex terrorista.

Con 5 voti favorevoli e 4 contrari, spiega Veja, il STF si dice favorevole all’estradizione di Battisti in Italia ma lascia l’ultima parola, politica, a Lula a patto che rispetti i termini del Trattato bilaterale esistente in materia fra Italia e Brasile. Tra le motivazione addotte alla fine dell’anno dall’ex presidente quella che l’incolumità di Battisti sarebbe “a rischio” nel nostro paese.

Veja smonta questa interpretazione e dà la parola a Francisko Rezek, ex-giudice della Corte dell’Aja, cui il governo italiano intende appellarsi e che dichiara: “Un presidente che va contro il Supremo Tribunale Federale è un affronto al principio fondamentale del diritto internazionale”.

Non meno dettagliato di particolari è l’altro reportage firmato da Epoca, rivista edita dal gigante Globo e tradizionalmente vicina al mondo cattolico. Murilo Ramos, uno dei giornalisti che firma l’articolo, intervista Luis Inacio Adams, ministro dell’avvocatura generale dell’Unione che dichiara perentorio: “Il governo brasiliano considera il caso chiuso” ma, lascia intendere la rivista, non è affatto detto che sia questa l’ultima parola. Anche in Brasile, dove la stampa è per lo più schierata sul sì  all’estradizione, sono molte le voci critiche alla decisione di Lula. Voci critiche confermate anche dai sondaggi, l’ultimo del principale quotidiano brasiliano O Globo: l’ottanta per cento dei lettori è contraria al no all’estradizione.

Battisti, prevale la realpolitik

Battisti: prevale la realpolitik

Si è dimesso l’uomo chiave del caso Cesare Battisti, il ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro che il 13 gennaio 2009 concesse l’asilo politico all’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo), condannato in Italia con sentenza definitiva per quattro omicidi. Genro sta ora dedicandosi alla campagna elettorale come governatore dello stato del Rio Grande do Sul in nome del Partido dos trabalhadores di Luiz Inácio Lula da Silva. Continua

Esclusivo: il testo della lettera di Battisti, tra sproloqui e richieste di perdono

battisti

Torna a parlare dal carcere di Papuda, in Brasile, Cesare Battisti. E lo fa con una lettera scritta a mano, di 8 pagine, (qui il TESTO originale e integrale), intitolata “Perché io” e consegnata ai senatori Eduardo Matarazzo Suplicy, del PT del presidente Lula e José Nery del Psol che l’ha letta ieri nel Senato verde-oro. Panorama.it l’ha tradotta integralmente e la propone in esclusiva per dare una più corretta idea del personaggio.
Brasilia: 18-02-2009
Perché io?

