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(LaPresse)

“Sembra che nelle ultime settimane Cupido stia lanciando così tante frecce su Montecitorio al punto da trasformare il Parlamento in un’isola dell’amore”. Tutti d’accordo. Tanti sorrisi e pacche sulle spalle. Strizzatine d’occhio bipartisan tra gli scranni. Massima collaborazione di tutti i partiti su un ampio pacchetto di riforme. “Non c’è più il Transatlantico di una volta” – commenta un deputato finiano di lungo corso, riferendosi alle “nostalgico-folkloristiche sedute in cui l’aria era incandescente e ci si scannava su tutto con gli avversari”. “Quest’inciucio non mi convince, c’è puzza di fregatura”. Ma se negli spazi affollati trionfa il “volemose bene”, per dirla alla Casini, dietro le colonne del Transatlantico, in ascensore o affondati sui divanetti bordeaux delle gallerie adiacenti la zona Aula, alcuni politici di spicco invocano Marte e preferiscono pensare alla battaglia. Continua

L'aula di Montecitorio (Credits: La Presse)
di Paolo Guzzanti
È già nell’aria, lo sento e non sono il solo: il Parlamento è una sentina di avanzi di galera, i singoli parlamentari dei parassiti da schiacciare, i partiti sono associazioni per delinquere e se poi a palazzo Chigi al posto di un governo eletto si insedia un consiglio d’amministrazione di tecnici che sanno loro cosa fare e in che lingua, la domanda che ne segue è una sola: a che diavolo serve e perché dovemmo tenere in piedi la democrazia? Dico “la democrazia” e non “la politica”, perché la politica è soltanto il braccio operativo della rottamiamo questa ipocrisia delle elezioni, del Parlamento, dei parlamentari e di tutta la baracca teatrale con lo scenario di destra e quello di sinistra e smontiamo tutto. Continua

Al secondo giorno di consultazioni sulla legge elettorale la situazione, come previsto nei giorni scorsi, si ingarbuglia. E non poco. Continua

Il decreto salva-carceri non sembra affatto risolutivo

Il decreto svuota-carceri, sul quale il governo Monti ha deciso di porre la fiducia nella votazione che si svolgerà domani alle ore 12 alla Camera, prevede di fare uscire dalle sovraffollate prigioni italiane circa 3.800 detenuti sugli attuali 68.144. Il provvedimento firmato dal ministro della Giustizia, Paola Severino, stabilisce che quanti hanno ancora 18 mesi di pena da scontare dietro le sbarre possano farlo anche a casa, agli arresti domiciliari. Ovviamente, non tutti i reati sono compresi. L’obiettivo del decreto è arginare almeno in parte il disperante sovraffollamento delle 206 prigioni italiane. Continua

Filippo Penati durante la campagna elettorale (Credits: Stefano Meluni/ LaPresse)
Quasi 332 mila euro, destinati ad attività culturali, sono finiti invece su due conti correnti riconducibili a Filippo Penati, l’ex presidente della Provincia di Milano che dallo scorso maggio è indagato dalla Procura di Monza per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Nel numero in edicola da domani, giovedì 8 febbraio, il settimanale Panorama ricostruisce il meccanismo di finanziamento elettorale dell’ex braccio destro del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Tra il gennaio del 2009 e l’aprile 2011 sul conto corrente di Faremetropoli, associazione fondata da Penati, una serie di aziende e privati accreditano 22 bonifici, per un totale di quasi 368 mila euro: sono soldi che dovrebbero essere destinati per legge a promuovere le attività politico-culturali dell’associazione. Invece circa 332 mila euro raccolti vengono usati per foraggiare la macchina elettorale di Penati. Quasi 175 mila euro finiscono sul conto della tesoriera di Penati, nonché storica responsabile della raccolta di fondi per il Pd a Milano. Altri 35 mila euro vanno sul conto della lista «Penati presidente». Poco più di 90 mila euro vengono destinati infine alla proprietaria dei locali in cui aveva sede la segreteria personale di Penati. I pagamenti a Faremetropoli sono eseguiti da aziende, banche locali, cooperative, supermercati, e persino dallo stesso comitato di Penati. Panorama scrive che in molti casi la tempistica dei bonifici fa pensare a inspiegabili partite di giro.

L'ex presidente del Senato, Carlo Scognamiglio (credits: ROBERTO MONALDO/LAPRESSE)
Tra le diverse polemiche sui costi ed i privilegi della Casta Panorama è andata ad indagare anche sui benefit a disposizione degli ex Presidenti del Senato.
Franco Marini ammette di avere diritto a due stanze e ad una somma di denaro per 3 collaboratori a tempo pieno ed altrettanti part time.
Nicola Mancino invece preferisce non rispondere.
Marcello Pera invece è irraggiungibile anche alla sua segretaria per per “problemi legati alla neve”.
Eccovi invece l’audio di due telefonate. La prima con l’ex Presidente del Senato Carlo Scognamiglio, oggi professore alla Luiss di Roma. Al centro della chiamata del nostro cronista, Giacomo Amadori, la presenza tra i suo collaboratori e la mansione di un cittadino extracomunitario, che, secondo Scognamiglio) si occuperebbe di un lavoro di segreteria presso lo studio del Professore a Milano.
Una versione che viene però smentita dalla seconda parte della telefonata.
Il nostro cronista infatti chiama proprio lo studio di Scognamiglio a Milano e la segretaria chiaramente afferma che “non c’è nessun segretario messicano”.
La domanda quindi resta: cosa fa e dove lavora questo messicano “misterioso”?

Il Sottosegretario al Lavoro, Michel Martone (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)
Nel numero in edicola da domani, giovedì 8 febbraio, il settimanale Panorama ricostruisce nei dettagli come si è svolto il concorso per professore ordinario bandito dall’Università di Siena e vinto oltre otto anni fa dal viceministro al Lavoro, Michel Martone.
Il concorso era iniziato l’11 gennaio 2002 e si era concluso il 9 luglio 2003: era durato pertanto più di un anno e mezzo, tanto da richiedere una proroga. Sono state proprio queste lungaggini a permettere ad altri sei docenti, i concorrenti di Martone per il posto a Siena, di diventare ordinario in altre sedi. E di ritirare così la loro candidatura a Siena, lasciando campo libero a Martone. Continua

I Ministri Cancellieri e Fornero alla Camera (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)
di Romana Liuzzo e Cecilia Moretti
L’esecutivo della sobrietà predica bene e razzola male. Altro che «il lavoro a vita è un’illusione», come sentenziava, giorni fa, il ministro del lavoro, Elsa Fornero, la cui figlia, Silvia Deaglio, (il papà è l’economista Mario Deaglio), a soli 37 anni è già professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino oltre ad esser anche responsabile della ricerca presso la HuGeF, una fondazione che si occupa di genetica.
Mentre i figli della gente comune si sentono dire dal Presidente del Consiglio, Mario Monti, che «il posto fisso è una noia», i loro, quelli di ministri e sottosegretari, hanno carriere ben avviate, tredicesime e ferie. Niente da ridire sui curriculum (tutti degni di nota), ma almeno facessero tacere mamma e papà dagli alti scranni di Montecitorio… Continua