Anche se non ho mai creduto, come disse Voltaire, che noi stiamo in un mondo dove si vive o si muore “con le armi in mano”, l’ironia del destino ha fatto sì che oggi io mi trovi condannato per 4 omicidi. La mia situazione è terribile. Sono terrorizzato, disarmato di fronte all’ostilità e all’odio rancoroso che manifestano i miei avversari. So che dovrei lottare contro la valanga di menzogne, di falsificazioni storiche, ma ciò che mi manca per lanciarmi nella lotta è la voglia di vincere. Vincere che cosa? I miei avversari, contrariamente a me, sembra che abbiano qualcosa da difendere. Forse la loro miseria, o ricchezza, o, forse, come nel caso di alcuni attuali ministri del Governo italiano, continuare a nascondere il loro passato. Un passato di attivisti di estrema destra (fascista) responsabili direttamente o indirettamente di massacri con bombe. Non so esattamente ciò che motiva i miei avversari ad entrare in questa battaglia, ma di certo non è la sete di Giustizia. Da parte mia non pretendo di erigermi a difensore di tutto ciò che è accaduto nei sanguinosi anni Settanta. Siamo in pieno secolo XXI, non ho più verità assolute sulla società ideale, né sono importante al punto da difendere ciò che c’era di buono nei sogni di quegli anni. Non posso entrare in una guerra di questo tipo. Aggiungo che non sono neanche molto intelligente, se sono riuscito a farmi tanti nemici, se ho dato fastidio a tante persone importanti, questo è stato senza dubbio il risultato della mia incoscienza. La verità è che non ho fatto nulla per evitare tanti problemi, ma ancora devo capire come sono stato capace di raggiungere risultati così disastrosi. Rimane, comunque, la domanda: perché tanto odio? Non è per esimermi che mi dichiaro incompetente e lascio la risposta a questa domanda a persone più intelligenti, a coloro i quali non sono soliti assumere il ruolo di “angeli vendicatori”. Questa persecuzione interminabile e tutta la vicenda degli anni Settanta italiani è una lunga agonia, un grido di vergogna gettato sulla carta ingiallita dei giustizieri. Ecco cos’è, l’espressione di un volto corroso da una malattia nervosa, come un peccato originale che colpisce il corpo politico italiano. Povera l’Italia di Dante, di Beccaria, di Bobbio e di Umberto Eco. Povera la patria svuotata dal vento dell’orgoglio, del cinismo e della vanità che le impedisce di riconoscere i propri errori, i propri peccati, che non vuole abbassarsi al livello di questi paesi latinoamericani, ammettendo coraggiosamente che anche loro (gli italiani, ndr) nella stessa epoca sono passati attraverso una guerra civile a bassa intensità (leggere le dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica il senatore Francesco Cossiga) e che per combatterla hanno fatto ricorso ad ogni tipo di illegalità. Oltre a decine di prigionieri politici sotterrati vivi nelle carceri italiane, ci sono centinaia di rifugiati italiani nel mondo intero. Qui in Brasile c’è il caso di un estraditando italiano appartenente ad un’organizzazione nazi-fascista (Pierluigi Bragaglia, esponente dei Nuclei Armati Rivoluzionari, ndr) e coinvolto nell’attentato di Bologna, 82 morti (questa è una novità assoluta. Bragaglia, in Italia condannato a 12 anni per sovversione e banda armata in Italia - lo scorso settembre il governo Berlusconi ha chiesto l’estradizione - non è stato condannato per la strage di Bologna, ndr). Stranamente l’Italia non fa cenno a questo caso, né protesta né ricatta il popolo brasiliano per lui. Perché? Perché l’Italia non ha agito allo stesso modo quando Sarkozi ha negato l’estradizione di Marina Petrella dalla Francia, la cui situazione penale supera di gran lunga la mia (al di là dei curriculum, alla Petrella, seriamente ammalata, la Francia ha concesso l’asilo per ragioni umanitarie e non il rifugio politico, ndr)? Perché questa ostinazione feroce contro di me mentre non si protesta per l’estradizione negata di altri quattro italiani condannati anche loro per omicidio (il riferimento è ad Achille Lollo, Pietro Mancini, Luciano Pessina e Pasquale Valitutti, i quattro ex terroristi di cui l’Italia aveva chiesto in passato l’estradizione al Brasile senza successo ma ai quali, a differenza di Battisti, non è stato concesso il rifugio politico da Brasilia, ndr)? Forse perché la mia attività di scrittore e giornalista può essere un pericolo per la manipolazione storica di quell’italia governata dalla mafia. Non so. Ciò che è certo è che, nonostante tutti gli sforzi, io non riesco ad agire di fronte a questi attacchi virulenti contro la mia persona. Non posso identificarmi nell’immagine di me che loro mi restituiscono ed associare questo riflesso censurabile alla mia identità sociale! Possono andare avanti a dire che io sono un “terrorista”, un “assassino”, ecc, in ogni caso io non riesco a pensare a me come qualcuno capace neanche della centesima parte di tutto ciò che mi attribuiscono. È curioso osservare la reazione delle persone che per qualche ragione sono arrivate ad avere un contatto con me: agenti penitenziari, altri detenuti, visite e persino i miei avvocati. Già nei primi minuti di dialogo leggo nelle loro espressioni un “non so che” di delusione ed è come se stessero pensando: “allora è questo qui il pericoloso terrorista?!”. È proprio questo che le persone dicono quando mi trovo in situazioni simili, di fronte a quelli che non sono riusciti ad evitare il bombardamento mediatico, soprattutto della “stampa spazzatura”, che fa di tutto per cercare di influire negativamente sulle decisioni giudiziarie. Rimango perplesso, sorpreso e a disagio per tutto ciò che sto causando e, senza dubbio, devo sembrare un po’ stupido, con l’aria distratta e persino incredulo nel vedere che il soggetto in questione di cui si scrive sono io. Questo perché io non ho mai voluto, quando si trattava di rispondere alle accuse, agire per la mia propria difesa. Resto ancora dell’idea che ristabilendo la verità storica, i fatti, non faccio altra cosa se non compiere un dovere civico. Mi piacerebbe gridare la verità al popolo italiano e Brasiliano ma come posso fare dal momento che la moltitudine manipolata è pronta a linciarmi ed è stata convinta del nostro (plurale maiestatis?, ndr) disonore? La fiera che si nasconde dietro la massa, dietro un sorriso di circostanza, dietro parole vuote e che aspetta solo la prima opportunità per rivelarsi io la conosco bene. Già prima che mi mettessero nel mirino, soprattutto, io sapevo che prima o poi sarebbe arrivata la mia ora. E io ho lasciato parlare. Ho permesso che mi trattassero da assassino, ladro, stupratore e molte altre cose. Ho permesso che si facesse tutto ciò ma non per negligenza o senso di superiorità, o perché mi credessi invulnerabile a tali insulti o perché mi piaceva che parlassero di me, bene o male che fosse. No, se io non ho protestato vigorosamente contro tali oscenità è solo perché, in qualche modo, io continuo ad essere un ottimista. Inutile avere la coscienza che quando la moltitudine si riunisce, lo fa sempre contro qualcuno, lo stesso che li ha messi d’accordo sin dall’inizio. Questo qualcuno è la repulsione di una molecola di questa moltitudine che, generalmente, un tempo lo aveva idolatrato. Anche se nei miei pensieri io mi ribello, a ragione, contro i bassi istinti della moltitudine manipolata, non ho ancora perso la speranza che una piccola luce possa accendersi all’improvviso nel mezzo di questa gente per riportarla indietro nel mondo degli esseri pensanti e degli spiriti liberi. Il mio atteggiamento può sembrare suicida o almeno contradditorio ma questa è una parte integrante dell’idea che ho dei motivi che mi hanno lanciato nell’avventura di scrivere. Perché è ben vero che prima di esser trasformato in mostro io ero uno scrittore. Comunque le autorità italiane di oggi mi perseguitano. Come spiegare ciò, come spiegare quest’Italia, la stessa che un tempo mi ha trasmesso l’amore delle parole scritte, questo sogno di libertà e di giustizia sociale, che ha fatto di me un uomo e adesso un appestato? Come spiegare quest’Italia che ha dimenticato la sua recente povertà, i suoi immigrati trattati come dei cani che morivano nelle miniere Belghe, Tedesche e Francesi. Che ha dimenticato i suoi fascismi, mai sotterrati, i suoi tentativi di colpi di Stato, la mafia al potere, la strategia della tensione, Gladio, le bombe dei servizi segreti nelle pubbliche piazze, le torture ai militanti comunisti, quegli stessi militanti che nonostante gli errori hanno sacrificato le loro vite per contribuire a fare dell’Italia un paese all’altezza dell’Europa e che oggi, 35 anni dopo, sono trattati come terroristi e alcuni di loro marciscono ancora nelle “prigioni speciali”. Sarebbe questa l’Italia, il cui capo del Governo è stato un importante membro della celebre LOGGIA P2, e che oggi decreta leggi razziste. È questa l’Italia che si rifiuta di lavare i suoi panni sporchi in pubblico? Ad ogni modo la storia non si giudica nei tribunali, i nostri giudici possono solo essere quelli che ancora verranno, lottando per una società giusta. Solo loro ci giudicheranno in modo imparziale. La verità fa male, ma illumina. La nostra storia recente ci ha mostrato l’errore e l’inganno dell’inquisizione facendo sì che cicatrici mai dimenticate fossero rimarginate e così riconoscessero gli eccessi commessi davanti alla verità imposta ai singoli. Non serve a nulla ramazzare la sporcizia sotto il tappeto perché prima o poi la sporcizia riapparirà. Riconosco di aver fatto parte di una pagina di storia scritta con sangue, sudore e lacrime, e spero che oggi i miei avversari riconoscano che mai i boia sono rimasti senza la loro paga, la storia si è sempre dimostrata implacabile con chi ha tentato nascondere i suoi errori. Viviamo in un’epoca democratica, barriere e muri sono stati abbattuti, concetti sono stati rivisti, non è forse arrivata l’ora che l’Italia mostri il suo lato cristiano? Perché il perdono è un atto di nobiltà e se sono considerato un nemico dell’Italia, persino i nemici sanciscono tregue e si perdonano. La storia ha fatto la sua parte e ha concesso all’Italia un’era di sviluppo e prosperità, si spera che a chi ha fatto dell’Italia l’Italia di tutti sia riconosciuta la sua importanza e il ruolo fondamentale che ha avuto nel ristabilimento dello Stato democratico di diritto. Anche se non compresi sono stati essenziali. Italia, Italia che uccidi il sogno dei tuoi figli e chiudi gli occhi di fronte a quelli che ti hanno difesa, non è mai tardi per un gesto di nobiltà sull’esempio del Vaticano che ha riconosciuto le sue attività durante l’inquisizione. La caccia alle streghe è finita, “si faccia giustizia non dopo la fine del mondo ma, con giustizia, proprio perché non finisca!” La società soffre molto di più con la prigione di un innocente che con l’assoluzione di un colpevole.

CESARE BATTISTI

Il VIDEO servizio:

Guarda il TESTO originale e integrale. LEGGI ANCHE: Battisti: “Il Pm Spataro ha sconfitto il terrorismo con la tortura” - Il fratello di Battisti: “Chiedo a Napolitano la grazia per Cesare” - La vera storia di Cesare: perseguitato sì, ma dai reati

Cesare Battisti: “I servizi francesi mi consigliarono di fuggire”

battisti
Cesare Battisti, l’ex terrorista scrittore a cui il ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro ha concesso lo status di rifugiato politico scatenando una crisi senza precedenti tra Italia e Brasile ha concesso al settimanale brasiliano Istoé un’intervista esclusiva. Riportiamo qui stralci dell’ampia intervista tra Battisti e Istoé che inizia con la domanda se Battisti tema che il Brasile torni sui suoi passi tramite il Supremo Tribunale Federale che si pronuncerà nei prossimi giorni sul suo caso. “No”, risponde Battisti, “la decisione di Genro è ben fondata, ha analizzato tutti i documenti e non è stata una lettura superficiale”. Poi Istoé chiede a Battisti di Pietro Mutti, un suo vecchio compagno dei PAC intervistato sul numero scorso da Panorama nel reportage di Amadori e delle accuse che lui ha confermato a questo giornale. “Io non ho ucciso nessuno, né il gioiellere né il poliziotto. È fuori dal mondo. All’epoca di questi omicidi non ero più membro dei Pac”, si difende Battisti. Istoé poi chiede se ha spiegato queste cose ad Alberto Torregiani, che oggi a causa è costretto su una sedia a rotelle, figlio Del gioiellere ucciso dai Pac e che molto si sta battendo per la sua estradizione. Battisti risponde: “è lamentevole ciò che sta facendo Torregiani. Lui sa che non c’entro nulla. Ho già scambiato molte lettere com lui. Una corrispondenza di amicizia, sincerità e rispetto. Ma Alberto Torregiani soffre la pressione del governo italiano perché, dopo tanti anni di lotte è riuscito ad ottenere una pensione come vittima del terrorismo. Dal 2004 e il governo italiano sta facendo su di lui pressioni perché potrebbe togliergliela”. Poi Istoé torna su Mutti, sottolineando la stranezza della sua intervista a Panorama dopo anni di silenzio e Battisti risponde “Mutti ha ripetuto parola per parola ciò che disse ad Armando Spataro nel 1981 e, come tanti altri “pentiti” aveva parlato sotto tortura”. Alla domanda del settimanale brasiliano che però l’Italia non era una dittatura bensì una democrazia Battisti risponde che “sì c’era una democrazia ma con la mafia al potere. Avevamo un primo ministro che restò per decenni al potere e che è stato condannato per essere mafioso. Sto parlando di Giulio Andreotti. C’erano anche i fascisti che non sono mai stati allontanati dal potere e che oggi, sfortunatamente, sono ritornati”. Su Maria Cecilia B. (Istoé inserisce nella risposta dell’ex terrorista scrittore il cognome depennato da Panorama nel reportage di Amadori) Battisti sostiene che “non è mai stata la mia fidanzata, è stata una collaboratrice di giustizia. Era ciò che in gergo si definiva una collaboratrice secondaria e che confermava dettagli per sostenere l’accusa”. Perché ha tardato 16 anni per dire che non ha ucciso nessuno? chiede ancora Istoé. “Perché gli altri che hanno confessato avevano detto che avevano ucciso davvero. Se io mi fossi difeso mi sarei differenziato aprendo una breccia nella Dottrina Mitterand, che imponeva la stessa difesa per tutti… Ho obbedito a questa regola di condotta e in nessuna fase di questo processo ho rivendicato la mia innocenza. Ho fatto un documentario sugli anni di piombo e questa è la causa della vendetta dei poderosi politici italiani”.
Battisti rivela anche che furono i servizi segreti francesi a consigliargli di fuggire in Brasile e a fornirgli il passaporto falso intestato a un “signor Ferrari” con il quale raggiunse prima la Spagna e poi Rio de Janeiro. “Erano persone dei servizi segreti, l’idea della mia partenza per il Brasile è stata di un loro agente”, afferma. “Nell’ufficio dei miei avvocati, questa persona mi disse che l’Italia stava facendo pressioni per quello che avevo scritto nei miei libri”. Così, secondo l’ex terrorista, “una settimana dopo hanno mandato un individuo a consegnarmi un passaporto italiano con la mia foto e i miei dati”. Battisti racconta inoltre il suo viaggio verso il Brasile: “Sono andato in macchina fino in Spagna e poi in Portogallo, e da Lisbona sono andato sull’isola di Madera, quindi in nave alle Canarie dove ho preso un aereo per Capo Verde e da lì per Fortaleza. “Io non sono mai stato militante in nessuna organizzazione militare”, ribadisce Battisti, “né nel Fronte Ampio (organizzazione insurrezionale brasiliana sorta ai tempi del regime militare; ndr) né nei Pac, da cui uscii nel maggio 1978, dopo la morte di Aldo Moro”.


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